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Recensione

Al222
Al222 (25264 pt) 17-Nov-2025 10:33

Koji
(cereali o legumi cotti e inoculati con Aspergillus oryzae – starter di fermentazione e ingrediente alimentare)


Descrizione

  • Con koji si intende, in senso pratico, riso, cereali (orzo, frumento) o legumi (soia) cotti e inoculati con il micete filamentoso Aspergillus oryzae, coltivati in condizioni controllate di umidità e temperatura fino a ricoprimento del substrato da parte del micelio.

  • È lo starter tradizionale di molte fermentazioni giapponesi (e asiatiche): miso, salsa di soia, sake, mirin, amazake, shio-koji, aceti, garum vegetali/animali moderni, ecc.

  • In commercio si trova come koji di riso secco o fresco, talvolta sotto forma di granuli, chicchi interi o macinati, paste salate (shio-koji), destinati a uso domestico, artigianale o industriale.

  • Il suo ruolo principale è fornire un’elevata attività enzimatica (amillasi, glucoamillasi, proteasi, peptidasi, lipasi, ecc.), capace di scindere amido, proteine e lipidi del substrato, liberando zuccheri, peptidi e aminoacidi (incluso glutammato) che conferiscono dolcezza e umami ai prodotti fermentati.


Valori nutrizionali indicativi (per 100 g di koji di riso secco)

(Valori medi ricavati da diversi prodotti commerciali; possono variare secondo varietà di riso, grado di essiccazione, sale eventuale, ecc.)

  • Energia: ≈ 300–380 kcal

  • Acqua: ≈ 5–12 g

  • Proteine: ≈ 6–9 g

  • Grassi totali: ≈ 0,5–2 g

    • prima occorrenza: SFA/MUFA/PUFA = acidi grassi saturi/monoinsaturi/polinsaturi; la quota lipidica è molto bassa e in genere non rappresenta il focus nutrizionale del prodotto, ma il profilo è dominato, come per il riso, da grassi insaturi (MUFA/PUFA) con una frazione SFA moderata, senza particolari criticità se consumato in quantità tipiche.

  • Carboidrati totali: ≈ 70–85 g

    • di cui zuccheri semplici: ≈ 10–20 g (aumentano con il grado di fermentazione per effetto dell’amillasi)

  • Fibre: basse–moderate (≈ 1–3 g, a seconda del grado di raffinazione del riso/cereale)

  • Sodio: molto basso nel koji “semplice” di riso; può diventare molto alto in prodotti come shio-koji (koji + sale).

  • Micronutrienti (valori indicativi, dipendenti da substrato e processo):

    • vitamine del gruppo B (inclusa una certa quota di B1, B2, niacina) derivate dal cereale e dalla crescita fungina;

    • piccole quantità di minerali (es. fosforo, magnesio, potassio, ferro) soprattutto se il substrato è riso integrale o cereali meno raffinati.


Principali sostanze contenute

  • Componenti del substrato

    • amido e destrine da riso/cereali, parzialmente idrolizzati in maltodestrine e zuccheri semplici (glucosio, maltosio);

    • proteine vegetali del riso/orzo/soia, in parte idrolizzate in peptidi e aminoacidi liberi (glutammato, aspartato, alanina, ecc.);

    • frazione lipidica minima ma presente (come nei cereali), con prevalenza di acidi grassi insaturi.

  • Metaboliti ed enzimi di Aspergillus oryzae

    • amillasi e glucoamillasi: scindono l’amido in zuccheri, aumentando la dolcezza e creando il substrato fermentescibile per lieviti e batteri;

    • proteasi, peptidasi: liberano peptidi e aminoacidi, arricchendo il profilo umami e la digeribilità delle proteine;

    • lipasi e altre idrolasi: liberano acidi grassi e modificano frazione lipidica e aromi;

    • vitamine e cofattori prodotti in tracce dal micete, che possono arricchire moderatamente il profilo micronutrizionale del substrato.

