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Long John Silver - Björn Larsson
"Descrizione"
by AColumn (9431 pt)
2026-Jan-24 09:37

Recensione di “La vera storia del pirata Long John Silver” (Björn Larsson)

Ci sono libri che nascono come riscritture e finiscono, sorprendentemente, per diventare un’espansione legittima di un mito. La vera storia del pirata Long John Silver appartiene a questa categoria: prende un personaggio universalmente riconoscibile, lo sottrae alla cornice “romanzesca” e lo rimette in mare aperto, con l’ambizione di raccontarne non tanto l’eco leggendaria quanto la materia viva, ambigua e spesso sgradevole dell’avventura.

Il punto di partenza è affascinante già in sé: Long John Silver, l’uomo che in Stevenson era insieme carisma e minaccia, intelligenza e opportunismo, viene qui trattato come se fosse un soggetto storico, un individuo di carne, istinto e memoria. Il titolo, con quel “vera storia”, è una promessa rischiosa: perché l’idea di verità, in un personaggio nato dalla letteratura, non può essere documentaria ma narrativa. E infatti il romanzo (o meglio, questa sorta di “biografia d’invenzione”) non cerca tanto la credibilità archivistica quanto una coerenza interna: rendere Silver plausibile, come se davvero avesse vissuto una vita più lunga, più sporca e più complessa di quanto un romanzo d’avventura ottocentesco potesse permettersi.

Il risultato è un racconto che sposta il baricentro: meno favola marinaresca, più durezza. Qui il pirata non è un’icona folkloristica fatta di pappagalli e bottiglie di rum, ma un uomo che attraversa il mare come si attraversa un mondo privo di misericordia. L’avventura c’è, eccome, ma è accompagnata da un sottotesto quasi “materialista”: fame, violenza, calcolo, alleanze instabili, tradimenti non come colpo di scena ma come regola. Il romanzo lavora bene su quel confine sottile in cui il fascino del fuorilegge smette di essere romantico e diventa inquietante.

Silver emerge come un protagonista magnetico proprio perché moralmente irrisolvibile. Non è un eroe, e non è nemmeno un “cattivo” nel senso tradizionale: è una creatura adattiva. La sua forza sta nell’intelligenza pratica, nella capacità di leggere gli uomini e le situazioni, nel saper cambiare faccia senza cambiare natura. È un personaggio che sopravvive perché sa rinunciare all’orgoglio, perché ha una forma di cinismo che non è posa ma sistema di difesa. E, in controluce, si percepisce un tema non banale: l’identità come maschera necessaria, specie in un mondo dove la legge è lontana e la pietà è un lusso.

Uno degli aspetti più interessanti è l’atmosfera: il mare qui non è il grande teatro romantico dell’ignoto, ma uno spazio crudele, un corridoio di pericolo continuo. Le isole, i porti, le navi diventano luoghi di passaggio in cui la civiltà è una patina sottile e l’umanità emerge spesso nella sua forma più brutale. È un romanzo che cerca il sapore del salmastro e insieme quello della polvere da sparo, con una certa attenzione al dettaglio concreto, più fisico che poetico.

Va detto, però, che un’operazione del genere vive di un equilibrio delicato. Quando si prende un personaggio “mitico” e lo si rende protagonista assoluto, il rischio è doppio: da un lato, trasformarlo in un superuomo narrativo capace di sostenere tutto da solo; dall’altro, appesantire il racconto con la necessità di giustificarne ogni scelta, ogni deviazione, ogni elemento. In diversi passaggi si percepisce questa tensione: il romanzo funziona meglio quando lascia respirare la figura di Silver, quando non lo spiega troppo e permette al lettore di avvertirne la pericolosa imprevedibilità. Quando invece cerca di “dimostrare” la sua grandezza o la sua centralità, perde un po’ di quella naturalezza che rendeva il personaggio così perturbante.

Nel complesso, però, La vera storia del pirata Long John Silver è un libro che si legge con gusto, soprattutto se si ama il genere d’avventura ma non ci si accontenta della sua versione addomesticata. È una storia di mare e di uomini, e come tutte le storie autenticamente marine non ha nulla di pulito: ha odore di legno bagnato, sudore, paura e desiderio.

Consigliato a chi conserva affetto per L’isola del tesoro ma vuole un racconto più adulto, più scuro e più ambiguo. Non sostituisce Stevenson, e non potrebbe farlo: piuttosto gli gira attorno come un’ombra, mostrando cosa potrebbe esserci oltre la luce dell’avventura classica. E in quell’ombra, Long John Silver continua a essere ciò che è sempre stato: irresistibile, inaffidabile, e terribilmente umano.

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