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admin (19677 pt) 07-Dec-2025 15:33

Ricino, Ricinus communis (Euphorbiaceae)

Ricinus communis, comunemente noto come ricino o pianta dell’olio di ricino, è una specie erbaceo-arbustiva perenne appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae, e rappresenta l’unica specie del genere Ricinus. Probabilmente originario dell’area compresa tra il bacino mediterraneo orientale, l’Africa orientale e l’India, si è oggi naturalizzato in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo ed è coltivato sia come pianta oleaginosa industriale sia come ornamentale. La notorietà del ricino deriva da un duplice aspetto: da un lato la produzione dell’olio di ricino, di grande importanza tecnica e farmacologica; dall’altro la presenza, nei semi, della ricina, una delle tossine vegetali più studiate e pericolose.

Dal punto di vista morfologico il ricino si presenta come una pianta robusta, a rapido accrescimento, che nei climi caldi può raggiungere 3–5 metri di altezza. Il fusto è spesso, carnoso da giovane e poi più lignificato, talvolta arrossato in alcune varietà ornamentali. Le foglie, grandi e palmato-lobate, con 5–11 lobi appuntiti, conferiscono alla pianta un aspetto molto caratteristico; possono essere verde brillante o di tonalità porpora a seconda del genotipo. L’infiorescenza è una pannocchia eretta con fiori unisessuali sulla stessa pianta: i fiori femminili occupano la porzione apicale della spiga, mentre quelli maschili si trovano più in basso. I frutti sono capsule triloculari, spesso armate di aculei morbidi, che a maturità si aprono liberando tre semi di aspetto lucido e marmorizzato, comunemente chiamati “semi di ricino” o “castor bean”, sebbene non si tratti di una vera “fava” leguminosa.

Ecologicamente Ricinus communis è una specie pioniera e nitrofila, in grado di insediarsi con facilità su terreni disturbati, margini stradali, aree incolte e discariche, specialmente nelle regioni a clima caldo. Questa capacità di colonizzazione, unita a un’elevata produzione di semi e alla tolleranza verso condizioni pedoclimatiche diverse, ha favorito in molte aree la sua naturalizzazione, talvolta con comportamento invasivo. La pianta è inoltre un’importante fonte di nettare e polline per vari insetti, ma il suo polline leggero e abbondante è anche riconosciuto come forte allergene respiratorio, soprattutto in contesti urbani e periurbani.

L’aspetto più delicato legato al ricino riguarda la sua tossicità. I semi crudi contengono, oltre a un’elevata quota di olio (40–60%), la ricina, una proteina citotossica appartenente al gruppo delle ribosome-inactivating proteins, e l’alcaloide ricinina. La ricina è in grado, a dosi adeguate, di inibire irreversibilmente la sintesi proteica nelle cellule e, per ingestione di semi masticati, può provocare un quadro severo di intossicazione acuta. Per gli adulti si considera potenzialmente letale l’ingestione di poche unità di semi, generalmente indicata nell’ordine di 4–8 semi masticati, sebbene i casi documentati di avvelenamento umano siano relativamente rari rispetto alla diffusione della pianta. Il quadro clinico tipico comprende, dopo un periodo di latenza, dolore addominale, vomito, diarrea profusa talvolta ematica, marcata disidratazione, ipotensione e compromissione multiorgano. Tutta la pianta contiene ricina in concentrazioni minori, mentre la linfa lattiginosa e il polline possono provocare dermatiti da contatto e crisi asmatiche in soggetti sensibilizzati.

È fondamentale sottolineare che l’olio di ricino commerciale, ottenuto per spremitura dei semi seguita da adeguata raffinazione e trattamento termico, non contiene ricina attiva, poiché la tossina viene denaturata durante il processo. L’olio è costituito per circa il 90% da trigliceridi dell’acido ricinoleico, un acido grasso idrossilato che conferisce al prodotto proprietà fisico-chimiche peculiari (elevata viscosità, stabilità alle alte temperature, comportamento particolare come lubrificante). In medicina tradizionale e nella pratica farmacologica moderna, l’olio di ricino è stato ampiamente impiegato come lassativo/purgante per via orale, sfruttando l’azione irritativa dell’acido ricinoleico sulla mucosa intestinale e l’attivazione di specifici recettori prostaglandinici coinvolti nella motilità. Storicamente l’olio è stato anche utilizzato come topico emolliente, in preparazioni per la cute e il cuoio capelluto, e come componente di unguenti e linimenti.