  • Pigmenti e composti aromatici

    • forme di carotenoidi/pigmenti fungini (specie in koji “giallo”, “bianco” o “nero” con specie affini);

    • precursori di aromi che, nelle fermentazioni successive (miso, sake, salsa di soia), danno origine a aldeidi, acidi organici, esteri e composti Maillard.


Processo di produzione

(Schema generale per koji di riso, analogo per altri cereali/legumi con adattamenti.)

  • Preparazione del substrato

    • scelta del cereale/legume (es. riso lucidato, orzo, soia);

    • lavaggio e ammollo in acqua per idratare i chicchi;

    • cottura a vapore/ebollizione per gelatinizzare l’amido e rendere il substrato più accessibile agli enzimi.

  • Inoculo con spore (tane-koji)

    • raffreddamento del substrato a temperatura controllata;

    • inoculo con spore di Aspergillus oryzae (tane-koji/commercial koji starter), distribuite uniformemente sui chicchi.

  • Incubazione in ambiente controllato (koji muro)

    • stesura del prodotto in strati, con gestione di aerazione, umidità elevata e temperatura (≈ 28–32 °C);

    • per 2–3 giorni il micelio invade i chicchi formando una patina bianca; il mastro koji regola manualmente spessore, rivoltamenti, ventilazione per evitare surriscaldamenti e favorire produzione enzimatica.

  • Raccolta e stabilizzazione

    • il koji fresco può essere usato subito come starter (per miso, shoyu, sake, ecc.);

    • per il commercio come ingrediente secco, viene essiccato (aria calda/forni dedicati) fino a umidità di sicurezza e talvolta frantumato o macinato;

    • confezionamento in sacchetti o contenitori ermetici, protetti da umidità e luce.


Proprietà fisiche

  • Aspetto: chicchi di riso/cereale ricoperti da micelio bianco, talvolta con sfumature giallo–verdi; nei prodotti secchi, chicchi asciutti, leggeri, spesso friabili.

  • Odore: tipicamente dolce, lievemente fungino, maltevole, con note che ricordano riso cotto, frutta secca, talvolta “di sake”.

  • Texture:

    • fresco: chicchi ancora morbidi e umidi, facilmente sgranabili;

    • secco: chicchi duri/friabili; in soluzioni o salamoie (shio-koji) forma sospensioni o paste semi-dense.

  • Attività dell’acqua: elevata nel koji fresco (fortemente deperibile), ridotta a valori di sicurezza nel koji secco.


Proprietà sensoriali e tecnologiche

  • Proprietà sensoriali

    • sviluppa dolcezza grazie alla conversione dell’amido in zuccheri;

    • aumenta la complessità aromatica dei prodotti fermentati, con spiccato contributo umami (glutammato, nucleotidi nelle fermentazioni successive) e note maltate/caramellate.

  • Funzioni tecnologiche

    • enzimatico–saccarificante: converte amidi in zuccheri fermentescibili (es. per sake, amazake);

    • proteolitico: pre-digerisce proteine di soia/cereali nei processi di miso, salsa di soia, shio-koji, rendendole più disponibili a batteri/lieviti e generando peptidi sapidi;

    • ammorbidente: in marinature con shio-koji e prodotti simili, le proteasi ammorbidiscono carni e pesci, migliorando succosità e tenerezza;

    • coadiuvante di colore e aroma: aumentando zuccheri riducenti e amminoacidi liberi, favorisce reazioni di Maillard in cottura o nei lunghi invecchiamenti (miso, garum, ecc.).


Impieghi alimentari

  • Uso domestico e artigianale

    • produzione di miso, salsa di soia, tamari, amazake, shio-koji, salse fermentate;

    • marinature di carne, pesce, verdure con shio-koji (ammorbidimento + aumento sapidità);

    • utilizzo in pane e prodotti da forno (per aromi e parziale predigestione dell’amido) in ricette moderne.

  • Industria alimentare

    • starter per fermentazioni solid-state (SSF) controllate su cereali, legumi e sottoprodotti, per creare condimenti, insaporitori, estratti umami;

    • componente in salse, condimenti liquidi, paste fermentate, aceti speciali;

    • applicazioni innovative: koji su substrati non tradizionali (legumi occidentali, pseudo-cereali, scarti vegetali) per produrre ingredienti ad alto valore aggiunto.


