Cartamo (Carthamus tinctorius L.)
Con il termine cartamo si indica Carthamus tinctorius L., specie erbacea annuale coltivata in aree a clima arido o semi–arido, soprattutto in regioni dell’Asia, del Medio Oriente, del Nord Africa e in alcune zone dell’Europa e delle Americhe. La pianta si adatta a suoli ben drenati, anche relativamente poveri, e tollera condizioni di scarsa disponibilità idrica, risultando idonea a sistemi colturali a basso input. Presenta fusto eretto ramificato, foglie spesso dentate o leggermente spinose e caratteristiche infiorescenze capitate (capolini) con fiori di colore giallo–arancio o rossastro.
Dal punto di vista morfologico e agronomico, il cartamo viene coltivato principalmente per i semi, che rappresentano la materia prima per la produzione dell’olio di cartamo. I capolini, una volta maturi, contengono i cariossidi (semi) che vengono raccolti, essiccati e destinati alle successive fasi di lavorazione. La pianta ha un ciclo colturale relativamente flessibile e può essere inserita in rotazioni con altre colture estensive. Le rese in seme e la qualità dell’olio sono influenzate da varietà, condizioni climatiche, densità di semina, tecniche di irrigazione (quando presenti) e modalità di raccolta.
La composizione del cartamo riguarda in particolare i semi, che contengono una frazione elevata di olio (lipidi), con un profilo in acidi grassi variabile a seconda del tipo varietale. Esistono cultivar a prevalenza di acido linoleico (olio ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi) e cultivar a prevalenza di acido oleico (olio ad alto tenore di acidi grassi monoinsaturi). Oltre alla componente lipidica, i semi apportano proteine, fibre, minerali e composti minori, inclusi tocoferoli e altri antiossidanti naturali. La composizione è influenzata da condizioni pedoclimatiche, dallo stadio di maturazione alla raccolta e dai parametri di estrazione e raffinazione.
Sul piano tecnologico e d’uso, il cartamo è impiegato nella filiera alimentare soprattutto per la produzione di olio di semi destinato al consumo diretto o all’impiego come ingrediente in prodotti trasformati. Alcune parti della pianta, in particolare i capolini e i petali essiccati, sono stati storicamente utilizzati come fonte di coloranti naturali e come componente in alcune preparazioni tradizionali. La qualità della materia prima e dell’olio finito dipende dalla selezione varietale, dalla gestione colturale, dalle condizioni di stoccaggio dei semi e dal controllo dei processi di estrazione e raffinazione, con particolare attenzione alla stabilità ossidativa e al mantenimento dei costituenti minori di interesse tecnologico e nutrizionale.
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Classificazione botanica (APG IV)
Nome botanico: Carthamus tinctorius L.
Nome comune: cartamo, cartamo dei tintori, “falso zafferano”
Famiglia: Asteraceae
Ordine: Asterales
Cladi moderni (filogenetici):
Angiosperms
Eudicots
Asterids
Dominio: Eukaryota
Regno: Plantae
Coltivazione e condizioni di crescita
Clima
Il cartamo cresce bene in climi semi-aridi o continentali, con estati calde e secche. È in grado di tollerare periodi di siccità grazie al suo fittone profondo, ma è sensibile a piogge eccessive nel periodo di fioritura e maturazione. Le temperature ottimali nelle fasi critiche (germinazione, fioritura, riempimento dei semi) sono di giorno tra circa 20 e 30 °C, con buona luminosità.
Esposizione
Richiede pieno sole per garantire un buon sviluppo vegetativo, capolini abbondanti e un’elevata resa in semi e olio. Ombre persistenti o situazioni di scarsa luce riducono la fioritura, il numero di semi per capolino e la resa complessiva.
Terreno
Il terreno ideale deve essere:
profondo, per permettere lo sviluppo del fittone;
ben drenato, per evitare ristagni che compromettono radici e maturazione;
di tessitura media o media–sabbiosa, con buona porosità;
con pH attorno a 6,0–7,5;
con adeguata sostanza organica, soprattutto in assenza di irrigazione costante.
Suoli superficiali, sassosi o compatti limitano sviluppo della radice e riducono la resa.
