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Recensione

A_Partyns
A_Partyns (13105 pt) 31-Aug-2026 06:01

Caffeina: proprietà, usi, pro, contro, sicurezza

La caffeina è una sostanza naturale appartenente alla famiglia delle metilxantine, presente in numerose piante e utilizzata negli alimenti e nelle bevande principalmente per il suo effetto stimolante sul sistema nervoso centrale e, in alcune applicazioni, come sostanza aromatizzante dal caratteristico gusto amaro.

È naturalmente presente, tra l’altro, nei chicchi di caffè, nelle foglie di tè, nel guaranà, nelle noci di cola, nella yerba mate e, in quantità inferiori, nel cacao. EFSA la descrive come un composto naturalmente presente in diverse parti vegetali e sottolinea che, a dosi moderate, aumenta la vigilanza e riduce la sonnolenza.

Quando però la parola “caffeina” compare separatamente nell’elenco degli ingredienti di una bevanda, come avviene frequentemente negli energy drink e in alcune bevande alla cola, si tratta normalmente di caffeina purificata aggiunta intenzionalmente durante la formulazione.

Questa caffeina aggiunta può essere:

  • estratta da materie prime vegetali;

  • recuperata, per esempio, durante processi di decaffeinizzazione;

  • oppure prodotta mediante sintesi industriale.

La semplice indicazione “caffeina” sull’etichetta non permette di stabilirne l’origine. La caffeina naturale purificata e quella prodotta sinteticamente sono comunque la stessa molecola chimica, se presentano il medesimo grado di purezza. La produzione commerciale comprende storicamente sia processi di estrazione sia processi sintetici.

Descrizione

La caffeina è un alcaloide purinico e, più precisamente, una trimetilxantina.

Il suo nome chimico comune è:

1,3,7-trimetilxantina

La struttura molecolare comprende tre gruppi metilici legati allo scheletro della xantina.

La caffeina pura si presenta normalmente come:

  • polvere cristallina bianca;

  • cristalli o aghi bianchi;

  • sostanza praticamente inodore;

  • gusto marcatamente amaro.

PubChem identifica la caffeina con formula molecolare C₈H₁₀N₄O₂, CAS 58-08-2 e massa molare 194,19 g/mol.

La caffeina è sufficientemente solubile in acqua per essere utilizzata nelle bevande; la solubilità aumenta con la temperatura.

Naturale o prodotta industrialmente?

La caffeina presenta una situazione diversa rispetto a ingredienti che esistono esclusivamente come prodotti industriali.

Caffeina naturalmente presente

Diverse specie vegetali producono caffeina naturalmente come metabolita secondario.

Tra le principali fonti vi sono:

  • caffè – Coffea spp.;

  • tè – Camellia sinensis;

  • guaranà – Paullinia cupana;

  • yerba mate – Ilex paraguariensis;

  • cola – Cola spp.;

  • cacao – Theobroma cacao.

La quantità dipende dalla specie, dalla varietà, dalla parte della pianta, dalle condizioni di coltivazione e dal metodo di preparazione.

Caffeina aggiunta agli alimenti

Quando la caffeina compare come ingrediente separato, è normalmente utilizzata in forma purificata.

La caffeina commerciale può essere ottenuta:

  • recuperandola dal processo di decaffeinizzazione del caffè;

  • estraendola da tè e materiali vegetali ricchi di caffeina;

  • purificando estratti vegetali;

  • mediante produzione sintetica industriale.

La documentazione scientifica descrive infatti sia extraction procedures sia synthetic procedures per la produzione commerciale della caffeina.

Pertanto non è tecnicamente corretto affermare, sulla sola base dell’etichetta:

“questa caffeina è naturale”

oppure

“questa caffeina è sintetica”.

La definizione corretta è:

“caffeina purificata aggiunta come ingrediente; origine naturale o sintetica non determinabile dalla sola etichetta”.

Processo di produzione

Il processo produttivo dipende dall’origine scelta.

Caffeina ottenuta per estrazione

Una fonte importante è rappresentata dai processi di decaffeinizzazione del caffè.

La caffeina rimossa dai chicchi può essere:

  • separata dal mezzo di estrazione;

  • recuperata;

  • concentrata;

  • purificata;

  • cristallizzata;

  • essiccata;

  • portata al grado richiesto per l’impiego alimentare.

Storicamente sono stati utilizzati diversi sistemi di decaffeinizzazione ed estrazione, compresi acqua, solventi e processi con anidride carbonica.