Nutrizione e salute

  • Il koji in sé (soprattutto quello di riso secco) è un alimento ad elevata densità energetica per via del contenuto di carboidrati, ma in genere viene consumato in piccole quantità come ingrediente o condimento.

  • I principali contributi nutrizionali riguardano:

    • carboidrati in parte pre–idrolizzati (zuccheri) → facile fermentescibilità e buona energia rapida;

    • proteine parzialmente idrolizzate → peptidi e aminoacidi liberi (anche glutammato) con buona digeribilità;

    • piccole quantità di vitamine/minerali a seconda del substrato.

  • Il suo ruolo più rilevante è indiretto: grazie all’azione enzimatica, permette la produzione di alimenti fermentati (miso, salsa di soia, sake, amazake, ecc.) con:

    • maggiore complessità aromatica e palatabilità,

    • modifica della struttura delle proteine (in generale verso forme più digeribili; nel caso dei grandi allergeni, la fermentazione può ridurre ma non eliminare l’allergenicità),

    • formazione di composti bioattivi (peptidi, acidi organici) in alcune matrici.

Nota porzione:

  • in uso domestico come starter/condimento:

    • 5–20 g di koji di riso o shio-koji per porzioni di carne/pesce o vegetali;

    • quantità maggiori (decine di grammi) sono impiegate nella preparazione di miso, salsa di soia e sake, ma il prodotto finale diluisce il contributo per porzione.


Allergeni e intolleranze

  • Il koji eredita gli allergeni del substrato:

    • glutine se prodotto su frumento/orzo,

    • soia quando si impiegano semi di soia,

    • eventuali altri allergeni del cereale legume di partenza.

  • Il micete Aspergillus oryzae è considerato una specie sicura dal punto di vista tossicologico (non produce micotossine nelle condizioni d’uso alimentare standard), ma:

    • esistono rari casi di ipersensibilità respiratoria/occupazionale in operatori esposti a grandi quantità di spore (birrifici di sake, produttori di koji);

    • per il consumatore, il rischio allergico diretto da A. oryzae è considerato molto basso, ma non completamente escluso in soggetti fortemente sensibilizzati.

  • La fermentazione può ridurre l’allergenicità di alcune proteine (es. soia, frumento) ma non la annulla necessariamente: soggetti con allergia significativa a questi alimenti dovrebbero considerare i prodotti a base di koji con attenzione, seguendo le indicazioni del medico/allergologo.


Qualità e specifiche (temi tipici)

  • Composizione

    • umidità (critica per la stabilità microbiologica del koji secco), ceneri, proteine, carboidrati, sale (soprattutto in shio-koji);

    • attività enzimatica: unità di amillasi, glucoamillasi, proteasi per grammo.

  • Parametri microbiologici

    • predominanza di Aspergillus oryzae sul substrato;

    • assenza di miceti tossigeni non desiderati (es. A. flavus, A. parasiticus), batteri patogeni e cariche anomale di batteri indesiderati.

  • Parametri sensoriali

    • odore dolce, fungino, “di riso/maltato”, senza note di muffa umida, rancido o “terra” marcata;

    • colore e crescita miceliale uniformi, senza macchie nere/strane colorazioni.


Conservazione e shelf-life

  • Koji fresco

    • molto deperibile (umidità alta); va mantenuto a bassa temperatura (refrigerazione) e utilizzato entro pochi giorni.

  • Koji secco

    • conservare in luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce, in contenitori ben chiusi;

    • shelf-life tipica: alcuni mesi – 1 anno, secondo specifiche del produttore, se umidità e temperatura rimangono sotto controllo.

  • Paste e salamoie (es. shio-koji)

    • elevato tenore in sale e/o acidità → buona stabilità microbiologica;

    • conservazione in refrigerazione dopo l’apertura; la durata può essere di diversi mesi, ma l’attività enzimatica e i caratteri sensoriali evolvono nel tempo.