Irrigazione
Il cartamo è adattato a sistemi di coltivazione in asciutta. Tuttavia, irrigazioni di soccorso, soprattutto nella fase di emergenza, bottone-fiorale e inizio allegagione, possono aumentare significativamente la resa. È preferibile irrigare in modo moderato e profondo piuttosto che frequente e superficiale. Eccessi idrici in fioritura aumentano il rischio di marcescenze e allettamento.
Temperatura
Per germinazione e sviluppo iniziale: temperature miti, preferibilmente 15–20 °C.
Per fioritura e riempimento semi: 20–30 °C favoriscono resa e qualità.
Il caldo intenso con assenza di acqua in fasi di maturazione può penalizzare resa e qualità; gelo durante la fioritura è molto dannoso.
Concimazione
Per ottenere buone produzioni i dosaggi tipici – a seconda della fertilità del terreno – sono:
Azoto moderato: sufficiente per la crescita vegetativa, senza eccedere per non favorire vegetazione eccessiva e allettamento.
Fosforo e potassio: utili per sviluppo radicale, fioritura e qualità del seme.
Sostanza organica: compost o letame maturo migliorano struttura del suolo, ritenzione idrica e resilienza alla siccità.
La concimazione andrebbe calibrata su analisi del suolo e obiettivi produttivi.
Cure colturali
Preparazione accurata del letto: terreno ben affinato, senza zolle, per facilitare emergenza uniforme e radicazione profonda.
Semina autonoma, in asciutta o con modestissimo intervento irriguo.
Controllo delle infestanti nelle prime fasi: sarchiature leggere o pacciamature sono efficaci.
Scarsa sensibilità a patologie in condizioni asciutte; sensibilità aumentata in situazioni umide o con piogge frequenti durante fioritura.
Raccolta
La raccolta per la granella si esegue quando le piante sono completamente secche fino a quasi la base e i semi hanno raggiunto un’umidità intorno al 10%. I capolini devono essere ben induriti ed essiccati. In aree mediterranee ciò avviene generalmente tra luglio e agosto, alcune settimane dopo le colture cerealicole primaverili.
La mietitura viene effettuata con mietitrebbia regolata in modo da minimizzare rotture dei capolini e perdite per deiscenza in campo.
Moltiplicazione
Il cartamo si moltiplica esclusivamente per seme. Le sementi devono avere buona germinabilità e purezza. La semina viene fatta in righe distanti 30–45 cm; la densità dipende da tessitura del suolo, fertilità e varietà utilizzata. Non è prevista propagazione vegetativa, dato che la coltura è annuale da granella.
Una rotazione con cereali invernali o leguminose migliora la fertilità del suolo, riduce la pressione di malerbe e patogeni e sfrutta al meglio la natura del terreno.
Conclusione
Il cartamo è una coltura annuale adatta a condizioni semi-aride o a rotazioni con colture cerealicole primaverili. La sua rusticità, la scarsa esigenza in acqua e la capacità di prosperare su suoli profondi e ben drenati lo rendono interessante come coltura alternativa o di diversificazione. Con una gestione adeguata di semina, suolo, concimazione e raccolta può dare rese discrete di semi oleosi, utili per oli alimentari o industriali.
Valori nutrizionali indicativi per 100 g (semi di cartamo)
Energia: ~550–600 kcal
Proteine: ~14–16 g
Carboidrati totali: ~8–10 g
Fibre alimentari: ~6–8 g
Lipidi totali: ~40–42 g
SFA (acidi grassi saturi): quota minoritaria
MUFA (acidi grassi monoinsaturi)
PUFA (acidi grassi polinsaturi, prevalenti nelle varietà alto linoleico)
Minerali: calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio
Vitamine: vitamina E (tocoferoli), piccole quantità di vitamine del gruppo B
Sodio: molto basso
(L’olio di cartamo è costituito quasi esclusivamente da lipidi: ~880–900 kcal/100 g.)