Sul piano fitochimico e farmacologico, numerosi studi hanno evidenziato nel ricino la presenza di altri composti bioattivi, tra cui flavonoidi, acidi fenolici, lignanoidi e derivati terpenici, distribuiti in semi, foglie, radici e corteccia. Estratti della pianta hanno mostrato in modelli sperimentali attività antinfiammatorie, antiossidantiantimicrobiche, potenzialmente ipoglicemizzanti e di supporto alla cicatrizzazione delle ferite, sebbene gran parte di queste evidenze derivi da studi preclinici. Parallelamente, la ricina, in contesti altamente controllati, è allo studio come parte di immunotossine sperimentali per applicazioni oncologiche; si tratta tuttavia di ambiti strettamente regolati, che non hanno alcuna ricaduta sull’uso diretto della pianta o dei semi in ambito domestico o erboristico.

L’olio di ricino ha assunto un ruolo di primaria importanza anche nell’industria. Grazie al suo profilo di acidi grassi unico, viene impiegato come lubrificante in condizioni di alta temperatura e pressione, come materia prima per la sintesi di polimeri tecnici, plastificanti, resine, vernici, inchiostri, tensioattivi e in alcune formulazioni di biocarburanti. È inoltre utilizzato come componente di prodotti cosmetici (in particolare rossetti, mascara, emulsioni) e come intermediario per la produzione di molecole di interesse chimico. In tutte queste applicazioni industriali si utilizza olio purificato, privo di ricina, conforme a rigidi standard di sicurezza.

Classificazione botanica (sistema APG IV)

CategoriaDato
Nome comunericino, pianta del ricino, castor bean
Nome botanicoRicinus communis L.
RegnoPlantae
CladeAngiosperme → eudicotiledoni → rosidi
OrdineMalpighiales
FamigliaEuphorbiaceae
GenereRicinus
SpecieRicinus communis L.

Nota fondamentale sull’uso alimentare

I semi di ricino contengono ricina e altre sostanze tossiche e non sono commestibili.
L’unico prodotto di interesse alimentare/farmaceutico è l’olio di ricino raffinato, ottenuto tramite processi che eliminano la ricina (non è presente nell’olio puro). Anche in questo caso l’uso è molto limitato (tradizionalmente come lassativo, oggi per lo più farmaceutico o tecnico, non come alimento di consumo abituale).

Caratteristiche della Pianta:
Ricinus communis è una pianta erbacea alta che può raggiungere fino a 10 metri di altezza. Presenta foglie grandi, palmate e lucide e produce fiori piccoli e poco appariscenti disposti in grappoli spinosi che si trasformano in capsule seminali spinate. I semi, noti come semi di ricino, sono rotondi e maculati e contengono una proteina tossica chiamata ricina.

Composizione Chimica e Struttura:
La pianta e i suoi semi contengono diversi composti importanti:

  • Olio di Ricino: Derivato dai semi, l'olio di ricino è ricco di acido ricinoleico, che ha varie applicazioni industriali e medicinali.
  • Ricina: Una potente tossina presente nei semi, la ricina può essere dannosa se ingerita o inalata.
  • Acidi Grassi: L'olio di ricino contiene acidi grassi, tra cui acido ricinoleico, acido linoleico e acido oleico.
  • Proteine: I semi contengono proteine, inclusa la tossica ricina.
  • Altri Composti: Include componenti minori come esteri e composti fenolici.

Come Coltivarlo:

  • Clima: Preferisce climi caldi, tropicali o subtropicali. Prosperano in zone con molta luce solare e piogge moderate.
  • Suolo: Cresce meglio in suoli ben drenati e fertili. Può tollerare una varietà di tipi di suolo ma preferisce un pH leggermente acido fino a neutro.
  • Luce Solare: Richiede pieno sole per una crescita ottimale.
  • Irrigazione: Necessita di irrigazione regolare ma non deve essere inondato. È relativamente resistente alla siccità una volta stabilito.
  • Potatura: La potatura regolare aiuta a mantenere la forma della pianta e favorisce una crescita più folta.

Usi e Benefici:

  • Uso Culinario: I semi non sono utilizzati per scopi culinari a causa della presenza di ricina, altamente tossica.
  • Uso Medicinale: L'olio di ricino è utilizzato in varie applicazioni medicinali, tra cui come lassativo, per condizioni della pelle e in alcuni rimedi tradizionali. È anche usato in alcune formulazioni farmaceutiche e come lubrificante industriale.
  • Uso Economico: L'olio di ricino è utilizzato in una gamma di prodotti, tra cui cosmetici, farmaceutici e lubrificanti industriali. È anche impiegato nella produzione di plastiche, resine e rivestimenti.