Sicurezza e regolatorio

  • Nei paesi dove è tradizionalmente utilizzato, il koji e Aspergillus oryzae godono di uno status di uso storico sicuro e, in vari contesti (es. UE/USA), il micete è considerato idoneo all’impiego alimentare (es. GRAS o equivalente), se derivante da ceppi non tossigeni.

  • Gli impianti devono operare secondo GMP/HACCP, controllando:

    • purezza del ceppo di A. oryzae e assenza di produzione di micotossine;

    • parametri di processo (temperatura, umidità, ossigenazione) per evitare crescita di flora indesiderata;

    • eventuali contaminanti nel substrato (metalli, pesticidi, micotossine pre–esistenti).


Etichettatura

  • In Italia/UE, il koji in ingredienti e prodotti finiti può comparire come:

    • riso (o cereale X) fermentato con Aspergillus oryzae”, “koji di riso”, “shio-koji”, ecc.;

    • mantenendo in genere il termine “koji” non tradotto.

  • Devono essere evidenziati:

    • allergeni del substrato (es. frumento, orzo, soia);

    • eventuali indicazioni su origine del cereale, assenza di OGM, tipo di coltivazione (biologico, ecc.) dove dichiarato;

    • per prodotti concentrati/di uso professionale, possono essere riportate unità di attività enzimatica.


Troubleshooting

  • Odore di muffa “bagnata” o marcio

    • causa: contaminazione da microflora indesiderata, eccesso di umidità, cattiva aerazione;

    • azione: scartare il lotto; rivedere gestione di umidità, ventilazione e igiene nello spazio di incubazione.

  • Colorazioni anomale (nero, verde scuro, macchie irregolari)

    • causa: crescita di muffe non desiderate/potenzialmente tossigene;

    • azione: scartare il prodotto, controllare purezza dello starter e condizioni ambientali.

  • Attività enzimatica bassa

    • causa: temperatura/umidità non ottimali, substrato troppo secco o troppo umido, tempi eccessivi o insufficienti;

    • azione: ottimizzare condizioni di fermentazione (tempo, T, umidità, ventilazione) e dosaggio di spore.

  • Koji secco grumoso o con condensa interna

    • causa: assorbimento di umidità durante stoccaggio;

    • azione: verificare integrità del packaging, ridurre esposizione a calore/umidità, considerare lotti a rischio per degradazione microbica/sensoriale.


Sostenibilità e filiera

  • Il koji è uno strumento di valorizzazione di cereali, legumi e sottoprodotti:

    • consente di trasformare materie prime semplici (anche scarti e frazioni meno nobili) in condimenti e ingredienti ad alto valore sensoriale e funzionale;

    • può contribuire allo sviluppo di filiera corta innovativa (artigiani, micro–fermentazioni locali) e a nuove applicazioni in ambito food waste/“upcycling”.

  • Gli impianti devono gestire i reflui liquidi (lavaggi, condense) e gli scarti organici, caratterizzati da carico BOD/COD elevato, con sistemi di trattamento adeguati.

  • In un’ottica moderna, l’uso di koji su substrati locali e il controllo di energia, acqua e rifiuti può rendere la fermentazione con A. oryzae uno strumento interessante per prodotti ad alto valore aggiunto e moderato impatto ambientale.


Principali funzioni INCI (cosmesi)

  • In ambito cosmetico–nutraceutico si trovano derivati etichettati con nomi che richiamano il koji (es. Rice Ferment Filtrate, Saccharomyces/Aspergillus Rice Ferment, ecc.), ottenuti da fermentazioni su riso in presenza di miceti/lieviti:

    • impiegati come agenti condizionanti e idratanti,

    • fonti di amminoacidi, peptidi, acidi organici e composti fermentativi con potenziali effetti di luminosità/texture della pelle.

  • Questi ingredienti seguono le normative cosmetiche, distinte da quelle alimentari, e richiedono specifiche di purezza microbiologica e tossicologica.


