Ciao, Visitatore!
 
 

🔍
RECENSIONE

Recensione

Al222
Al222 (25419 pt) 03-Nov-2025 10:29

Oleina di palma

Descrizione

  • Frazione liquida dell’olio di palma ottenuta per frazionamento (cristallizzazione e filtrazione) dell’olio grezzo/raffinato: a temperatura ambiente rimane fluida grazie a maggiore quota di grassi insaturi.

  • Versioni commerciali: oleina standard, super olein (più fluida a clima freddo), soft olein; disponibili come RBD (raffinata–decolorata–deodorizzata) per uso alimentare.

  • Profilo sensoriale: colore giallo–oro pallido, odore e gusto neutri/leggermente fruttati (gradi RBD); ottima stabilità in frittura.

Valore calorico (per 100 g di prodotto)

  • ~884 kcal/100 g; grassi ~100 g.

  • Per 1 cucchiaio (~10–15 ml): ~90–120 kcal.

Principali sostanze contenute

  • Trigliceridi con acidi grassi tipici: oleico (n-9) ~43–48% (MUFA), palmitico ~37–41% (SFA), linoleico (n-6) ~9–13% (PUFA), stearico ~4–5%; altri in tracce (es. miristico).

  • Componenti minori: tocoferoli/tocotrienoli (vitamina E), fitosteroli; nelle frazioni RBD i carotenoidi del grezzo risultano fortemente ridotti.

  • TFA (acidi grassi trans) trascurabili in oli non idrogenati.

Processo di produzione

  • Estrazione dell’olio di palma da mesocarpo dei frutti di Elaeis guineensis, chiarifica e raffinazione (degommaggio, neutralizzazione, decolorazione, deodorizzazione).

  • Frazionamento controllato: raffreddamento → cristallizzazione della stearina; filtrazione che separa oleina (liquida) da stearina (solida).

  • Polishing/filtrazioni finali e controlli qualità; eventuale miscelazione per centrare specifiche tecniche (es. cloud point).

Proprietà sensoriali e tecnologiche

  • Punto di fumo (RBD): ~225–235 °C → adatta a fritture prolungate e ripetute.

  • Stabilità ossidativa elevata (ottimo equilibrio MUFA/SFA, pochi PUFA; presenza di vitamina E).

  • Punto d’intorbidamento (cloud point): 10–15 °C (tipico); super olein ~5–8 °C → meno tendenza a velare a freddo.

  • Scarsa schiumosità se ben raffinata; buona resistenza a polimerizzazione e imbrunimento con corretta gestione di friggitrici.

Impieghi alimentari

  • Frittura profonda e saltata (HORECA e domestica), snack estrusi/fritti, tempura, chips.

  • Margarine morbide, maionesi/condimenti, salse; co-formulante in pasticceria e creme spalmabili.

  • Stabile in climi caldi e linee di ristorazione con alti carichi di lavoro.

Nutrizione e salute

  • Interamente grassi: l’impatto nutrizionale dipende da porzioni e dieta complessiva.

  • La quota insatura (MUFA/PUFA) può essere neutrale/favorevole su alcuni parametri lipidici; la quota SFA richiede moderazione nella dieta totale.

  • Sodio assente; tracce di vitamina E contribuiscono alla stabilità dell’olio.

Profilo dei grassi

  • MUFA (grassi monoinsaturi, es. oleico n-9): spesso neutri/favorevoli per il profilo lipidico e la stabilità termica.

  • PUFA (grassi polinsaturi, es. linoleico n-6): benefici se bilanciati con n-3 ma più suscettibili all’ossidazione.

  • SFA (grassi saturi, es. palmitico/stearico): utili alla stabilità di processo, da moderare nella dieta complessiva.

  • TFA: minimi/assenti nelle versioni non idrogenate. Nessun MCT rilevante.

Qualità e specifiche (temi tipici)

  • Acidità libera (FFA)0,10–0,25% (come ac. palmitico), valore di perossidi2 meq O₂/kg, p-anisidina/TOTOX bassi.

  • Umidità/impurezze0,1%; indice di iodio (IV) ~56–60; slip melting point ~19–24 °C.

  • Colore (Lovibond) basso per RBD; metalli e contaminanti (es. 3-MCPD/GE) entro limiti di legge.

  • Stabilità in frittura: monitor TPC (composti polari totali) e acidità secondo normativa vigente.

Conservazione e shelf-life

  • Conservare al buio, ben chiuso, al fresco (15–20 °C); evitare aria, luce e calore.

  • Shelf-life tipica 12–24 mesi (secondo qualità, antiossidanti e pack).

  • A basse T può intorbidirsi/cristallizzare: fenomeno reversibile con lieve riscaldamento.

