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REVIEW

Description

Al222
Al222 (25122 pt) 2025-Nov-17 09:37

Aragosta
(Homarus americanus, Homarus gammarus)


Descrizione

  • Con Aragosta si intende il gambero astice (astice americano o europeo), crostaceo marino decapode la cui carne (soprattutto di coda e chele) è usata come ingrediente ittico magro e ad alto contenuto proteico.

  • È commercializzato come intero cotto, carne estratta refrigerata/pastorizzata, congelata o in scatola, oltre che in numerosi prodotti a valore aggiunto (piatti pronti, creme, salse, ripieni, snack di fascia premium).

  • La carne edibile proviene in prevalenza da coda, chele e corpo, e può essere classificata per taglio (tail meat, claw meat, body meat, blend).

  • Aspetto tipico: carne bianca–bianco avorio, leggermente translucida, talvolta con tenue sfumatura rosa/arancio vicino al carapace, dal sapore dolce, ricco, leggermente salmastro e texture tenera ma leggermente soda e fioccosa.


Valori nutrizionali indicativi (per 100 g di carne di aragosta cotta)

(aragosta bollita/vapore, senza burro o salse; valori medi indicativi.)

  • Energia: ≈ 85–100 kcal

  • Acqua: ≈ 77–80 g

  • Proteine: ≈ 18–21 g

  • Grassi totali: ≈ 0,5–1,6 g

    • prima occorrenza: SFA/MUFA/PUFA = acidi grassi saturi/monoinsaturi/polinsaturi; a questi livelli di grasso la quota è relativamente più ricca in grassi insaturi, inclusi PUFA n-3 marini, con una frazione SFA contenuta, considerata favorevole se inserita in una dieta complessivamente equilibrata.

  • Carboidrati: ≈ 0–1,5 g (praticamente senza fibra, zuccheri minimi)

  • Colesterolo: ≈ 70–150 mg (più elevato rispetto a molte specie di pesce)

  • Sodio: ≈ 250–500 mg (dipende da specie, area di pesca, salatura/salamoia)

  • Micronutrienti tipici (per 100 g):

    • vitamina B12: elevata (spesso copre o supera il fabbisogno giornaliero),

    • altre vitamine del gruppo B: niacina (B3), B6, folati in quantità piccole–moderate,

    • minerali: fosforo, magnesio, potassio, calcio, zinco, rame, selenio e iodio (origine marina).


Principali sostanze contenute

  • Proteine e aminoacidi

    • la carne di aragosta  fornisce proteine complete, con tutti gli aminoacidi essenziali in proporzioni favorevoli;

    • buona dotazione di lisina, leucina, valina, treonina e aminoacidi legati al gusto (es. glutammato, aspartato) che contribuiscono a valore nutrizionale e gusto umami.

  • Frazione lipidica

    • il tenore di grassi totali è basso, ma i lipidi residui contengono acidi grassi marini, in particolare EPA/DHA (prima occorrenza: eicosapentaenoic acid / docosahexaenoic acid), oltre a MUFA e SFA;

    • l’astice non è una fonte “concentrata” di omega-3 come alcuni pesci grassi, ma contribuisce comunque in modo modesto ma positivo all’apporto di questi acidi grassi.

  • Vitamine e minerali

    • buona fonte di fosforo, magnesio, potassio, con quantità variabili di calcio, zinco, rame, selenio e iodio;

    • la vitamina B12 è la vitamina più rappresentativa; niacina e altre vitamine del gruppo B supportano il metabolismo energetico.

  • Altri componenti

    • tracce di carotenoidi (es. astaxantina) nelle porzioni vicine al carapace, responsabili della colorazione rossastra dopo cottura;

    • possibili micro–tracce di chitina dovute a minuscoli frammenti di guscio (dal punto di vista qualitativo da minimizzare).


Processo di produzione

(Schema generale per carne di astice destinata ad uso alimentare.)