Conclusione

Il koji è un ingrediente chiave delle fermentazioni tradizionali giapponesi e, sempre più, della cucina e dell’industria moderna a livello globale. Più che un alimento da consumo diretto, è uno strumento enzimatco–microbico che consente di trasformare cereali, legumi e altre matrici in prodotti dal profilo aromatico complesso, ricchi di umami e altamente palatabili. Dal punto di vista nutrizionale il suo impatto diretto è limitato dalle piccole quantità d’uso, ma il ruolo nel generare alimenti fermentati più digeribili e interessanti sensorialmente è fondamentale. L’utilizzo di ceppi sicuri di Aspergillus oryzae, una gestione rigorosa di GMP/HACCP, la corretta dichiarazione degli allergeni del substrato e una filiera attenta a sostegni ambientali rendono il koji un ingrediente strategico per lo sviluppo di prodotti fermentati contemporanei, sia artigianali che industriali.


Mini-glossario

  • SFA/MUFA/PUFAsaturated/monounsaturated/polyunsaturated fatty acids: acidi grassi saturi/monoinsaturi/polinsaturi. Nel caso del koji la frazione lipidica è piccola, ma il profilo è simile a quello del cereale di partenza (prevalenza di insaturi, in particolare MUFA/PUFA).

  • VB (valore biologico) – indice della qualità proteica in termini di utilizzo da parte dell’organismo; nel koji la VB è legata alle proteine vegetali, con parziale aumento di digeribilità dovuto all’idrolisi enzimatica.

  • SSFsolid-state fermentation: fermentazione in stato solido, tipica del koji, in cui microorganismi crescono su un substrato solido poco umido (riso, orzo, soia) invece che in liquido.

  • GMP/HACCPgood manufacturing practices / hazard analysis and critical control points: buone pratiche di fabbricazione e sistemi di analisi dei pericoli/punti critici per garantire che il koji sia prodotto in modo igienico e controllato, con ceppi sicuri di A. oryzae.

  • BOD/CODbiochemical oxygen demand / chemical oxygen demand: domanda biochimica/chimica di ossigeno, indicatori del carico organico dei reflui generati nella lavorazione di cereali/legumi fermentati (lavaggi, scarichi), importanti per dimensionare e monitorare gli impianti di depurazione.

Bibliografia__________________________________________________________________________

Dai H, Hariwitonang J, Fujiyama N, Moriguchi C, Hirano Y, Ebara F, Inaba S, Kondo F, Kitagaki H. A Decrease in the Hardness of Feces with Added Glucosylceramide Extracted from Koji In Vitro-A Working Hypothesis of Health Benefits of Dietary Glucosylceramide. Life (Basel). 2024 Jun 7;14(6):739. doi: 10.3390/life14060739. 

Abstract. Skin barrier function, prevent colon cancer, head and neck cancer, and decrease liver cholesterol. However, the mechanism of action has not yet been elucidated. In this study, we propose a new working hypothesis regarding the health benefits and functions of glucosylceramide: decreased fecal hardness. This hypothesis was verified using an in vitro hardness test. The hardness of feces supplemented with glucosylceramide was significantly lower than that of the control. Based on these results, a new working hypothesis of dietary glucosylceramide was conceived: glucosylceramide passes through the small intestine, interacts with intestinal bacteria, increases the tolerance of these bacteria toward secondary bile acids, and decreases the hardness of feces, and these factors synergistically result in in vivo effects. This hypothesis forms the basis for further studies on the health benefits and functions of dietary glucosylceramides.

Kosakai T, Kato H, Sho C, Kawano K, Iwai K, Takase Y, Ogawa K, Nishiyama K, Yamasaki M. 2019. Dietary fermented products using koji mold and sweet potato-shochu distillery by-product promotes hepatic and serum cholesterol levels and modulates gut microbiota in mice fed a high-cholesterol diet. PeerJ 7:e7671 