Allergeni e sicurezza

  • Non è un allergene maggiore; naturalmente senza glutine.

  • In frittura evitare sovraccarichi di umidità e residui (schiume, scarti); rispettare temperature e tempi per limitare degradazione.

  • Conformità a GMP/HACCP; controlli su contaminanti di processo (es. 3-MCPD esteri e glicidil esteri) e migrazione da impianti.

Funzioni INCI in cosmesi

  • Denominazioni: Elaeis Guineensis (Palm) Oil; per frazione liquida talvolta Palm Olein.

  • Ruoli: emolliente, solvente per attivi lipofili, contributo a texture (stick/unguenti); base per saponificazione (saponi duri con buona schiuma).

Troubleshooting

  • Olio che vela/solidifica a freddo: usare super olein o temperare dolcemente.

  • Schiume in frittura: eccesso di acqua/impanature, detergenti residui o olio degradato → filtrare, gestire turnover, asciugare le materie prime.

  • Imbrunimento/odore rancido: ossidazione/polimeri → abbassare T, rinnovare olio, filtrare particelle, proteggere da aria/luce.

  • Frittura non croccante: carico elevato o T troppo bassa → ridurre batch, ripristinare set-point.

Sostenibilità e filiera

  • La coltivazione di palma comporta temi di deforestazione, biodiversità e GHG: preferire RSPO/deforestation-free, tracciabilità fino al mulino/piantagione, inclusione dei smallholders.

  • POME (effluenti) da gestire verso target BOD/COD; valorizzazione biogas e residui (EFB, gusci).

  • Efficienza energetica in raffinazione/frazionamento, recupero calore, pack riciclabili; audit periodici GMP/HACCP.

Etichettatura

  • In lista ingredienti: “olio di palma (oleina)” o “oleina di palma” (secondo prassi/Paese); per fritture in ristorazione indicare l’olio impiegato quando richiesto.

Conclusione

L’oleina di palma combina elevata stabilità termica, neutralità sensoriale e buona resa tecnologica, risultando un olio da frittura e da processo affidabile. Una selezione responsabile (certificazioni e specifiche), una gestione corretta delle condizioni di impiego e una conservazione adeguata assicurano sicurezza, qualità e coerenza sensoriale.

Mini-glossario

  • MUFAgrassi monoinsaturi (es. oleico n-9): spesso neutri/favorevoli sul profilo lipidico; buone doti di stabilità.

  • PUFAgrassi polinsaturi (es. linoleico n-6): potenzialmente benefici; più suscettibili all’ossidazione.

  • SFAgrassi saturi (es. palmitico/stearico): utili alla stabilità di processo; da moderare nella dieta complessiva.

  • TFAacidi grassi trans: minimi negli oli non idrogenati; da limitare quando presenti.

  • MCTtrigliceridi a media catena: non significativi nell’oleina di palma.

  • RBDraffinata, decolorata, deodorizzata: grado di purificazione per uso alimentare.

  • TPCcomposti polari totali: indice di degradazione dell’olio da frittura (limiti di legge).

  • IVindice di iodio: misura il grado d’insaturazione dell’olio.

  • GMP/HACCPgood manufacturing practice / hazard analysis and critical control points: sistemi igienico-preventivi con CCP convalidati.

  • BOD/CODdomanda biochimica/chimica di ossigeno: indicatori dell’impatto dei reflui.

  • RSPOroundtable on sustainable palm oil: schema volontario di certificazione per la sostenibilità della filiera.

Studi

Tuttavia, da studi recenti, pare stabilita una connessione tra questo olio e alcuni disturbi cardiovascolari (1) soprattutto quando questo olio viene riscaldato (2).


Fin dal suo esordio in campo alimentare, questo olio è stato dapprima contestato per la deforestazione che produce in quanto contadini e le aziende che lo producono tendono a sradicare boschi e foreste per estrarlo, stante la grande richiesta. In seguito però, già dal 1991, si è posta attenzione al problema salute con studi che ne hanno rilevato una difficile interpretazione univoca dell'evidenza di questo olio rispetto a malattie coronariche e tumori (3).

Studi del 2004 ponevano l'attenzione al rischio che tale olio potesse creare, se ossidato e cioè non fresco, con la creazione di un profilo lipidico negativo, tossicità a rene, polmone, fegato e cuore, mentre l'olio di palma rosso, in virtù del suo contenuto di beta carotene poteva proteggere da carenza di vitamina A e da alcune forme di cancro (4).

Nell'olio di palma vi è una forte componente di acidi grassi saturi, in particolare l'acido palmitico e questi studi del 2014 lo confermano (5).

Un altro studio del 2015 ribadisce l'alto contenuto di grassi saturi  e fornisce risultanti non incoraggianti sull'aumento del colesterolo dannoso LDL (6).