Applicazioni:

  • Medicina: L'olio di ricino è usato come lassativo e nel trattamento di alcune condizioni della pelle. È impiegato anche in alcune formulazioni farmaceutiche.
  • Cosmetici: L'olio di ricino è incluso nei prodotti per la cura della pelle per le sue proprietà idratanti e per migliorare la texture della pelle. È spesso trovato in rossetti, lozioni e prodotti per la cura dei capelli.
  • Industriale: Utilizzato nella produzione di lubrificanti, plastiche e resine per le sue proprietà chimiche uniche.

Considerazioni Ambientali e di Sicurezza:

  • Parassiti e Malattie: La pianta è relativamente resistente a parassiti e malattie, ma può essere affetta da infezioni fungine.
  • Tossicità: I semi contengono ricina, una proteina altamente tossica. È necessaria una manipolazione e precauzioni adeguate per evitare l'esposizione.
  • Potenziale Invasivo: In alcune regioni, il Ricinus communis può diventare invasivo. È importante adottare pratiche di gestione per controllarne la diffusione.

Bibliografia__________________________________________________________________________

Sandford EC, Muntz A, Craig JP. Therapeutic potential of castor oil in managing blepharitis, meibomian gland dysfunction and dry eye. Clin Exp Optom. 2021 Apr;104(3):315-322. doi: 10.1111/cxo.13148. Epub 2021 Mar 10. PMID: 33037703.

Abstract. The multifactorial pathogenesis and interrelationship of blepharitis, meibomian gland dysfunction and dry eye disease poses challenges to any therapeutic approach. Current treatments are mostly palliative, with success limited by perceived inefficacy and poor patient compliance. Castor oil, a natural derivative of the Ricinus communis plant, is widely used as an emollient in cosmetics and personal care products, drug delivery systems and wound dressings. Castor oil is deemed safe and tolerable, with strong anti-microbial, anti-inflammatory, anti-nociceptive, analgesic, antioxidant, wound healing and vaso-constrictive properties. Its main constituent, ricinoleic acid, has a bipolar molecular structure that promotes the formation of esters, amides and polymers. These can supplement deficient physiological tear film lipids, enabling enhanced lipid spreading characteristics and reducing aqueous tear evaporation. Studies reveal that castor oil applied topically to the ocular surface has a prolonged residence time, facilitating increased tear film lipid layer thickness, stability, improved ocular surface staining and symptoms. This review summarises the properties, current uses of, and therapeutic potential of castor oil in managing ocular surface disease. The biochemical, medicinal actions of castor oil are explored from the perspective of ocular surface pathology, and include microbial and demodectic over-colonisation, inflammatory and oxidative processes, as well as clinical signs and symptoms of dryness and discomfort.

McKeon TA, Lin JT, Stafford AE. Biosynthesis of ricinoleate in castor oil. Adv Exp Med Biol. 1999;464:37-47. doi: 10.1007/978-1-4615-4729-7_4.

Abstract. Castor oil is 90% ricinoleate (12-hydroxyoleate) and has numerous industrial uses. Components of castor bean (Ricinus communis L.) pose serious problems to processors. Other researchers have cloned the gene for the oleoyl hydroxylase, but transgenic plants produce only about 20% hydroxy fatty acid. To improve such transgenic substitutes for castor, we are using HPLC analysis of castor bean microsomal suspensions to follow the hydroxylase reaction and the movement of 14C-ricinoleate through phospholipid into triacylglycerol. Most labeled ricinoleate is rapidly removed from the phospholipid fraction as free fatty acid and incorporated into triacylglycerol, with triricinolein predominating. Elucidation of the basis for high incorporation of ricinoleate and exclusion of oleate from triacylglycerols will identify genes that can be used to engineer high ricinoleate production in transgenic plants.

Final report on the safety assessment of Ricinus Communis (Castor) Seed Oil, Hydrogenated Castor Oil, Glyceryl Ricinoleate, Glyceryl Ricinoleate SE, Ricinoleic Acid, Potassium Ricinoleate, Sodium Ricinoleate, Zinc Ricinoleate, Cetyl Ricinoleate, Ethyl Ricinoleate, Glycol Ricinoleate, Isopropyl Ricinoleate, Methyl Ricinoleate, and Octyldodecyl Ricinoleate. Int J Toxicol. 2007;26 Suppl 3:31-77. doi: 10.1080/10915810701663150. PMID: 18080873.