  • Pesca e ricezione

    • l'aragosta viene pescata in acque costiere temperate/fredde (per es. Nord Atlantico) con nasse/trappole e talvolta altri attrezzi;

    • gli animali sono mantenuti vivi fino al momento della cottura o lavorati poco dopo l’abbattimento; vengono refrigerati con ghiaccio e trasportati rapidamente allo stabilimento.

  • Cottura ed estrazione della carne

    • i crostacei interi vengono lavati e cotti a vapore o in acqua bollente per coagulare le proteine e facilitare il distacco della carne dal guscio;

    • dopo raffreddamento, la carne di coda e chele è estratta manualmente (talvolta con ausili meccanici); da corpo e zampe si può recuperare ulteriore carne, anche in forma macinata per uso come ingrediente.

  • Classificazione e rifilatura

    • la carne viene rifilata per rimuovere frammenti di guscio e cartilagini e classificata per taglio e dimensione delle porzioni (tail meat, claw meat, body meat, blend).

  • Ulteriore trasformazione

    • carne pastorizzata refrigerata: confezionata in lattine/vasetti/contenitori (spesso con salamoia leggera), chiusa e pastorizzata, quindi raffreddata rapidamente;

    • carne congelata: congelamento rapido in pezzi o blocchi, spesso con glassatura protettiva;

    • astice in scatola a lunga conservazione: carne in lattine sottoposte a trattamento termico ad alta temperatura per sterilità commerciale.

  • Confezionamento

    • uso di contenitori a bassa permeabilità a ossigeno e umidità (lattine, sacchetti sottovuoto, buste, vaschette), etichettati e stoccati in refrigerazione o congelamento secondo il tipo di prodotto.


Proprietà fisiche

  • Aspetto: carne bianca–bianco avorio, fibre leggermente translucide; aree rosa/arancio in corrispondenza del contatto col carapace.

  • Texture: tenera ma leggermente soda ed elastica, con struttura muscolare fioccosa; tende a diventare tenace/gommosa se sovracotta.

  • Odore e sapore: fresco, marino, dolce e ricco; odori ammoniacali, fortemente “pescosi” o acidi indicano deterioramento.

  • Attività dell’acqua: elevata in prodotti freschi, pastorizzati e scongelati (alta deperibilità); ridotta solo in rari prodotti essiccati o a umidità intermedia.


Proprietà sensoriali e tecnologiche

  • Profilo sensoriale

    • sapore dolce, delicato ma ricco, con tipiche note di crostaceo e salinità marina moderata;

    • contributo marcato di umami grazie ad aminoacidi e nucleotidi (utile in bisque, zuppe e salse concentrate).

  • Funzionalità tecnologiche

    • legame e struttura: in presenza di uova, amidi, pangrattato ed emulsionanti consente la produzione di aragosta  cakes, burger, terrine, quenelle, ripieni;

    • capacità di ritenzione idrica: moderata, sufficiente a mantenere succosità se tempi/temperature di cottura e mantenimento sono ben controllati;

    • comportamento termico: relativamente sensibile a sovracottura e tenute prolungate ad alta temperatura, che portano a carne tenace e asciutta; trattamenti dolci e controllati preservano tenerezza e aroma;

    • idoneo a prodotti emulsionati e macinati (paté, mousse, creme spalmabili) e come inclusione particolata in salse, pie, piatti pronti.


Impieghi alimentari

  • Uso domestico / ristorazione

    • piatti classici: aragosta o astice intero bollito o al vapore, coda di astice alla griglia, lobster thermidor, lobster Newburg, lobster bisque, lobster roll;

    • impiego in paste e risotti, chowder, zuppe chiare, gratin, insalate di mare, antipasti, sushi e preparazioni “raw-style” dove consentito e sicuro.

  • Industria alimentare

    • ingrediente in piatti pronti refrigerati e surgelati, paste ripiene, pie salate, prodotti da forno salati di fascia premium;

    • uso in zuppe e bisque concentrate, creme spalmabili, paté, dip, prodotti a base surimi di fascia alta o ibridi;

    • carne di recupero meccanico (da corpo/zampe) impiegata in prodotti a valore aggiunto (crocchette, burger, ripieni) e in basi aromatiche per salse e brodi.