Anche residui e frazioni della lavorazione del tè possono costituire una fonte per l’estrazione industriale.

Caffeina sintetica

La stessa molecola può essere prodotta attraverso reazioni di sintesi chimica controllata.

Dopo la sintesi sono necessarie operazioni di:

  • purificazione;

  • cristallizzazione;

  • essiccamento;

  • verifica analitica;

  • controllo delle impurità;

  • standardizzazione.

Dal punto di vista fisiologico, l’organismo non distingue una molecola di caffeina sulla base del fatto che sia stata sintetizzata industrialmente oppure isolata da una pianta: ciò che conta è la struttura chimica della caffeina e la dose assunta.

Principali sostanze contenute

A differenza di caffè, tè o guaranà, la caffeina purificata è una sostanza chimicamente definita, non una miscela vegetale complessa.

La sostanza principale è quindi la caffeina stessa.

In un grado alimentare possono essere presenti soltanto:

  • caffeina come componente predominante;

  • quantità molto basse di acqua;

  • eventuali impurità residue entro le specifiche del produttore.

Non devono essere attribuiti alla caffeina purificata gli altri componenti naturalmente presenti nel caffè o nel guaranà.

Per esempio, un estratto di guaranà può contenere contemporaneamente:

  • caffeina;

  • teobromina;

  • polifenoli;

  • tannini;

  • carboidrati;

  • altri componenti vegetali.

La caffeina pura, invece, è essenzialmente la singola sostanza.

Questa distinzione è particolarmente importante quando un alimento contiene contemporaneamente “caffeina” e “estratto di guaranà”: una parte della caffeina è stata aggiunta direttamente, mentre un’ulteriore quota può essere introdotta naturalmente dall’estratto vegetale. Ai fini della valutazione dell’esposizione deve essere considerata la caffeina totale proveniente da tutte le fonti.

Dati di identificazione e specifiche

CaratteristicaValoreNota
DenominazioneCaffeinaingrediente alimentare
Nome chimico comune1,3,7-trimetilxantinametilxantina
Nome IUPAC1,3,7-trimethylpurine-2,6-dionedenominazione chimica
Categoria chimicaAlcaloide purinico / metilxantinasostanza definita
Formula molecolareC₈H₁₀N₄O₂PubChem
Massa molare194,19 g/molPubChem
CAS58-08-2identificativo chimico
FL No. UE16.016quando utilizzata come sostanza aromatizzante
AspettoPolvere o cristalli bianchicaffeina purificata
GustoAmarocaratteristico
Origine possibileNaturale estratta oppure sinteticanon distinguibile dalla sola denominazione
Numero ENessunonon è identificata mediante numero E
Funzione fisiologicaStimolante del sistema nervoso centraleantagonista dei recettori dell’adenosina
Funzione alimentare possibileIngrediente con effetto fisiologico oppure aromatizzantedipende dall’impiego
Valore energeticoTrascurabile alle normali quantità d’impiegodosi espresse normalmente in mg
GlutineAssente nella sostanza puranon è un cereale
Allergeni principaliNessuno intrinseconon appartiene ai principali allergeni regolamentati

I principali identificativi chimici sono confermati da PubChem, mentre la normativa europea sulle sostanze aromatizzanti identifica la caffeina con FL No. 16.016.

Meccanismo d’azione

La caffeina attraversa facilmente la barriera ematoencefalica e agisce principalmente come antagonista dei recettori dell’adenosina.

L’adenosina è un neuromodulatore che tende, tra le altre funzioni, a favorire la riduzione dell’attività neuronale e la sensazione di sonnolenza.

La caffeina occupa i recettori dell’adenosina senza attivarli efficacemente, limitando quindi l’azione dell’adenosina stessa.

Alle concentrazioni normalmente associate al consumo alimentare, il meccanismo centrale più rilevante riguarda soprattutto i recettori:

  • A₁;

  • A₂A.

Altri meccanismi, come l’inibizione delle fosfodiesterasi o importanti modificazioni del calcio intracellulare, richiedono concentrazioni molto superiori a quelle normalmente associate all’effetto stimolante alimentare.

Gli effetti possono comprendere:

  • aumento della vigilanza;

  • riduzione della sonnolenza;

  • aumento temporaneo dell’attenzione;

  • modificazione della percezione della fatica;

  • aumento transitorio dell’attivazione del sistema nervoso.