A livello di confronto, tra l'olio di palma e l'olio di girasole, si conferma che l'olio di palma come olio vegetale altamente saturo, può indurre disfunzioni del metabolismo dei lipidi del fegato prima di toccare i livelli sierici dei lipidi. L'olio di girasole, invece, un olio vegetale altamente insaturo, ha dimostrato di essere ben metabolizzato nel fegato (7).

Tutti questi studi concordano nell'attribuire all'olio di palma un alto contenuto di grassi saturi e, in una lunga e articolata disamina delle proprietà biologiche e nutrizionali di questo olio, svolta da un gruppo di ricercatori dell' Università di Napoli, risultati controversi sotto il profilo salutare (8).

Uno studio mirato a rilevare le mutazioni prodotte nell'olio di palma, usato come olio di frittura per patatine, ha rilevato che, a temperature di 150, 165 e 180° vengono prodotte alterazioni termo-ossidative, cambiamenti nella composizione degli acidi grassi e alterazione del colore. In sintesi, più aumenta la temperatura, più aumenta l'ossidazione dell'olio di palma (9).

Altro problema legato all'olio di palma è costituito dalla crescente deforestazione messa in atto per piantare enormi quantità di palme.

Esiste in commercio anche un olio "rosso" di palma con caratteristiche fisiche e gusto leggermente migliori.

Olio di palma studi 2018-2019

Olio di palma studi 2015-2016

Olio di palma studi 2004-2014

Bibliografia_______________________________________________________________________

(1) Chen BK, Seligman B, Farquhar Multi-Country analysis of palm oil consumption and cardiovascular disease mortality for countries at different stages of economic development: 1980-1997. Global Health. 2011 Dec 16;7(1):45. doi: 10.1186/1744-8603-7-45.

Abstract Background: Cardiovascular diseases represent an increasing share of the global disease burden. There is concern that increased consumption of palm oil could exacerbate mortality from ischemic heart disease (IHD) and stroke, particularly in developing countries where it represents a major nutritional source of saturated fat....Conclusions: Increased palm oil consumption is related to higher IHD mortality rates in developing countries. Palm oil consumption represents a saturated fat source relevant for policies aimed at reducing cardiovascular disease burdens.

(2) Xian TK, Omar NA, Ying LW, Hamzah A, Raj S, Jaarin K, Othman F, Hussan F.  Reheated palm oil consumption and risk of atherosclerosis: evidence at ultrastructural level.  Evid Based Complement Alternat Med. 2012;2012:828170. doi: 10.1155/2012/828170.

Abstract. Background. Palm oil is commonly consumed in Asia. Repeatedly heating the oil is very common during food processing. Aim. This study is aimed to report on the risk of atherosclerosis due to the reheated oil consumption. Material and Methods. Twenty four male Sprague Dawley rats were divided into control, fresh-oil, 5 times heated-oil and 10 times heated-oil feeding groups. Heated palm oil was prepared by frying sweet potato at 180°C for 10 minutes. The ground standard rat chows were fortified with the heated oils and fed it to the rats for six months. Results. Tunica intima thickness in aorta was significantly increased in 10 times heated-oil feeding group (P < 0.05), revealing a huge atherosclerotic plaque with central necrosis projecting into the vessel lumen. Repeatedly heated oil feeding groups also revealed atherosclerotic changes including mononuclear cells infiltration, thickened subendothelial layer, disrupted internal elastic lamina and smooth muscle cells fragmentation in tunica media of the aorta. Conclusion. The usage of repeated heated oil is the predisposing factor of atherosclerosis leading to cardiovascular diseases. It is advisable to avoid the consumption of repeatedly heated palm oil.

(3)  Cottrell RC. Introduction: nutritional aspects of palm oil.  Am J Clin Nutr. 1991 Apr;53(4 Suppl):989S-1009S. Review.

Abstract. The production, composition, and food uses of palm oil are outlined in this introduction to a detailed appraisal of the nutritional and health implications of the use of palm oil in the food supply. The putative role of dietary fats and oils in general, and of palm oil in particular, in the etiology of coronary heart disease and cancer is critically assessed. It is concluded that the evidence available is difficult to interpret unambiguously. Some evidence to suggest that the minor components of palm oil might have useful biological effects is also discussed.

(4)  Edem DO. Palm oil: biochemical, physiological, nutritional, hematological, and toxicological aspects: a review.  Plant Foods Hum Nutr. 2002 Fall;57(3-4):319-41. Review.