Nutrizione e salute

  • La carne di aragosta  offre proteine complete ad alto valore biologico (VB) con basso tenore energetico e lipidico per 100 g, soprattutto se consumata senza salse ricche di burro o panna.

  • La modesta frazione lipidica fornisce PUFA n-3 (inclusi EPA e DHA), associati in letteratura a benefici per apparato cardiovascolare e funzione neurocognitiva quando il consumo complessivo di prodotti ittici è adeguato.

  • L’astice apporta inoltre quantità significative di vitamina B12, zinco, rame, selenio, fosforo e iodio, che contribuiscono a ematopoiesi, funzione immunitaria, attività tiroidea e difesa antiossidante.

  • Elementi da considerare:

    • il colesterolo è relativamente elevato; chi segue diete a colesterolo controllato dovrebbe tenerne conto;

    • il sodio può risultare importante, soprattutto in prodotti salati/in salamoia o in presenza di condimenti salati.

  • L’impatto sulla salute dipende da frequenza di consumo, dimensione della porzione, modalità di cottura (vapore/griglia moderata vs fritto profondo con salse grasse) e dalla qualità globale della dieta.

Nota porzione:

  • come componente di piatti misti (pasta, risotti, chowder, insalate): 60–90 g di carne cotta per porzione;

  • come porzione proteica principale (coda intera, mezzo astice): 100–150 g di carne cotta a porzione, in funzione del fabbisogno energetico e del resto del pasto.


Allergeni e intolleranze

  • L'aragosta  è un crostaceo e rientra tra gli allergeni maggiori nelle principali normative.

  • Le proteine allergeniche chiave includono tropomiosina (pan–allergene dei crostacei) e altre proteine muscolari/sarcoplasmatiche.

  • Nei soggetti sensibilizzati le reazioni possono andare da prurito orale e orticaria fino ad anafilassi grave.

  • I soggetti allergici ai crostacei devono evitare tutte le forme di aragosta (fresco, cotto, in scatola, estratti, idrolizzati).

  • Le aziende devono implementare piani di gestione degli allergeni per prevenire cross-contact e garantire un’etichettatura corretta dei crostacei sui prodotti finiti.


Qualità e specifiche (temi tipici)

  • Composizione

    • tenore in umidità, proteine, grassi, ceneri, sale (in particolare nei prodotti in salamoia/in scatola);

    • eventuali indici di freschezza come TVB-N (azoto basico volatile totale) e TMA-N (trimetilammina).

  • Parametri sensoriali e fisici

    • odore: fresco, dolce, marino, senza note acide, ammoniacali o ossidate;

    • aspetto: carne brillante e umida ma non viscida; minima presenza di frammenti di guscio/cartilagine; melanosi (macchie nere) limitata;

    • consistenza: tenera, leggermente soda e fioccosa, non molle né eccessivamente gommosa.

  • Parametri microbiologici

    • rispetto dei limiti di legge per carica batterica totale, Enterobacteriaceae;

    • assenza di patogeni (es. Salmonella spp., Listeria monocytogenes, Vibrio spp. dove rilevanti).

  • Contaminanti

    • l’astice, come altri organismi marini longevi, può accumulare metalli pesanti (Hg, Cd, Pb) e altri contaminanti ambientali; i livelli devono rispettare i limiti massimi previsti per i crostacei.


Conservazione e shelf-life

  • Astici vivi

    • mantenuti in vasche aerate o in ambiente fresco e umido, con condizioni controllate per limitare stress e mortalità; non sono “conservati” in senso stretto e richiedono gestione dedicata.

  • Carne cotta fresca non pastorizzata

    • conservazione a 0–2 °C;

    • shelf-life tipica di pochi giorni, con necessità di catena del freddo molto rigorosa.

  • Carne di aragosta  pastorizzata refrigerata

    • conservazione a 0–4 °C;

    • shelf-life tipica da alcune settimane a qualche mese da chiusa, a seconda di processo e packaging;

    • dopo l’apertura consumare di norma entro pochi giorni.