EFSA conferma che la caffeina stimola il sistema nervoso centrale e, a dosi moderate, aumenta la vigilanza e riduce la sonnolenza.

Impiego alimentare e sicurezza

AspettoValutazione
Funzione principale negli energy drinkEffetto fisiologico stimolante
Bevande alla colaPuò essere utilizzata anche con funzione aromatizzante
Caffè e tèNaturalmente presente
Guaranà e mateNaturalmente presente negli estratti vegetali
Energy drinkFrequentemente aggiunta come caffeina purificata
Dose singola EFSA senza preoccupazioni per adulti sani≤200 mg da tutte le fonti
Assunzione giornaliera EFSA per adulti sani≤400 mg/giorno
Gravidanza≤200 mg/giorno da tutte le fonti secondo EFSA
Bambini e adolescenti3 mg/kg p.c./giorno come livello proposto da EFSA
SonnoAnche 100 mg vicino all’ora di coricarsi possono alterarlo in alcuni adulti
Bevande UE >150 mg/LObbligo di specifica avvertenza, salvo le eccezioni previste per tè/caffè
Caffeina usata come aroma UE nelle bevande analcolichemassimo 150 mg/kg
USA, cola-type beveragesmassimo 0,02% secondo 21 CFR §182.1180
Effetti da eccessoinsonnia, agitazione, ansia, tremore, palpitazioni e altri effetti dose-dipendenti
AllergeneNo
Nutriente essenzialeNo

EFSA considera prive di preoccupazioni per la sicurezza, nella popolazione adulta sana, dosi singole fino a 200 mg e assunzioni complessive fino a 400 mg al giorno, fatta eccezione per la gravidanza.

Quantità negli alimenti

La caffeina può provenire sia da ingredienti naturali sia dalla caffeina aggiunta.

EFSA fornisce, come valori orientativi:

  • espresso da 60 ml: circa 80 mg;

  • caffè filtro da 200 ml: circa 90 mg;

  • tè nero da 220 ml: circa 50 mg;

  • cola da 355 ml: circa 40 mg;

  • energy drink da 250 ml: circa 80 mg;

  • cioccolato fondente da 50 g: circa 25 mg;

  • cioccolato al latte da 50 g: circa 10 mg.

Sono valori indicativi e possono variare considerevolmente in funzione della formulazione, della materia prima e del metodo di preparazione.

Un aspetto particolarmente importante è che il contenuto totale deve comprendere tutte le fonti.

Se una bevanda contiene contemporaneamente:

  • caffeina aggiunta;

  • guaranà;

  • caffè;

  • tè;

  • mate;

  • altri estratti naturalmente contenenti caffeina;

l’esposizione reale deriva dalla somma della caffeina proveniente da tutti questi ingredienti.

Caffeina negli energy drink

Negli energy drink la caffeina rappresenta normalmente il principale ingrediente responsabile dell’effetto stimolante acuto.

Altri ingredienti frequentemente associati, come:

  • taurina;

  • vitamine del gruppo B;

  • L-carnitina;

  • estratti vegetali;

non devono essere automaticamente considerati equivalenti alla caffeina per effetto stimolante.

EFSA ha valutato anche la caffeina in presenza di componenti tipici degli energy drink e ha concluso che, alle concentrazioni normalmente presenti in tali bevande, gli altri costituenti considerati non modificano la valutazione di sicurezza di una dose singola di caffeina fino a 200 mg negli adulti sani.

La quantità effettivamente assunta dipende però sia dalla concentrazione sia dal volume della confezione.

Una bevanda relativamente concentrata consumata in grande quantità può quindi determinare rapidamente un’assunzione significativa.

Regole di etichettatura nell’Unione europea

Nell’Unione europea esiste una regola specifica per le bevande con elevato contenuto di caffeina.

Le bevande, escluse determinate bevande a base di caffè o tè la cui denominazione contiene “caffè” o “tè”, che contengono caffeina da qualsiasi fonte in quantità superiore a 150 mg/L, devono riportare nello stesso campo visivo della denominazione del prodotto l’avvertenza:

“Elevato tenore di caffeina. Non raccomandato per i bambini e durante la gravidanza e l’allattamento”

seguita dall’indicazione della quantità di caffeina espressa in mg per 100 ml.

L’espressione normativa “da qualsiasi fonte” è significativa.

Significa che ai fini della soglia devono essere considerate anche le fonti naturali presenti nella formulazione, non soltanto la caffeina aggiunta direttamente.