Abstract. The oil derived from the seed of the Ricinus communis plant and its primary constituent, Ricinoleic Acid, along with certain of its salts and esters function primarily as skin-conditioning agents, emulsion stabilizers, and surfactants in cosmetics, although other functions are described. Ricinus Communis (Castor) Seed Oil is the naming convention for castor oil used in cosmetics. It is produced by cold pressing the seeds and subsequent clarification of the oil by heat. Castor oil does not contain ricin because ricin does not partition into the oil. Castor oil and Glyceryl Ricinoleate absorb ultraviolet (UV) light, with a maximum absorbance at 270 nm. Castor oil and Hydrogenated Castor Oil reportedly were used in 769 and 202 cosmetic products, respectively, in 2002; fewer uses were reported for the other ingredients in this group. The highest reported use concentration (81%) for castor oil is associated with lipstick. Castor oil is classified by Food and Drug Administration (FDA) as generally recognized as safe and effective for use as a stimulant laxative. The Joint Food and Agriculture Organization (FAO)/World Health Organization (WHO) Expert Committee on Food Additives established an acceptable daily castor oil intake (for man) of 0 to 0.7 mg/kg body weight. Castor oil is hydrolyzed in the small intestine by pancreatic enzymes, leading to the release of glycerol and Ricinoleic Acid, although 3,6-epoxyoctanedioic acid, 3,6-epoxydecanedioic acid, and 3,6-epoxydodecanedioic acid also appear to be metabolites. Castor oil and Ricinoleic Acid can enhance the transdermal penetration of other chemicals. Although chemically similar to prostaglandin E(1), Ricinoleic Acid did not have the same physiological properties. These ingredients are not acute toxicants, and a National Toxicology Program (NTP) subchronic oral toxicity study using castor oil at concentrations up to 10% in the diet of rats was not toxic. Other subchronic studies of castor oil produced similar findings. Undiluted castor oil produced minimal ocular toxicity in one study, but none in another. Undiluted castor oil was severely irritating to rabbit skin in one study, only slightly irritating in another, mildly irritating to guinea pig and rat skin, but not irritating to miniature swine skin. Ricinoleic Acid was nonirritating in mice and in one rabbit study, but produced well-defined erythema at abraded and intact skin sites in another rabbit study. Zinc Ricinoleate was not a sensitizer in guinea pigs. Neither castor oil nor Sodium Ricinoleate was genotoxic in bacterial or mammalian test systems. Ricinoleic Acid produced no neoplasms or hyperplasia in one mouse study and was not a tumor promoter in another mouse study, but did produce epidermal hyperplasia. Castor oil extract had a strong suppressive effect on S(180) body tumors and ARS ascites cancer in male Kunming mice. No dose-related reproductive toxicity was found in mice fed up to 10% castor oil for 13 weeks. Female rats injected intramuscularly with castor oil on the first day after estrus had suppressed ovarian folliculogenesis and anti-implantation and abortive effects. Castor oil used as a vehicle control in rats receiving subcutaneous injections had no effect on spermatogenesis. A methanol extract of Ricinus communis var. minor seeds (ether-soluble fraction) produced anti-implantation, anticonceptive, and estrogenic activity in rats and mice. Clinically, castor oil has been used to stimulate labor. Castor oil is not a significant skin irritant, sensitizer, or photosensitizer in human clinical tests, but patients with occupational dermatoses may have a positive reaction to castor oil or Ricinoleic Acid. The instillation of a castor oil solution into the eyes of nine patients resulted in mild and transient discomfort and minor epithelial changes. In another study involving 100 patients, the instillation of castor oil produced corneal epithelial cell death and continuity breaks in the epithelium. Because castor oil contains Ricinoleic Acid as the primary fatty acid group, the Cosmetic Ingredient Review (CIR) Expert Panel considered the safety test data on the oil broadly applicable to this entire group of cosmetic ingredients. The available data demonstrate few toxic effects. Although animal studies indicate no significant irritant or sensitization potential, positive reactions to Ricinoleic Acid in selected populations with identified dermatoses did suggest that sensitization reactions may be higher in that population. Overall, however, the clinical experience suggests that sensitization reactions are seen infrequently. In the absence of inhalation toxicity data on these ingredients, the Panel determined that these ingredients can be used safely in aerosolized cosmetic products because the particle sizes produced are not respirable. Overall, the CIR Expert Panel concluded that these cosmetic ingredients are safe in the practices of use and concentrations as described in this safety assessment.