  • Carne e code congelate

    • conservazione a ≤ −18 °C;

    • shelf-life in genere 6–18 mesi, in funzione di qualità del packaging, glassatura e tenore lipidico;

    • evitare cicli ripetuti di gelo–disgelo, che peggiorano texture e ossidazione.

  • Aragosta in scatola

    • conservazione a temperatura ambiente in lattine integre;

    • shelf-life tipica 1–5 anni, secondo TMC/scadenza e raccomandazioni del produttore.


Sicurezza e regolatorio

  • Gli stabilimenti che lavorano astice operano secondo GMP/HACCP (prima occorrenza: good manufacturing practices / hazard analysis and critical control points), con CCP tipici su:

    • ricezione di animali vivi/freschi,

    • gestione tempi/temperature in cottura, raffreddamento e stoccaggio,

    • separazione tra aree “crudo” e “cotto” per prevenire contaminazione crociata,

    • validazione dei parametri di pastorizzazione/sterilizzazione,

    • controllo di integrità del confezionamento (sottovuoto, sigilli, bordi lattine).

  • Il quadro normativo include:

    • gestione delle risorse alieutiche (quote, taglie minime, aree protette),

    • requisiti di sicurezza alimentare (criteri microbiologici, limiti per contaminanti, elenco additivi autorizzati),

    • obblighi di etichettatura allergeni per i crostacei,

    • eventuali requisiti su origine, area di cattura e metodo di produzione (es. normativa UE).


Etichettatura

  • In lista ingredienti compaiono diciture come:

    • "polpa di aragosta", “lobster meat”, “carne di astice”, “coda di astice”, “carne di chela di astice”, o “lobster (crostaceo)”;

  • I prodotti finiti devono riportare:

    • nome comune e, ove richiesto, nome scientifico (Homarus americanus, Homarus gammarus);

    • chiara indicazione allergenica, per esempio “contiene: crostacei (astice)”;

    • quantità netta, dichiarazione nutrizionale, condizioni di conservazione, TMC/scadenza, numero di lotto e dati dell’operatore;

    • metodo di produzione e zona FAO di cattura se previsto dalla normativa.


Troubleshooting

  • Odore ammoniacale o fortemente “pescoso”

    • causa probabile: perdita di freschezza, crescita microbica, grave abuso di temperatura;

    • azioni: respingere il lotto; rivedere i tempi fra pesca/trasporto/lavorazione e il controllo della catena del freddo.

  • Consistenza gommosa o troppo tenace

    • causa: sovracottura, mantenimento prolungato ad alta temperatura, riscaldi ripetuti;

    • azioni: ottimizzare tempi/temperature di cottura, evitare tenute troppo lunghe, applicare riscaldi delicati.

  • Consistenza molle o “acquosa”

    • causa: attività enzimatica, danni da gelo–disgelo, eccessiva conservazione o glassatura inadeguata;

    • azioni: migliorare protocollo di congelamento, mantenere temperature costanti basse, evitare ricongelamenti, ottimizzare glassatura e packaging.

  • Frammenti di guscio e cartilagine

    • causa: rifilatura manuale/meccanica insufficiente;

    • azioni: migliorare raccolta e ispezione, tarare le attrezzature, rinforzare il controllo qualità.

  • Sapori rancidi o ossidati

    • causa: ossidazione lipidica durante lo stoccaggio, specialmente in prodotti congelati o in scatola poco protetti;

    • azioni: aumentare la barriera all’ossigeno del packaging, ottimizzare glassatura e temperature di conservazione, valutare l’uso di antiossidanti consentiti nei prodotti più sensibili.


Sostenibilità e filiera

  • Le pesche di astice sono tipicamente attività a elevato valore commerciale e in alcune regioni sono gestite con sistemi di quote, limiti di taglia, restrizioni sugli attrezzi per proteggere stock e habitat.

