| "Descrizione" by FCS777 (5436 pt) | 2026-Jan-24 09:56 |
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Recensione di “Gli abitanti di Hemsö” (August Strindberg)
Gli abitanti di Hemsö è uno di quei romanzi che, pur muovendosi dentro un perimetro apparentemente semplice — un’isola, una piccola comunità, una manciata di personaggi, la ciclicità delle stagioni — riesce a diventare molto più di una storia “di ambiente”. Strindberg, con la sua consueta intelligenza corrosiva, costruisce un testo che è insieme commedia rurale, romanzo sociale e studio spietato delle dinamiche di potere. Il tutto senza mai perdere il gusto per il dettaglio concreto, per la lingua viva e per quella forma di ironia che non è semplice sarcasmo, ma una lente capace di rendere i personaggi più veri proprio mentre li mette a nudo.

La vicenda ruota attorno all’arrivo di Carlsson sull’isola di Hemsö: un uomo di terraferma, pratico, intraprendente, con un’energia quasi invadente. Fin dal suo ingresso, il romanzo si struttura come un confronto fra mondi: il “nuovo” che si presenta come efficienza e ambizione, e il “vecchio” che resiste sotto forma di abitudini, tradizioni, lentezze, diffidenze. Ma Strindberg non si limita a mettere in scena un conflitto sociologico. Il suo interesse vero è mostrare come le persone si muovono dentro questi cambiamenti: come desiderano, come si difendono, come si ingannano, come manipolano.
Carlsson è un personaggio perfetto per questo tipo di analisi: non è un eroe, e non è nemmeno un villain. È un opportunista nel senso più realistico del termine, cioè un uomo capace di leggere il contesto e di sfruttare ogni spiraglio a proprio vantaggio. Il suo fascino deriva proprio dalla sua ambiguità: è competente, e quindi utile; è energico, e quindi necessario; ma è anche profondamente egoista, e questo rende ogni sua azione sospetta. In un romanzo più moralistico sarebbe giudicato e punito. Strindberg, invece, lo osserva con una freddezza quasi scientifica, lasciando che sia il meccanismo sociale a produrre conseguenze.
L’isola, da semplice sfondo, diventa un personaggio collettivo. La vita degli abitanti è scandita da lavoro, sopravvivenza, pettegolezzo, rivalità sotterranee. Il romanzo è pieno di piccole frizioni quotidiane che, sommate, producono una tensione costante: non c’è bisogno di grandi colpi di scena, perché la vera drammaturgia è nelle relazioni. Strindberg sa far emergere, con una naturalezza impressionante, il modo in cui una comunità piccola può diventare soffocante: tutti sanno tutto, e nulla viene mai dimenticato davvero.
Uno degli elementi più riusciti è il tono. Gli abitanti di Hemsö ha spesso un andamento quasi comico: certi dialoghi, certe situazioni, certe meschinità sono raccontate con una leggerezza che fa sorridere. Ma non è una comicità benevola. È una comicità che graffia, perché dietro la risata si sente la durezza delle condizioni di vita, la brutalità dell’interesse, la fragilità dei legami. È come se Strindberg dicesse al lettore: guardate come sono buffi questi esseri umani, e guardate come possono essere crudeli nello stesso momento.

C’è anche un forte senso della natura e delle stagioni, ma non in chiave idilliaca. Il paesaggio non consola, non “cura”: è una presenza dominante, a tratti indifferente, che impone ritmi e sacrifici. In questo, il romanzo si avvicina a un naturalismo nordico molto concreto: il lavoro non è mai un fondale estetico, è fatica reale, è economia, è necessità. E proprio perché la vita è così materiale, anche i sentimenti diventano spesso forme di contratto, strategie, scambi impliciti.
Un tema sotterraneo, ma costante, è il potere. Chi decide? Chi lavora? Chi eredita? Chi resta e chi può andarsene? Il romanzo mostra come il potere non sia soltanto politico o economico, ma anche psicologico: passa attraverso la reputazione, il controllo sociale, la capacità di influenzare gli altri senza esporsi. E Carlsson, da questo punto di vista, è l’agente catalizzatore: arriva, rimescola le carte, costringe tutti a rivelarsi.
Dal punto di vista stilistico, il libro è notevole per la sua chiarezza. Strindberg scrive con una precisione che non cerca ornamento, ma efficacia. Ogni scena sembra costruita per far emergere un comportamento, un gesto rivelatore, un cambio di tono. E c’è una cosa, soprattutto, che resta impressa: la sensazione che nessuno sia mai completamente innocente. Anche chi subisce, spesso partecipa al sistema; anche chi sembra “buono”, talvolta è semplicemente impotente.
In definitiva, Gli abitanti di Hemsö è un romanzo di grande intelligenza narrativa: intrattiene e, allo stesso tempo, osserva. È un libro che racconta un microcosmo, ma in quel microcosmo si riconoscono dinamiche universali: l’arrivo del nuovo, l’inerzia del vecchio, la lotta per lo spazio, l’ambizione, la paura di perdere il proprio posto.
Consigliato a chi ama i romanzi in cui l’ambiente non è scenografia ma struttura, e a chi apprezza la letteratura capace di essere realistica senza diventare pesante. Strindberg, come spesso accade, non chiede al lettore di giudicare: gli chiede di guardare. E ciò che si vede, su quell’isola, è sorprendentemente vicino a ciò che accade ovunque gli uomini debbano convivere, lavorare e contendersi il poco che hanno.
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