Per gli alimenti diversi dalle bevande ai quali la caffeina viene aggiunta per uno scopo fisiologico, è prevista invece l’indicazione:

“Contiene caffeina. Non raccomandato per i bambini e durante la gravidanza”

accompagnata dalla quantità di caffeina prevista dalla normativa.

Uso come sostanza aromatizzante

La caffeina può essere utilizzata anche per la sua funzione aromatizzante, soprattutto per contribuire a un profilo gustativo amaro.

Nell’UE è inclusa nell’elenco delle sostanze aromatizzanti con FL No. 16.016.

Quando impiegata specificamente come aroma, la normativa europea stabilisce limiti massimi per determinate categorie, tra cui:

  • categoria 1: 70 mg/kg;

  • categoria 3: 70 mg/kg;

  • categoria 5: 100 mg/kg;

  • categoria 14.1, bevande analcoliche: 150 mg/kg.

Questo uso deve essere distinto dall’aggiunta di caffeina a una bevanda per ottenere un effetto fisiologico stimolante.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti la caffeina è presente nell’inventario FDA delle sostanze utilizzate negli alimenti ed è associata al 21 CFR §182.1180.

La disposizione statunitense stabilisce per l’impiego nelle cola-type beverages una tolleranza dello:

0,02%

e considera la sostanza GRAS quando utilizzata in queste bevande secondo le buone pratiche di fabbricazione.

Per la popolazione adulta generale, FDA indica 400 mg al giorno come quantità che, per la maggior parte degli adulti, non è generalmente associata a effetti negativi. L’agenzia sottolinea però che la sensibilità individuale e la velocità di eliminazione della caffeina possono variare considerevolmente.

Regno Unito

Nel Regno Unito valgono analoghe prescrizioni di avvertenza per le bevande che superano 150 mg/L di caffeina.

La guida governativa richiede la dicitura:

“High caffeine content. Not recommended for children or pregnant or breast-feeding women”

e l’indicazione della quantità di caffeina in mg/100 ml.

Il Regno Unito distingue inoltre la caffeina aggiunta per effetto fisiologico dalla caffeina aggiunta come flavouring, per la quale si applicano le regole specifiche sulle sostanze aromatizzanti.

Sicurezza

La caffeina è una sostanza con un’attività fisiologica reale e la sua sicurezza deve essere valutata principalmente in funzione della dose totale.

Adulti sani

EFSA considera prive di preoccupazioni:

fino a 200 mg in una singola dose

e

fino a 400 mg complessivi durante la giornata.

Questi valori si riferiscono alla caffeina proveniente da tutte le fonti.

Il valore di 400 mg non significa che ogni persona possa assumere questa quantità senza percepire effetti.

La sensibilità individuale varia in funzione di:

  • metabolismo;

  • abitudine al consumo;

  • genetica;

  • massa corporea;

  • orario di assunzione;

  • farmaci;

  • condizioni individuali.

Sonno

EFSA segnala che anche una dose singola di circa 100 mg può modificare durata e qualità del sonno in alcuni adulti, soprattutto se consumata vicino all’ora di coricarsi.

Questo significa che una quantità inferiore ai livelli considerati sicuri dal punto di vista tossicologico può comunque produrre effetti indesiderati sul sonno.

Gravidanza

EFSA considera un’assunzione totale fino a:

200 mg/giorno

come livello che non desta preoccupazioni per il feto, nell’ambito della propria valutazione della popolazione sana.

Deve essere conteggiata tutta la caffeina proveniente da:

  • caffè;

  • tè;

  • cola;

  • energy drink;

  • cioccolato;

  • integratori;

  • altre fonti.

Bambini e adolescenti

EFSA propone come livello di sicurezza:

3 mg/kg di peso corporeo al giorno

sia per le dosi singole sia per il consumo abituale nei bambini e negli adolescenti.

Per esempio, questo valore corrisponde teoricamente a:

  • 30 kg → 90 mg/giorno;

  • 40 kg → 120 mg/giorno;

  • 50 kg → 150 mg/giorno.

Questi calcoli rappresentano l’applicazione matematica del riferimento EFSA e non una raccomandazione a far consumare caffeina ai bambini.

Effetti di quantità elevate

Con l’aumento della dose possono comparire:

  • agitazione;

  • nervosismo;

  • ansia;

  • insonnia;

  • tremori;

  • aumento della frequenza cardiaca;

  • palpitazioni;

  • disturbi gastrointestinali;

  • aumento della diuresi in determinate condizioni;

  • cefalea;

  • irrequietezza.