Principali sostanze contenute
Frazione lipidica
acidi grassi polinsaturi (PUFA) con predominanza di acido linoleico nelle varietà tradizionali
acidi grassi monoinsaturi (MUFA), in particolare acido oleico nelle varietà alto oleico
quota ridotta di acidi grassi saturi (SFA)
Componenti minori dell’olio
tocoferoli (vitamina E), con ruolo antiossidante
fitosteroli e altre sostanze insaponificabili
Matrice del seme
proteine vegetali
fibra alimentare
carboidrati strutturali
minerali (Ca, Mg, Fe, P, K)
Processo di produzione
Coltivazione in pieno campo, spesso in aree asciutte con buona tolleranza alla siccità
Raccolta delle piante mature e trebbiatura per separare i semi
Pulizia dei semi (eliminazione di residui vegetali, polveri e impurità)
Eventuale essiccazione per portare l’umidità a valori sicuri di stoccaggio
Estrazione dell’olio:
spremitura meccanica (cold-press) per oli da consumo diretto
eventuale estrazione con solvente e raffinazione per usi alimentari e industriali
Filtrazione e standardizzazione dell’olio
Confezionamento in contenitori idonei a proteggere da luce, calore e ossigeno
Proprietà fisiche
Semi di piccole dimensioni, di colore biancastro–giallo, con elevata percentuale di olio nel nucleo interno.
L’olio di cartamo è limpido, di colore giallo chiaro, fluido a temperatura ambiente e caratterizzato da bassa viscosità.
Il punto di fusione è basso (olio liquido a temperatura ambiente), mentre il punto di fumo varia a seconda del grado di raffinazione.
Proprietà sensoriali e tecnologiche
Aroma dell’olio delicato, tendenzialmente neutro o leggermente di semi/nocciola.
Sapore mite, che non copre il gusto degli altri ingredienti.
Buona stabilità ossidativa nelle varianti alto oleico; maggiore sensibilità all’ossidazione nelle varianti alto linoleico (ricche di PUFA).
Dal punto di vista tecnologico:
ottima spalmabilità e fluidità
idoneo come olio da condimento a crudo
utilizzabile in miscele di oli e in alcuni casi per frittura (soprattutto la versione alto oleico, nel rispetto delle temperature consigliate)
buona capacità di incorporazione in emulsioni alimentari e cosmetiche
Impieghi alimentari
Olio da condimento a crudo per insalate, verdure, piatti freddi
Utilizzo in margarine, condimenti emulsionati e prodotti da forno
Impiego in integratori alimentari e prodotti nutrizionali specifici
Parte di blend di oli per modulare il profilo in acidi grassi
Possibile uso nei prodotti “better-for-you” per sostituire quote di grassi saturi con grassi insaturi
Nutrizione e salute
L’olio di cartamo è una fonte concentrata di energia e acidi grassi insaturi.
La presenza di PUFA (soprattutto acido linoleico) e di MUFA, quando sostituiscono parte dei SFA nella dieta, rientra in un profilo lipidico più favorevole rispetto a diete ricche in grassi saturi.
L’olio contiene vitamina E e fitosteroli che contribuiscono al profilo nutrizionale complessivo.
Come per tutti gli oli, è importante un consumo moderato, inserito in un quadro alimentare bilanciato, considerando l’apporto di grassi da tutte le fonti.
Nota porzione
Per uso alimentare, una porzione tipica di olio di cartamo come condimento varia da 5 a 10 g (1–2 cucchiai da tè) per persona, in funzione del fabbisogno energetico e del contesto dietetico complessivo.
Allergeni e intolleranze
Il cartamo non è incluso tra gli allergeni principali obbligatori in etichetta.
Sono tuttavia possibili, seppur rare, reazioni di ipersensibilità individuale.
Nei prodotti compositi (margarine, condimenti industriali, integratori) gli allergeni più rilevanti derivano di solito da altri ingredienti (latte, soia, glutine, ecc.) presenti nella formulazione.
Conservazione e shelf-life
Semi
conservare in luogo fresco, asciutto, al riparo da parassiti e umidità
umidità eccessiva favoriscono sviluppo microbico e irrancidimento dei lipidi
Olio
mantenere in contenitori ben chiusi, preferibilmente scuri, lontano da luce, calore e ossigeno
una volta aperto, è preferibile consumarlo entro alcuni mesi per evitare ossidazione (odore e sapore di rancido)
temperature elevate accelerano l’ossidazione dei PUFA, in particolare nelle varietà alto linoleico
Sicurezza e regolatorio
L’olio di cartamo è un ingrediente alimentare regolamentato nell’ambito delle norme generali su oli e grassi vegetali.
La filiera deve rispettare buone pratiche agricole e di lavorazione, con sistemi di autocontrollo basati su HACCP.
I controlli riguardano:
purezza e autenticità dell’olio
parametri chimico–fisici (acidità, perossidi, indice di anisidina, ecc.)
contaminanti (residui di fitofarmaci, metalli pesanti, contaminanti ambientali)
conformità alla normativa su etichettatura e composizione degli oli destinati all’alimentazione umana.
