Riso Sant’Andrea (Oryza sativa L., varietà italiana “Sant’Andrea”, tipo Lungo A)
Descrizione
Il Sant’Andrea è una storica cultivar italiana di Oryza sativa L., classificata nella tipologia Lungo A. È un riso originario del Nord Italia, dove la coltivazione in risaia si è sviluppata nel tempo in condizioni di sommersione costante, clima temperato-umido e suoli limosi ricchi di nutrienti. Questa varietà ha trovato un ruolo consolidato soprattutto nel comparto piemontese e lombardo, all’interno della tradizione risicola italiana.
Il chicco del Sant’Andrea si presenta lungo, abbastanza ampio e di forma regolare, con rapporto lunghezza/larghezza tipico dei risi Lungo A. L’endosperma è parzialmente perlato, caratteristica comune ad alcune varietà italiane a medio rilascio di amido: in cottura, il chicco non rimane completamente asciutto e completamente separato, ma sviluppa una discreta cremosità superficiale, pur mantenendo buona struttura interna. Sotto questo profilo, si colloca tra i risi Lungo A “versatili”, cioè idonei sia a cucine a chicco più asciutto sia a preparazioni dove è utile un contributo di struttura e leggera viscosità.
Agronomicamente, Sant’Andrea è considerato un riso con tempi di maturazione medi, buona adattabilità ai sistemi irrigui della Pianura Padana e una resa soddisfacente alla lavorazione. Non appartiene al gruppo dei risi aromatici e non rientra, per caratteristiche confezionali, tra le varietà ad altissimo rilascio di amido usate per risotti speciali, pur potendo essere impiegato anche in questo ambito in alcune interpretazioni regionali.
La sua diffusione è legata alla duttilità d’uso: può essere cucinato in modo cremoso e strutturato (zuppe, risotti semplici, ricette casalinghe) oppure in preparazioni meno collanti come contorni e insalate tiepide.
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Classificazione botanica
Nome comune: riso Sant’Andrea (Lungo A)
Clade: Angiospermae
Ordine: Poales
Famiglia: Poaceae
Genere: Oryza
Specie: Oryza sativa L.
Coltivazione e condizioni di crescita
Clima
Il riso Sant’Andrea è una cultivar italiana classificata come Lungo A, adatta ai contesti risicoli a clima temperato–caldo, con estati calde e ampia disponibilità di acqua durante il ciclo vegetativo. Richiede una stagione senza gelate, con temperature elevate nelle fasi di accestimento, levata e fioritura. È sensibile alle basse temperature, in particolare durante la germinazione e l’antesi, che possono ostacolare l’allegagione.
Esposizione
Come gli altri risi di sommersione, necessita di pieno sole per massimizzare l’attività fotosintetica e garantire una buona produzione di pannocchie. In condizioni ombreggiate la crescita rallenta, lo sviluppo vegetativo è meno vigoroso e la resa diminuisce.
Terreno
La coltivazione avviene in suoli pianeggianti idonei alla sommersione, preferibilmente argillosi o franco–argillosi, ricchi di sostanza organica e con buona capacità di trattenere l’acqua. Terreni eccessivamente sabbiosi e molto permeabili non sono adatti, poiché non consentono il mantenimento di uno strato idrico stabile. Il pH ottimale varia tra leggermente acido e neutro–debolmente alcalino.
Irrigazione
Il riso Sant’Andrea si coltiva prevalentemente in sommersione, mantenendo uno strato d’acqua costante durante buona parte del ciclo. La gestione dei livelli idrici nelle diverse fasi (pre–emergenza, accestimento, levata, maturazione) è essenziale per controllare le infestanti, ridurre lo stress idrico e favorire una crescita uniforme. Periodi di asciutta o cali improvvisi del livello idrico riducono resa e qualità.
Temperatura
Le temperature ottimali per la germinazione superano i 12–13 °C, mentre per lo sviluppo vegetativo e la fioritura risultano ideali valori tra 20 e 30 °C. Temperature troppo basse nella fase di antesi compromettono la fecondazione, mentre eccessi termici associati a vento secco e forte irraggiamento possono causare scottature delle cariossidi e perdita di qualità.