FDA segnala inoltre che quantità eccessive nei bambini e adolescenti possono essere associate ad aumento della frequenza cardiaca, palpitazioni, pressione elevata, ansia e problemi del sonno.

A dosi estremamente elevate, molto superiori alle normali quantità alimentari, la caffeina può diventare gravemente tossica. Questo scenario riguarda soprattutto prodotti concentrati, polveri o assunzioni accidentali/intenzionali e non il normale consumo moderato di alimenti.

Tolleranza, dipendenza e sospensione

Il consumo regolare può determinare adattamento fisiologico ad alcuni effetti della caffeina.

La sospensione improvvisa dopo consumo abituale può provocare sintomi transitori, tra cui:

  • cefalea;

  • sonnolenza;

  • stanchezza;

  • difficoltà di concentrazione;

  • irritabilità.

La caffeina possiede quindi effetti farmacologici reali e non deve essere considerata semplicemente un aroma privo di attività biologica.

Pro

  • Aumenta temporaneamente la vigilanza.

  • Riduce la sensazione di sonnolenza.

  • Può migliorare temporaneamente attenzione e capacità di mantenere lo stato di veglia.

  • È efficace a quantità relativamente basse.

  • È una sostanza chimicamente ben caratterizzata.

  • Può essere ottenuta da fonti vegetali o mediante produzione industriale.

  • È facilmente standardizzabile nelle bevande.

  • Permette di conoscere con precisione la quantità aggiunta quando viene utilizzata come sostanza purificata.

  • Non apporta quantità nutrizionalmente significative di zuccheri, grassi o sodio.

  • Non contiene intrinsecamente glutine.

  • Non è uno dei principali allergeni alimentari regolamentati.

  • La sicurezza della caffeina è stata valutata approfonditamente da EFSA e altre autorità.

Contro

  • Non è un nutriente essenziale.

  • Possiede una reale attività sul sistema nervoso centrale.

  • Può disturbare il sonno anche a dosi inferiori ai livelli massimi considerati sicuri.

  • Può aumentare nervosismo e ansia nelle persone sensibili.

  • Può provocare palpitazioni o sensazione di accelerazione cardiaca in alcuni soggetti.

  • La sensibilità varia notevolmente da persona a persona.

  • Il consumo abituale può determinare adattamento e sintomi alla sospensione.

  • È facile sottostimare l’assunzione totale quando vengono consumate contemporaneamente diverse fonti.

  • Estratti di guaranà, tè, caffè o mate possono aggiungere caffeina anche quando questa non è immediatamente evidente dalla sola quantità di caffeina purificata indicata.

  • Le bevande energetiche possono essere consumate rapidamente, rendendo possibile l’assunzione di dosi elevate in un intervallo breve.

  • La presenza di vitamine, taurina o altri ingredienti non neutralizza gli effetti di una quantità elevata di caffeina.

  • Non è corretto considerare “naturale” sinonimo di più sicuro: la molecola di caffeina ha la stessa attività biologica indipendentemente dalla sua origine.

Caffeina naturale e caffeina sintetica

Dal punto di vista della valutazione di un ingrediente alimentare è importante separare origine e identità chimica.

La caffeina estratta dal caffè possiede la stessa struttura della caffeina ottenuta attraverso un processo sintetico:

C₈H₁₀N₄O₂

Se purezza e specifiche sono equivalenti, il metabolismo umano riconosce la stessa molecola.

Le differenze possono riguardare invece:

  • processo produttivo;

  • impurità;

  • residui;

  • certificazioni;

  • origine delle materie prime;

  • sostenibilità;

  • qualificazione commerciale come naturale, quando legalmente applicabile.

Per sapere quale origine abbia la caffeina di uno specifico prodotto occorre quindi consultare:

  • specifica tecnica;

  • certificato del fornitore;

  • dichiarazione di origine;

  • documentazione della materia prima.

La sola parola “caffeina” non consente di determinarlo.

Allergeni e glutine

La caffeina pura:

  • non è una proteina;

  • non contiene glutine;

  • non deriva necessariamente da cereali;

  • non contiene strutturalmente latte, uova, soia o frutta a guscio;

  • non appartiene ai principali allergeni alimentari soggetti a dichiarazione obbligatoria.