Etichettatura
Per un olio di cartamo destinato al consumo alimentare l’etichetta deve riportare:
denominazione del prodotto (ad es. “olio di semi di cartamo”)
elenco degli ingredienti (se parte di una miscela di oli)
quantità netta, lotto, termine minimo di conservazione
condizioni di conservazione raccomandate
origine, quando richiesta o oggetto di dichiarazione volontaria
valori nutrizionali per 100 g (e per porzione, ove previsto)
evidenziazione di eventuali allergeni provenienti da altri ingredienti nel caso di prodotti composti.
Troubleshooting
Olio rancido o odore anomalo
cause: esposizione prolungata a luce, calore, ossigeno
azioni correttive: migliorare packaging (bottiglie scure, chiusura ermetica), abbassare la temperatura di stoccaggio, ridurre il tempo tra apertura e consumo
Torbidità o deposito
cause: variazioni di temperatura, presenza di frazioni non completamente filtrate
azioni: controllare il processo di filtrazione; un leggero deposito può essere fisiologico, ma va verificata la stabilità complessiva
Bassa resa in estrazione
cause: semi poco maturi, umidità eccessiva o parametri di spremitura non ottimali
azioni: ottimizzare tempi di raccolta, essiccazione e parametri tecnici di pressatura
Sostenibilità e filiera
Il cartamo è una coltura adatta a climi secchi, con buona efficienza d’uso dell’acqua rispetto ad altre colture oleaginose.
L’inserimento in rotazioni colturali può contribuire alla gestione del suolo e alla diversificazione agricola.
Una filiera tracciabile, con buone pratiche agricole, uso controllato dei fitofarmaci e attenzione alla qualità del seme, contribuisce sia alla sostenibilità ambientale sia alla sicurezza e qualità del prodotto finito.
L’ottimizzazione dei processi di estrazione e raffinazione, con riduzione degli scarti e corretto recupero dei sottoprodotti (panello proteico), migliora ulteriormente il profilo di sostenibilità.
Principali funzioni INCI (cosmesi)
In ambito cosmetico troviamo principalmente:
Carthamus Tinctorius (Safflower) Seed Oil
Funzioni tipiche:
olio emolliente per creme, lozioni e prodotti corpo
componente condizionante per pelle e capelli
fase lipidica nelle emulsioni (creme viso/corpo, prodotti mani, oli da massaggio)
La presenza di PUFA ne fa un olio interessante per formulazioni “nutrienti”, purché si adottino accorgimenti per limitarne l’ossidazione (antiossidanti, packaging adeguato).
Conclusione
Il cartamo (Carthamus tinctorius L.) è una pianta oleaginosa di rilievo per la produzione di un olio ricco di acidi grassi insaturi, in particolare PUFA (alto linoleico) o MUFA (alto oleico) a seconda della varietà. I semi rappresentano una risorsa sia nutrizionale sia tecnologica, mentre l’olio trova impiego come condimento, ingrediente industriale e componente di integratori e cosmetici.
Una corretta gestione della coltivazione, dei processi estrattivi e delle condizioni di conservazione consente di preservare il profilo lipidico, la stabilità ossidativa e la qualità complessiva del prodotto, garantendo sicurezza, valore nutrizionale e funzionalità d’uso.
Mini-glossario
SFA – saturated fatty acids: acidi grassi saturi; un eccesso a scapito di altri tipi di grassi può risultare meno favorevole per il profilo lipidico ematico.
MUFA – monounsaturated fatty acids: acidi grassi monoinsaturi; considerati preferibili quando sostituiscono parte dei SFA nella dieta.
PUFA – polyunsaturated fatty acids: acidi grassi polinsaturi; includono, tra gli altri, omega-6 e omega-3, coinvolti in numerose funzioni fisiologiche.
HACCP – Hazard Analysis and Critical Control Points: sistema strutturato per l’analisi dei pericoli e il controllo dei punti critici nella produzione alimentare.
Studi
Secondo la medicina tradizionale cinese, il cartamo favorisce principalmente la circolazione del sangue e rimuove la stasi del sangue (1).
Sostanze presenti (2):
- Acido oleico dal 55,12% all' 83,26%
- Acido stearico dal 2,93% al 25,09%
- Acido linoleico dal 14,09% al 19,06%