Concimazione
Il riso Sant’Andrea richiede una concimazione equilibrata in azoto (N), fosforo (P) e potassio (K):
l’azoto, frazionato tra fase pre–sommersione e coperture, favorisce un corretto accestimento senza incrementare il rischio di allettamento;
il fosforo sostiene lo sviluppo iniziale dell’apparato radicale;
il potassio contribuisce alla resistenza all’allettamento e alla qualità del chicco.
Eccessi di azoto favoriscono l’insorgenza di malattie fungine (come il brusone), aumentano il rischio di allettamento e riducono la stabilità produttiva.
Cure colturali
Le principali pratiche includono:
gestione delle infestanti tramite rotazioni, eventuale falsa semina, tecniche meccaniche e/o interventi selettivi;
accurato livellamento del terreno per favorire un allagamento uniforme;
regolazione dei livelli idrici nelle diverse fasi per contenere infestanti idrofile e ridurre lo stress;
monitoraggio di fitopatie (come brusone) e fitofagi, adottando tecniche di difesa integrata;
regolazione della densità di semina per limitare la competizione interna e ridurre il rischio di allettamento.
Una buona circolazione d’aria tra le piante favorisce la sanità della coltura e la formazione delle pannocchie.
Raccolta
La raccolta avviene quando le cariossidi hanno raggiunto una maturazione uniforme e l’umidità della granella è idonea alla mietitrebbiatura. Un ritardo eccessivo può favorire allettamento, sgranatura e perdita qualitativa. Dopo la raccolta, la granella viene essiccata fino a raggiungere un tenore di umidità compatibile con la conservazione e con le successive fasi di lavorazione.
Moltiplicazione
La moltiplicazione della cultivar Sant’Andrea avviene tramite seme certificato, selezionato per garantire purezza genetica, uniformità del chicco e stabilità delle caratteristiche tecnologiche. In azienda, la semina in risaia può essere eseguita a spaglio o a righe, su suolo asciutto o in sommersione, regolando la dose di seme in funzione della densità obiettivo, della fertilità del terreno e della tecnica agronomica adottata.
Valori nutrizionali indicativi per 100 g
(riso Sant’Andrea bianco, crudo – valori medi dei risi Lungo A)
Energia: ~ 330–360 kcal
Acqua: ~ 10–13 g
Carboidrati totali: ~ 75–78 g
amido come componente dominante
Fibre alimentari: ~ 0,5–2 g
Proteine: ~ 6–8 g
Grassi totali: ~ 0,4–1,0 g
prima occorrenza SFA (Saturated Fatty Acids): quota bassa della frazione lipidica; un eccesso di SFA a livello dietetico è associato ad aumento del colesterolo LDL
MUFA e PUFA: presenti in quantità contenute, con prevalenza relativa nella frazione insatura
Minerali: piccole quantità di fosforo, magnesio, ferro, zinco
Vitamine: tracce di vitamine del gruppo B (tiamina, niacina)
Il profilo nutrizionale è sovrapponibile a quello degli altri risi italiani a chicco lungo raffinati: ricco di carboidrati complessi, con contenuto lipidico e proteico moderati.