  • Temi chiave di sostenibilità:

    • mantenere le popolazioni di aragoste entro limiti biologici sicuri;

    • ridurre by-catch e impatti sugli habitat (fondali sensibili) delle attrezzature da pesca;

    • affrontare gli effetti di cambiamenti climatici e riscaldamento degli oceani su distribuzione e produttività degli stock.

  • Nella trasformazione:

    • gusci e sottoprodotti possono essere valorizzati per ottenere chitina, chitosano, fertilizzanti minerali, estratti aromatici, riducendo gli scarti;

    • i reflui con elevato carico organico richiedono trattamenti adeguati: l’alto BOD/COD (prima occorrenza: biochemical/chemical oxygen demand) deve essere gestito con impianti di depurazione, talvolta combinati con recupero energetico (digestione anaerobica).

  • Una logistica efficiente e la rotazione scorte secondo il principio FIFO (prima occorrenza: first in, first out) aiutano a mantenere freschezza e qualità del prodotto, riducendo sprechi lungo la catena del freddo.


Principali funzioni INCI (cosmesi e usi correlati)

  • Dai gusci di astice e altri crostacei si ricavano ingredienti cosmetici come chitina, chitosano, glucosamina, che in etichetta possono comparire, per esempio, come Chitosan, Hydrolyzed Chitosan, Glucosamine HCl:

    • utilizzati come agenti filmogeni e condizionanti per pelle e capelli,

    • con effetti idratanti/umettanti in alcune formulazioni,

    • come modificatori di viscosità e stabilizzanti in gel ed emulsioni.

  • Queste catene produttive sono distinte dalla filiera alimentare e soggette alla specifica normativa cosmetica.


Conclusione

La carne di aragosta(astice) è un ingrediente ittico magro e ad alta densità proteica, con sapore ricco e dolce, basso contenuto di grassi e un contributo significativo di vitamina B12, minerali essenziali e PUFA n-3 a fronte di un apporto calorico moderato quando consumata senza salse molto grasse. La texture fine ma leggermente soda e l’elevato valore gastronomico ne favoriscono l’impiego sia in piatti gourmet sia in prodotti industriali di fascia alta. Allo stesso tempo, l’astice è un allergene prioritario e può accumulare contaminanti ambientali, richiedendo una gestione attenta di sicurezza, allergeni, etichettatura e approvvigionamento sostenibile. Quando proviene da stock ben gestiti e viene trasformato in un contesto GMP/HACCP con valorizzazione dei sottoprodotti, L'aragosta può contribuire sia a diete nutrienti sia a sistemi ittici più sostenibili.


Mini-glossario

  • SFA/MUFA/PUFAsaturated/monounsaturated/polyunsaturated fatty acids; acidi grassi saturi/monoinsaturi/polinsaturi. Nell'aragosta il contenuto totale di grassi è basso, con una quota relativamente maggiore di PUFA (inclusi n-3) e una frazione SFA moderata, considerata favorevole in diete equilibrate.

  • EPA/DHAeicosapentaenoic acid / docosahexaenoic acid; acidi grassi n-3 a lunga catena tipici dei pesci e dei crostacei marini, associati a benefici cardiovascolari, neurocognitivi e visivi quando l’apporto complessivo di prodotti ittici è adeguato.

  • VB (valore biologico) – indice di quanto efficientemente l’organismo utilizza una proteina alimentare per la sintesi proteica; le proteine di astice hanno VB elevato grazie al profilo completo di aminoacidi essenziali.

  • GMP/HACCPgood manufacturing practices / hazard analysis and critical control points; buone pratiche di produzione e sistemi di analisi dei pericoli/punti critici di controllo, fondamentali per garantire sicurezza, igiene e tracciabilità nella filiera dell'aragosta.

  • BOD/CODbiochemical/chemical oxygen demand; domanda biochimica/chimica di ossigeno, indicatori del carico organico e ossidabile dei reflui di lavorazione di prodotti ittici; valori elevati richiedono impianti di trattamento adeguati per limitare l’impatto ambientale.