Abstract. The link between dietary fats and cardiovascular diseases has necessitated a growing research interest in palm oil, the second largest consumed vegetable oil in the world. Palm oil, obtained from a tropical plant, Elaeis guineensis contains 50% saturated fatty acids, yet it does not promote atherosclerosis and arterial thrombosis. The saturated fatty acid to unsaturated fatty acid ratio of palm oil is close to unity and it contains a high amount of the antioxidants, beta-carotene, and vitamin E. Although palm oil-based diets induce a higher blood cholesterol level than do corn, soybean, safflower seed, and sunflower oils, the consumption of palm oil causes the endogenous cholesterol level to drop. This phenomenon seems to arise from the presence of the tocotrienols and the peculiar isomeric position of its fatty acids. The benefits of palm oil to health include reduction in risk of arterial thrombosis and atherosclerosis, inhibition of endogenous cholesterol biosynthesis, platelet aggregation, and reduction in blood pressure. Palm oil has been used in the fresh state and/or at various levels of oxidation. Oxidation is a result of processing the oil for various culinary purposes. However, a considerable amount of the commonly used palm oil is in the oxidized state, which poses potential dangers to the biochemical and physiological functions of the body. Unlike fresh palm oil, oxidized palm oil induces an adverse lipid profile, reproductive toxicity and toxicity of the kidney, lung, liver, and heart. This may be as a result of the generation of toxicants brought on by oxidation. In contrast to oxidized palm oil, red or refined palm oil at moderate levels in the diet of experimental animals promotes efficient utilization of nutrients, favorable body weight gains, induction of hepatic drug metabolizing enzymes, adequate hemoglobinization of red cells and improvement of immune function. Howerer, high palm oil levels in the diet induce toxicity to the liver as shown by loss of cellular radial architecture and cell size reductions which are corroborated by alanine transaminase to asparate transaminase ratios which are higher than unity. The consumtion of moderate amounts of palm oil and reduction in the level of oxidation may reduce the health risk believed to be associated with the consumption of palm oil. Red palm oil, by virtue of its beta-carotene content, may protect against vitamin A deficiency and certain forms of cancer.

(5) Fattore E, Bosetti C, Brighenti F, Agostoni C, Fattore G. Palm oil and blood lipid-related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials. Am J Clin Nutr. 2014 Jun;99(6):1331-50. doi: 10.3945/ajcn.113.081190.

(6)  Sun Y, Neelakantan N, Wu Y, Lote-Oke R, Pan A, van Dam RM.  Palm Oil Consumption Increases LDL Cholesterol Compared with Vegetable Oils Low in Saturated Fat in a Meta-Analysis of Clinical Trials. J Nutr. 2015 Jul;145(7):1549-58. doi: 10.3945/jn.115.210575. Epub 2015 May 20. 

(7) Go RE, Hwang KA, Kim YS, Kim SH, Nam KH, Choi KC. Effects of palm and sunflower oils on serum cholesterol and fatty liver in rats. 
J Med Food. 2015 Mar;18(3):363-9. doi: 10.1089/jmf.2014.3163. 

Abstract. Palm oil is a common cooking ingredient used in the commercial food industry as the second largest consumed vegetable oil in the world. Because of its lower cost and highly saturated nature, it usually maintains a solid form at room temperature and is used as a cheap substitute for butter. However, there has been a growing health concern about palm oil because of the link between dietary fats and coronary heart disease. Palm oil contains ∼49% saturated fat, a relatively high concentration compared with other vegetable oils. Consequently, high intakes of saturated fat from palm oil induce a larger increase in plasma concentrations of total cholesterol and low-density lipoproteins. In the present study, we examined the hyperlipidemia of palm oil and the risk of cardiovascular disease (CVD) using a rat model in comparison with sunflower oil with a relatively low level of saturated fat. On in vivo examination using Sprague-Dawley (SD) rats for 22 days, there were no significant differences in serum lipid levels, suggesting that palm oil may not cause hyperlipidemia and elevate CVD risk. However, liver samples obtained from SD rats fed with palm oil showed a lot of large lipid inclusions stained with the Oil Red O working solution, but not much lipid accumulation was observed in rats treated with sunflower oil. In addition, lipid accumulation in the mixed oil group fed the combination of palm and sunflower (1:1) oil was shown to be at an intermediary level between the palm oil group and sunflower oil group. Taken together, these results indicate that palm oil, a highly saturated form of vegetable oil, may induce dysfunction of the liver lipid metabolism before affecting serum lipid levels. On the other hand, sunflower oil, a highly unsaturated vegetable oil, was shown to be well metabolized in liver.

(8) Biological and Nutritional Properties of Palm Oil and Palmitic Acid: Effects on Health http://www.mdpi.com/1420-3049/20/9/17339

(9) Aniołowska M, Kita A. The effect of frying on glycidyl esters content in palm oil.  Food Chem. 2016 Jul 15;203:95-103. doi: 10.1016/j.foodchem.2016.02.028. Epub 2016 Feb 3.