Se la caffeina viene fornita come preparazione o premiscela, tuttavia, devono essere valutati gli eventuali:

  • supporti;

  • eccipienti;

  • antiagglomeranti;

  • veicoli;

  • sostanze utilizzate nella preparazione commerciale.

Per una materia prima professionale è quindi opportuno verificare sempre la documentazione del fornitore.

Conservazione

La caffeina purificata deve essere normalmente conservata:

  • in contenitore ben chiuso;

  • in ambiente asciutto;

  • protetta da contaminazioni;

  • lontano da fonti eccessive di calore;

  • secondo le specifiche del produttore.

La caffeina è relativamente stabile come sostanza secca.

Nel prodotto alimentare finito la stabilità dipende anche da:

  • pH;

  • temperatura;

  • matrice alimentare;

  • trattamento termico;

  • durata della shelf life;

  • interazioni con altri componenti.

Nelle bevande la caffeina è generalmente sufficientemente stabile da permettere una precisa standardizzazione della concentrazione.

Ambiente

L’impatto ambientale della caffeina aggiunta dipende dalla sua origine.

Per la caffeina recuperata da processi di decaffeinizzazione, il suo utilizzo può rappresentare una valorizzazione di un componente che viene separato durante la produzione di caffè decaffeinato.

Per la caffeina estratta da materie vegetali devono essere considerati:

  • coltivazione;

  • trasporto;

  • estrazione;

  • acqua;

  • solventi o CO₂ utilizzati;

  • purificazione;

  • consumo energetico.

Per la caffeina sintetica assumono maggiore importanza:

  • materie prime chimiche;

  • reagenti;

  • energia;

  • purificazione;

  • gestione dei residui di processo.

Non è quindi possibile affermare in modo generale che la caffeina naturale abbia necessariamente un impatto ambientale inferiore a quella sintetica senza confrontare le specifiche filiere produttive.

Conclusione

La caffeina è una sostanza chimicamente definita appartenente alle metilxantine, con formula C₈H₁₀N₄O₂, CAS 58-08-2 e massa molare 194,19 g/mol. È naturalmente presente in caffè, tè, guaranà, cola, mate e cacao, ma può anche essere aggiunta agli alimenti come ingrediente purificato.

Quando compare separatamente nell’elenco degli ingredienti, deve essere interpretata normalmente come caffeina purificata aggiunta intenzionalmente. Questa può essere estratta da fonti vegetali o prodotta industrialmente mediante sintesi; la sola etichetta non permette di stabilirne l’origine.

Dal punto di vista fisiologico, la caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale il cui principale meccanismo, alle normali concentrazioni alimentari, consiste nell’antagonismo dei recettori dell’adenosina. A dosi moderate aumenta la vigilanza e riduce la sonnolenza.

EFSA considera prive di preoccupazioni per la sicurezza, negli adulti sani, dosi singole fino a 200 mg e un’assunzione complessiva fino a 400 mg al giorno. Una dose di circa 100 mg assunta vicino al momento di coricarsi può tuttavia alterare il sonno in alcuni adulti. Per la gravidanza EFSA indica 200 mg/giorno da tutte le fonti, mentre per bambini e adolescenti propone 3 mg/kg di peso corporeo al giorno.

Nell’Unione europea, le bevande che contengono più di 150 mg/L di caffeina da qualsiasi fonte, salvo le specifiche eccezioni previste per caffè e tè, devono riportare l’avvertenza relativa all’elevato tenore di caffeina e indicarne la quantità in mg/100 ml. Questo significa che nel calcolo devono rientrare non soltanto la caffeina aggiunta direttamente, ma anche quella eventualmente fornita da guaranà, tè, caffè o altre materie prime.

La caffeina non apporta un beneficio nutrizionale essenziale, non possiede un numero E e, quando presente negli energy drink, svolge principalmente una funzione fisiologica stimolante. La valutazione corretta di un prodotto deve quindi considerare soprattutto concentrazione per 100 ml, quantità totale per confezione, altre fonti di caffeina presenti nella formulazione, frequenza di consumo e sensibilità individuale.

Studi

Dosi elevate di caffeina, intolleranza al prodotto o uso di droghe possono avere gravi conseguenze sull'organismo (1).

Può creare dipendenza.

L'elevato e crescente consumo di bevande cosiddette energetiche nel corso degli ultimi anni viene preso in considerazione da questo studio approfondito su ben 2097 pubblicazioni e viene discussa la relazione tra caffeina (presente in tali bevande) ed eventi avversi al sistema cardiovascolare e neurologico (2) e qui si analizzano gli effetti negativi di queste bevande (3).