  • FIFOfirst in, first out; principio di rotazione scorte secondo cui i lotti più vecchi vengono utilizzati per primi, contribuendo a preservare la freschezza del prodotto e a ridurre gli sprechi lungo la catena del freddo.

Bibliografia__________________________________________________________________________

Nguyen TT, Barber AR, Corbin K, Zhang W. Lobster processing by-products as valuable bioresource of marine functional ingredients, nutraceuticals, and pharmaceuticals. Bioresour Bioprocess. 2017;4(1):27. doi: 10.1186/s40643-017-0157-5. 

Abstract. The worldwide annual production of lobster was 165,367 tons valued over $3.32 billion in 2004, but this figure rose up to 304,000 tons in 2012. Over half the volume of the worldwide lobster production has been processed to meet the rising global demand in diversified lobster products. Lobster processing generates a large amount of by-products (heads, shells, livers, and eggs) which account for 50-70% of the starting material. Continued production of these lobster processing by-products (LPBs) without corresponding process development for efficient utilization has led to disposal issues associated with costs and pollutions. This review presents the promising opportunities to maximize the utilization of LPBs by economic recovery of their valuable components to produce high value-added products. More than 50,000 tons of LPBs are globally generated, which costs lobster processing companies upward of about $7.5 million/year for disposal. This not only presents financial and environmental burdens to the lobster processors but also wastes a valuable bioresource. LPBs are rich in a range of high-value compounds such as proteins, chitin, lipids, minerals, and pigments. Extracts recovered from LPBs have been demonstrated to possess several functionalities and bioactivities, which are useful for numerous applications in water treatment, agriculture, food, nutraceutical, pharmaceutical products, and biomedicine. Although LPBs have been studied for recovery of valuable components, utilization of these materials for the large-scale production is still very limited. Extraction of lobster components using microwave, ultrasonic, and supercritical fluid extraction were found to be promising techniques that could be used for large-scale production. LPBs are rich in high-value compounds that are currently being underutilized. These compounds can be extracted for being used as functional ingredients, nutraceuticals, and pharmaceuticals in a wide range of commercial applications. The efficient utilization of LPBs would not only generate significant economic benefits but also reduce the problems of waste management associated with the lobster industry. This comprehensive review highlights the availability of the global LPBs, the key components in LPBs and their current applications, the limitations to the extraction techniques used, and the suggested emerging techniques which may be promising on an industrial scale for the maximized utilization of LPBs. Graphical abstractLobster processing by-product as bioresource of several functional and bioactive compounds used in various value-added products.

He S, Nguyen TT, Su P, Zhang W. Protein hydrolysates produced from rock lobster (Jasus edwardsii) Head: emulsifying capacity and food safety. Food Sci Nutr. 2016 Mar 10;4(6):869-877. doi: 10.1002/fsn3.352.

Abstract. Lobster protein hydrolysates (LPH) were produced by an enzymatic process using a proteinase Alcalase, and a chemical process at strong alkaline condition (pH of 14), from rock lobster head (RLH), respectively. The chemical process recovered about 30% more protein than the enzymatic process (84.9% recovery of total protein in RLH by the chemical process and 54.5% recovery of total protein in RLH by the enzymatic process). The emulsifying capacity of LPH produced by the chemical process (69.7 m2/g) was significantly higher than the emulsifying capacity of the LPH produced by the enzymatic process (20.7 m2/g), and also exceeds the emulsifying capacity of cow gelatine (50.3 m2/g), a commercial emulsifier in the food industry. LPH produced by the chemical process possess 30.3% essential amino acids. This content is comparable with the essential amino acid content of fish protein, a commonly recognized food resource for essential amino acid supplement for human. The content of heavy metals, including inorganic arsenic, of LPH is lower than the standard levels regulated by Food Standard Australia and New Zealand (FSANZ). These results demonstrated the potential value of LPH used as a safe emulsifier with significant nutritional value for the food industry.

Jézéquel Y, Chauvaud L, Bonnel J. Spiny lobster sounds can be detectable over kilometres underwater. Sci Rep. 2020 May 21;10(1):7943. doi: 10.1038/s41598-020-64830-7. 