Principali sostanze contenute
Amido complesso (amilosio e amilopectina)
Proteine vegetali caratteristiche del riso
Lipidi totali molto ridotti con bilanciamento tra SFA, MUFA e PUFA
Micronutrienti (B-vitamine e minerali) in quantitativi modesti nel prodotto bianco
Fibra alimentare contenuta in bassa percentuale
Componenti bioattivi minori, prevalentemente localizzati negli strati esterni del chicco e quindi ridotti dalla sbiancatura
Processo di produzione
Coltivazione
semina in risaie con gestione dell’acqua a sommersione
fertilizzazione, controllo fitosanitario, gestione delle infestanti
ciclo vegetativo con maturazione a fine estate o inizio autunno
Raccolta
mietitura meccanica del risone a maturazione del chicco
Essiccazione
riduzione dell’umidità del risone a livelli idonei per la conservazione
Pulizia
separazione da residui vegetali, pietrisco e impurità
Sbramatura
rimozione della lolla → riso integrale
Sbiancatura e lucidatura
rimozione parziale o totale della crusca e lucidatura del chicco
Selezione e confezionamento
eliminazione dei rotti, controllo umidità e stoccaggio in confezioni idonee
Proprietà fisiche
Chicco Lungo A, di forma affusolata e dimensioni importanti
Endosperma parzialmente perlato, con variabilità di translucenza
Colore bianco avorio nel prodotto raffinato
Consistenza solida e compatta a crudo
Proprietà sensoriali e tecnologiche
Sapore: neutro e delicato di cereale
Aroma: tenue, privo di note profumate tipiche dei risi aromatici
Texture in cottura:
buona tenuta del grano
chicco sufficientemente definito
modesto rilascio di amido → leggero effetto cremoso
Tecnologia di cottura:
adatto a metodi di assorbimento e bollitura
discreta stabilità dopo raffreddamento
comportamento intermedio tra risi asciutti e risi molto collosi
Impieghi alimentari
risotti semplici e preparazioni casalinghe
minestre e zuppe di riso
insalate tiepide a base di cereali
contorni per piatti di carne, pesce o verdure
piatti unici a base di riso
Meno indicato per:
risotti tecnici ad alta cremosità
ricette in cui si richieda un forte rilascio di amido e mantecatura intensa
Nutrizione e salute
Il riso Sant’Andrea fornisce carboidrati complessi a rilascio variabile in base alla cottura, con quota proteica moderata e grassi molto ridotti. È naturalmente privo di glutine, adatto quindi anche a chi segue un’alimentazione gluten-free, purché sia garantita l’assenza di contaminazioni nella filiera.
L’indice glicemico è generalmente medio o medio-alto, come la maggior parte dei risi bianchi. Per modulare la risposta glicemica è opportuno inserirlo in pasti completi, associandolo a fibre, verdure, proteine e grassi di buona qualità.
Nota porzione
come primo piatto o base cereale: 70–80 g crudi per persona
come contorno: 50–60 g crudi per persona
Allergeni e intolleranze
non contiene glutine in forma naturale
adatto a persone con celiachia o sensibilità al glutine, se lavorato in ambienti idonei
allergie specifiche al riso sono rare
buone caratteristiche di digeribilità
Conservazione e shelf-life
conservare in luogo fresco, asciutto e al riparo da luce e odori marcati
preferibile contenitore ermetico dopo l’apertura
durata media del confezionato: fino a 24 mesi, se ben conservato
riso cotto: conservare in frigorifero e consumare entro circa 24 ore
Sicurezza e regolatorio
soggetto alla normativa generale sugli alimenti cerealicoli
controlli su microrganismi, contaminanti e residui
tracciabilità, etichettatura, indicazioni nutrizionali e origine devono essere conformi alla legislazione vigente
eventuali claim (es. “senza glutine”) richiedono conformità ai requisiti di legge e assenza di contaminazione
Etichettatura
Indicazioni tipiche su confezioni di riso Sant’Andrea:
denominazione del prodotto
tipologia commerciale (Lungo A)
varietà “Sant’Andrea”
Paese d’origine
dichiarazione nutrizionale
lotto e data
modalità di conservazione
istruzioni di cottura
Troubleshooting
In cucina
chicchi poco definiti → cottura prolungata o quantità d’acqua eccessiva
consistenza troppo asciutta → aumentare leggermente l’acqua o aggiungere fase grassa nel piatto
poca cremosità → Sant’Andrea rilascia amido moderato; la cremosità può essere aumentata con tecniche di mantecatura
In conservazione
perdita di aroma e freschezza → esposizione a luce, calore o odori
presenza di insetti → stoccaggio non ideale; usare contenitori ermetici
Principali funzioni INCI (cosmesi)
In cosmetica, gli ingredienti derivati dal riso sono indicati come Oryza sativa senza distinzione varietale. Tra le funzioni più comuni:
Oryza Sativa (Rice) Starch – assorbente, opacizzante e texturizzante
Oryza Sativa (Rice) Bran Oil – emolliente e skin conditioning
Oryza Sativa Extract – condizionante cutaneo con potenziale supporto antiossidante
Il Sant’Andrea può costituire materia prima, ma non compare come varietà specifica nelle liste INCI.