Caffeina studi

Formula molecolare: C8H10N4O2

Peso molecolare: 194.194 g/mol

UNII: 3G6A5W338E

CAS: 58-08-2  71701-02-5  95789-13-2

EC Number: 200-362-1

FEMA Number: 2224

PubChem Substance ID 24277682

MDL number MFCD00005758 

Beilstein Registry Number 17705

Sinonimi: 

  • 1,3,7-Trimethylxanthine
  • Guaranine
  • Thein
  • Cafeina
  • Caffein
  • Cafipel
  • Coffeine
  • Cafamil
  • 1,3,7-Trimethylpurine-2,6-dione
  • Theobromine, 1-methyl-
  • Propoxyphene Compound 65
  • SK-65 Compound
  • teina
  • Ercatab
  • Lanorinal
  • 1,3,7-trimethyl-1,3,7-trihydropurine-2,6-dione
  • 3,7-Dihydro-1,3,7-trimethyl-1H-purin-2,6-dion
  • 1,3,7-trimethyl-2,6-dioxo-1,2,3,6-tetrahydropurine
  • 1-methyltheobromine
  • 1H-Purine-2,6-dione, 3,7-dihydro-1,3,7-trimethyl-
  • 1,3,7-Trimethyl-3,7-dihydro-1H-purine-2,6-dione
  • 1,3,7-trimethyl-1H-purine-2,6(3H,7H)-dione
  • 1,3,7-trimethyl-2,3,6,7-tetrahydro-1H-purine-2,6-dione
  • Theophylline Me
  • Xanthine, 1,3,7-trimethyl
  • Methylxanthine theophylline
  • Theobromine Me
  • Phensal
  • 3,7-Dihydro-1,3,7-trimethyl-1H-purine-2,6-dione
  • Caffeine, synthetic
  • Quick-Pep
  • Durvitan
  • Wigraine
  • 1,3,7-Trimethyl-2,6-dioxopurine
  • Theophylline, 7-methyl
  • DHCplus
  • Tri-Aqua
  • Kofein
  • Miudol
  • Caffeine, anhydrous
  • Tirend
  • Cafecon
  • Caffine
  • Dexitac
  • Nodaca
  • Caffedrine
  • Stim
  • Methyltheobromine
  • Koffein
  • Mateina
  • Theine
  • Alert-pep

Bibliografia________________________________________

(1) Bioh G, Gallagher MM, Prasad U. Survival of a highly toxic dose of caffeine. BMJ Case Rep. 2013 Feb 8;2013:bcr2012007454. doi: 10.1136/bcr-2012-007454. 

Abstract. A 27-year-old woman with a history of depression and previous overdose presented within 60 min of ingestion of 50 g of caffeine powder. Initially alert but hypotensive and tachycardic, the patient developed a broad complex tachycardia followed by a seizure and multiple ventricular fibrillation (VF) arrests. Following multiple defibrillations for VF, eight cycles of cardiopulmonary resuscitation and treatment with amiodarone, lidocaine, magnesium and potassium supplementation, the patient went to the intensive care unit (ICU). While there, the patient had further VF and required haemofiltration for a profound metabolic acidaemia with cardiac rhythm instability. She developed a postcardiac arrest systemic inflammatory response syndrome with episodes of acute pulmonary oedema, profound vasoplegia, hypothermia and coagulopathy. After 5 days in the ICU, the patient was stable enough to be transferred to the ward, with a persistent sinus tachycardia, and was discharged 3 days later with cardiology and psychiatry follow-up.

Wilson RE, Kado HS, Samson R, Miller AB. A case of caffeine-induced coronary artery vasospasm of a 17-year-old male. Cardiovasc Toxicol. 2012 Jun;12(2):175-9. doi: 10.1007/s12012-011-9152-9.

Abstract. The intentional consumption and use of stimulants, such as caffeine, are known to have numerous interactions with the human cardiovascular system. Ex vivo studies have shown caffeine-induced vasoconstriction of coronary arteries (Forman et al. in Ann Emerg Med 29:178-180, 1997). We report on a case of a 17-year-old male who presented with angina and an abnormal electrocardiogram (ECG) concerning for ST elevation myocardial infarct. He was found to have diffuse ECG changes and markedly elevated cardiac enzymes. A transthoracic echocardiogram revealed a reduced left ventricular (LV) systolic function as well as segmental wall motion abnormalities consistent with an ischemic insult. The patient admitted to consuming near lethal doses of caffeine immediately preceding his angina. He was diagnosed with coronary vasospasms as a result of stimulant use. During hospitalization, ECG changes resolved, cardiac enzymes started trending downward, and LV systolic function returned to normal, all consistent with stunned myocardium that fully recovered. This case strongly suggests that overuse of stimulants, such as caffeine, should be considered in patients presenting with coronary vasospasms, particularly in teenagers and young adults.