Abstract. The detection ranges of broadband sounds produced by marine invertebrates are not known. To address this deficiency, a linear array of hydrophones was built in a shallow water area to experimentally investigate the propagation features of the sounds from various sizes of European spiny lobsters (Palinurus elephas), recorded between 0.5 and 100 m from the animals. The peak-to-peak source levels (SL, measured at one meter from the animals) varied significantly with body size, the largest spiny lobsters producing SL up to 167 dB re 1 µPa2. The sound propagation and its attenuation with the distance were quantified using the array. This permitted estimation of the detection ranges of spiny lobster sounds. Under the high ambient noise conditions recorded in this study, the sounds propagated between 5 and 410 m for the smallest and largest spiny lobsters, respectively. Considering lower ambient noise levels and different realistic propagation conditions, spiny lobster sounds can be detectable up to several kilometres away from the animals, with sounds from the largest individuals propagating over 3 km. Our results demonstrate that sounds produced by P. elephas can be utilized in passive acoustic programs to monitor and survey this vulnerable species at kilometre scale in coastal waters.

Khan M, Wang X, Thakur KK, Guild R, Nawaz RA, Awais M. Lobster Yield Dynamics in a Warming Ocean: A Generalized Linear Modeling Case Study in Prince Edward Island, Canada. Foods. 2025 Jun 12;14(12):2072. doi: 10.3390/foods14122072. 

Abstract. The lobster fishery is the third largest industry in Prince Edward Island (PEI), Atlantic Canada. Rising water temperatures due to global warming are impacting the successful completion of the lobster life cycle, which is heavily dependent on water temperature. This study investigated the relationship between lobster landings and sea surface temperature (SST) in PEI. Using Generalized Linear Models (GLM), we identified a significant correlation between annual historical lobster landings and monthly sea surface temperatures (SST) in the waters around PEI from 1990 to 2021. Considering the 5-8 year maturation period of lobsters, we applied a lagged SST structure over an 8-year period and used a Generalized Linear Model (GLM) to evaluate the relationship between historical SST and lobster landings. Our findings suggest that historical increases in SST are correlated with changes in lobster landings. Given the known sensitivities of lobster life cycles (i.e., spawning, larval development) and behavior (i.e., mating) to high ambient water temperature, our study also offers important insights for future fishery management under anticipated climate change scenarios.

Leung PS, Chen YC, Mykles DL, Chow WK, Li CP, Chu KH. Molecular identification of the lobster muscle protein tropomyosin as a seafood allergen. Mol Mar Biol Biotechnol. 1998 Mar;7(1):12-20.

Abstract. Crustaceans are a major cause of seafood allergy. Recent studies have identified tropomyosin as the major allergen in shrimp. However, such data are lacking in other crustaceans. In the present study lobster allergens were identified and characterized by molecular cloning, sequencing, and expression. An IgE-reactive complementary DNA clone of 2 kilobase pairs (kb) was identified by screening an expression library of the spiny lobster Panulirus stimpsoni using sera from subjects with crustacean allergy. Expression and sequencing of this clone showed that it has an opening reading frame of 274 amino acids, coding for a 34-kDa protein designated as Pan s I. In addition, we expressed the fast muscle tropomyosin from the American lobster Homarus americanus and found that this protein, coined Hom a I, was also recognized by IgE from patients with crustacean allergies. The deduced amino acid sequences of Pan s I and Hom a I, which are the first identified lobster allergens, show significant homology to shrimp tropomyosin. Sera from subjects with crustacean allergies, when preabsorbed with recombinant proteins Pan s I or Hom a I, lost their IgE reactivity to muscle extract of P. stimpsoni and H. americanus. Preincubation of crustacean allergy sera with the recombinant shrimp tropomyosin Met e I also removed their IgE reactivity to lobster muscle extracts. The results suggest that patients with allergic reactions to crustaceans have common and possibly cross-reactive IgE-reactive epitopes in lobster and shrimp.