Abstract. It has been reported that fermented products (FPs) prepared from sweet potato-shochu distillery by-product suppressed weight gain and decreased serum cholesterol levels in mice under normal dietary conditions. Furthermore, from the information gained from the above data regarding health benefits of the FPs, the aim of this study was evaluating the effects of dietary FPs on lipid accumulation and gut microbiota in mice with or without cholesterol-load in the diet. C57BL/6N mice were fed normal (CO) diet, CO with 10% FPs (CO + FPs) diet, cholesterol loaded (HC) diet, or HC with 10% FPs (HC + FPs) diet for 8 weeks. The mice were then euthanized, and blood samples, tissue samples, and feces were collected. The adipose tissue weight and liver triglyceride levels in the HC + FPs diet groups were significantly reduced compared to that in the HC diet groups. However, FPs significantly increased the serum non-high-density lipoprotein cholesterol (HDL-C) levels, the ratio of non-HDL-C to HDL-C and hepatic total cholesterol levels in mice fed cholesterol-loaded diet compared with that of the HC diet group. Since dietary FPs significantly decreased the protein expression levels of cholesterol 7 alpha-hydroxylase 1 in the HC + FPs diet groups, the cholesterol accumulation in FPs group may be explained by insufficient catabolism from cholesterol to bile acid. In addition, the dietary FPs tended to increase Clostridium cluster IV and XIVa, which are butyrate-producing bacteria. Related to the result, n-butyrate was significantly increased in the CO + FPs and the HC + FPs diet groups compared to their respective control groups. These findings suggested that dietary FPs modulated the lipid pool and gut microbiota.

Allwood, J. G., Wakeling, L. T., & Bean, D. C. (2021). Fermentation and the microbial community of Japanese koji and miso: A review. Journal of Food Science, 86(6), 2194-2207.

Abstract. Miso is a well-known traditional Japanese fermented food, with a characteristic savory flavor and aroma, known predominately as the seasoning in miso soup. Miso production involves a two-stage fermentation, where first a mold, such as Aspergillus oryzae, is inoculated onto a substrate to make koji. A subsequent fermentation, this time by bacteria and yeast, occurs when the koji is added to a salt and soybean mash, with the miso left to ferment for up to 2 years. The microbial community of miso is considered essential to the development of the unique taste, texture, and nutritional profile of miso. Despite the importance of microorganisms in the production of miso, very little research has been undertaken to characterize and describe the microbial process. In this review, we provide an overview of the two-stage fermentation process, describe what is currently known about the microbial communities involved and consider any potential health benefits associated with the consumption of miso, along with food safety concerns. As the popularity of miso continues to expand globally and is produced under new environmental conditions, understanding the microbiological processes involved will assist to ensure that global production of miso is safe as well as delicious.

Hamajima, H., Matsunaga, H., Fujikawa, A., Sato, T., Mitsutake, S., Yanagita, T., ... & Kitagaki, H. (2016). Japanese traditional dietary fungus koji Aspergillus oryzae functions as a prebiotic for Blautia coccoides through glycosylceramide: Japanese dietary fungus koji is a new prebiotic. Springerplus, 5(1), 1321.

Abstract. Background. The Japanese traditional cuisine, Washoku, considered to be responsible for increased longevity among the Japanese, comprises various foods fermented with the non-pathogenic fungus Aspergillus oryzae (koji). We have recently revealed that koji contains an abundant amount of glycosylceramide. Intestinal microbes have significant effect on health. However, the effects of koji glycosylceramide on intestinal microbes have not been studied. Materials and methods Glycosylceramide was extracted and purified from koji. C57BL/6N mice were fed a diet containing 1 % purified koji glycosylceramide for 1 week. Nutritional parameters and faecal lipid constituents were analyzed. The intestinal microbial flora of mice on this diet was investigated. Results Ingested koji glycosylceramide was neither digested by intestinal enzymes nor was it detected in the faeces, suggesting that koji glycosylceramide was digested by the intestinal microbial flora. Intestinal microbial flora that digested koji glycosylceramide had an increased ratio of Blautia coccoides. Stimulation of B. coccoides growth by pure koji glycosylceramide was confirmed in vitro. Conclusions. Koji functions as a prebiotic for B. coccoides through glycosylceramide. Since there are many reports of the effects of B. coccoides on health, an increase in intestinal B. coccoides by koji glycosylceramide might be the connection between Japanese cuisine, intestinal microbial flora, and longevity.