Kinugawa T, Kurita T, Nohara R, Smith ML. A case of atrial tachycardia sensitive to increased caffeine intake. Int Heart J. 2011;52(6):398-400. doi: 10.1536/ihj.52.398. 

Abstract. A 33-year-old Japanese man with atrial tachycardia visited our clinic. He regularly consumed daily alcohol with cola, one cup of regular coffee, and a candy containing 0.7 mg of caffeine per tablet. After stopping his caffeine intake, his arrhythmia ameliorated. Since caffeine might be associated with his arrhythmia, a caffeine load test (equivalent to his daily intake of caffeine) was performed for 4 days. Atrial tachycardia time from a Holter recording was 44.2 minute/day before the caffeine load, compared with 215.2 minute/day during the caffeine load. Plasma caffeine concentration before and during caffeine loading was 3.1 mg/dL and 5.4 mg/dL, respectively. Caffeine use seemed to be an important factor for his atrial tachycardia, since his arrhythmia became worse during caffeine load testing and was ameliorated after the cessation of caffeine.

(2) Ali F, Rehman H, Babayan Z, Stapleton D, Joshi DD. Energy drinks and their adverse health effects: A systematic review of the current evidence. Postgrad Med. 2015 Apr;127(3):308-22. doi: 10.1080/00325481.2015.1001712. 

Abstract. Purpose: With the rising consumption of so-called energy drinks over the last few years, there has been a growing body of literature describing significant adverse health events after the ingestion of these beverages. To gain further insight about the clinical spectrum of these adverse events, we conducted a literature review. Methods: Using PubMed and Google-Scholar, we searched the literature from January 1980 through May 2014 for articles on the adverse health effects of energy drinks. A total of 2097 publications were found. We then excluded molecular and industry-related studies, popular media reports, and case reports of isolated caffeine toxicity, yielding 43 reports. Conclusion: Energy drink consumption is a health issue primarily of the adolescent and young adult male population. It is linked to increased substance abuse and risk-taking behaviors. The most common adverse events affect the cardiovascular and neurological systems. The most common ingredient in energy drinks is caffeine, and it is believed that the adverse events are related to its effects, as well as potentiating effects of other stimulants in these drinks. Education, regulation, and further studies are required.

Iglesias-Lepine ML, Epelde F, Espinosa J, Mariñosa M. Consumo de bebidas energizantes con alcohol, una mezcla arriesgada [Consumption of energy drinks with alcohol, hazardous mixture]. Med Clin (Barc). 2013 Aug 4;141(3):135-6. Spanish. doi: 10.1016/j.medcli.2012.11.009.

(3) Costantino A, Maiese A, Lazzari J, Casula C, Turillazzi E, Frati P, Fineschi V. The Dark Side of Energy Drinks: A Comprehensive Review of Their Impact on the Human Body. Nutrients. 2023 Sep 9;15(18):3922. doi: 10.3390/nu15183922. 

Abstract. In recent years, the consumption of energy drinks by young adults and athletes has risen significantly, but concerns have been raised about the potential health risks associated with excessive consumption. These concerns include cardiovascular problems, nervous system disorders, and the potential for addiction. This review aims to examine the reported effects of acute or chronic abuse of energy drinks on human health. The analysis shows a significant prevalence of adverse effects, particularly on the cardiovascular and neurovegetative systems. In particular, the analysis identified nine cases of cardiac arrest, three of which were fatal. The aetiology of these adverse effects is attributed to the inherent neurostimulant properties of these beverages, of which caffeine is the predominant component. A comparison of documented effects in humans with experimental studies in animal models showed an overlap in results. This review highlights the need for greater rigour in the assessment of sudden cardiac death, particularly in young people, as legal substances such as energy drinks may be involved. We propose stricter limits on the consumption of these beverages than for caffeine, based on the evidence found and the data in the literature. This review also calls for the establishment of regulations governing the consumption of these products in view of their potential impact on human health.