Yoshizaki, Yumiko, et al. Rice koji reduced body weight gain, fat accumulation, and blood glucose level in high-fat diet-induced obese mice. PeerJ 2 (2014): e540.

AbstractRice koji is considered a readily accessible functional food that may have health-promoting effects. We investigated whether white, yellow, and red koji have the anti-obesity effect in C57BL/6J mice fed a high-fat diet (HFD), which is a model for obesity. Mice were fed HFD containing 10% (w/w) of rice koji powder or steamed rice for 4 weeks. Weight gain, epididymal white adipose tissue, and total adipose tissue weight were significantly lower in all rice koji groups than in the HFD-rice group after 4 weeks. Feed efficiency was significantly reduced in the yellow koji group. Blood glucose levels were significantly lower in the white and red koji groups with HOMA-R and leptin levels being reduced in the white koji group. White and red koji increased glucose uptake and GLUT4 protein expression in L6 myotube cells. These results showed that all rice koji have the anti-obesity or anti-diabetes effects although the mechanisms may differ depending on the type of rice koji consumed.

Giri, A., Osako, K., Okamoto, A., Okazaki, E., & Ohshima, T. (2012). Effects of koji fermented phenolic compounds on the oxidative stability of fish Miso. Journal of food science, 77(2), C228-C235.

Abstract. In the present study, Aspergillus oryzae-inoculated koji inhibited lipid oxidation in fermented fish paste rich in polyunsaturated fatty acids following a long fermentation period. The fermentation of koji by A. oryzae liberated several bioactive phenolic compounds, including kojic acid and ferulic acid, which were the most abundant. A linear correlation between several phenolic compounds and their bioactive properties, including their radical-scavenging activity, reducing power, metal-chelating activity, and ability to inhibit linoleic acid oxidation was observed. This suggested an important role of koji phenolics in the oxidative stability of fermented fish paste. The activities of different carbohydrate-cleaving enzymes, including α-amylase, cellulase, and β-glucosidase, were positively correlated with the liberation of several phenolic compounds through koji fermentation. Thus, the application of koji offers a novel strategy to enhance the oxidative stability of newly developed fermented fish miso.

Sugihara, Y., Ikushima, S., Miyake, M., Kirisako, T., Yada, Y., & Fujiwara, D. (2018). Improvement of skin conditions by ingestion of Aspergillus kawachii (Koji) extract containing 14-dehydroergosterol in a randomized, double-blind, controlled trial. Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology, 115-124.

Abstract. Purpose. The present study examined the effect of ingestion of Koji extract containing 14-dehydroergosterol (14-DHE), prepared from Aspergillus kawachii NBRC4308, on improvement of skin conditions among healthy volunteers. Subjects and methods In a randomized, double-blind, placebo-controlled, parallel-group study, 70 healthy adult women who felt that their skin was dry ingested either a placebo dietary supplement or Koji extract (200 mg/day) supplement containing 0.1% 14-DHE for 12 weeks. Throughout the treatment period and for 4 weeks afterward, objective indicators – including moisture content of the stratum corneum, trans-epidermal water loss (TEWL), and skin wrinkles – were evaluated; in addition, the subjects answered a questionnaire on their skin conditions with ratings on a visual analog scale. Statistical analysis was conducted on the basis of differences from baseline scores. Results Compared with the placebo group, the Koji extract group showed significantly increased forearm moisture at 4, 8, and 16 weeks (p < 0.05 on unpaired t-test). The questionnaire survey showed a marked improvement in skin conditions, particularly crow’s feet, in the Koji extract group versus the placebo group at 8 weeks (p < 0.05 by unpaired t-test). Furthermore, the Koji extract group showed a trend (p < 0.10) toward improvement in skin moisture (at 4 weeks), dryness around the eyes/mouth (at 4 weeks), and overall skin condition (at 8 weeks) versus the placebo group. Conclusion. Ingestion of Koji extract containing 14-DHE was demonstrated to have positive effects toward improving skin conditions – in particular, on increasing skin moisture in the stratum corneum.