Conclusione
Il riso Sant’Andrea è un Lungo A italiano equilibrato e versatile, con chicco allungato e parziale perla interna che gli conferiscono una comportabilità intermedia tra risi asciutti e risi destinati a forte cremosità. È impiegato in zuppe, minestre, ricette domestiche e preparazioni dove occorre un riso che mantenga la forma ma conceda un leggero rilascio di amido.
Dal punto di vista nutrizionale, è simile agli altri risi bianchi raffinati: alto contenuto di carboidrati complessi, proteine moderate, lipidi ridotti e assenza di glutine. Con una corretta gestione delle porzioni, inserito in pasti completi e bilanciati, può essere parte funzionale di un’alimentazione variata.
Mini-glossario
Lungo A – categoria merceologica dei risi con chicchi lunghi e di sezione più ampia rispetto ai Lungo B; tipici della risicoltura italiana e spesso utilizzati per risotti, minestre e preparazioni casalinghe.
Endosperma perlato – struttura interna parzialmente opaca del chicco di riso dovuta alla distribuzione dell’amido; influenza il rilascio dell’amido in cottura e la conseguente cremosità superficiale.
Amido – principale carboidrato complesso presente nel riso (costituito da amilosio e amilopectina); rappresenta la fonte energetica primaria del chicco.
Gluten-free – indica l’assenza di glutine (proteina tipica di frumento, orzo e segale); il riso è naturalmente privo di glutine.
SFA – Saturated Fatty Acids (acidi grassi saturi): frazione dei grassi. Un apporto eccessivo di SFA nella dieta è associato all’aumento del colesterolo LDL e a un maggiore rischio cardiovascolare. Nel riso è presente solo in quantità minime.
MUFA – MonoUnsaturated Fatty Acids (acidi grassi monoinsaturi): grassi insaturi considerati più favorevoli rispetto ai saturi sul piano metabolico. Possono contribuire a un miglior profilo lipidico quando sostituiscono parte degli SFA.
PUFA – PolyUnsaturated Fatty Acids (acidi grassi polinsaturi): comprendono le famiglie omega-6 e omega-3. Svolgono ruoli fisiologici essenziali. Nel riso sono presenti in piccole quantità, ma rappresentano la parte fisiologicamente più interessante della componente lipidica.
Studi
In generale, il riso contiene più di 100 sostanze bioattive principalmente nel suo strato di crusca tra cui l'acido fitico, isovitexina, gamma-orizanolo, fitosteroli, octacosanol, squalene, l'acido gamma-aminobutirrico, tocoferolo, derivati dal tocotrienolo (1) con attività antiossidante.
Non contiene invece il beta carotene (provitamina A) ed ha un contenuto molto basso di ferro e zinco (2).
Nella crusca di riso sono presenti sostanze fitochimiche bioattive che esercitano azioni protettive contro il cancro che coinvolgono il metabolismo dell'ospite e del microbioma intestinale. Una dieta a base di crusca di riso ha mostrato effetti positivi di riduzione del rischio di cancro al colon (3).
Allergie: attenzione, il riso contiene una certa quantità di lattosio.
Su questo ingrediente sono stati selezionati gli studi più rilevanti con una sintesi dei contenuti:
I risi più comunemente usati sono :
- Arborio : chicchi grandi, in Italia è il più diffuso
- Ribe : chicchi allungati.
- Thaibonnet : chicchi medi allungati e sottili
- Roma : chicchi grandi
- Basmati : chicchi sottili e allungati. Coltivato in Pakistan e India
- Carnaroli : chicchi grandi
- Vialone nano : chicchi grandi e rotondeggianti
- Originario o Balilla : chicchi piccoli tondeggianti
- Jasmine : chicchi sottili di origini asiatiche
- Rosso : chicci rossi, piccoli e stretti
- Selvaggio : Zizania palustris
- Baldo : chicchi grandi, lucidi
- Gange : proviene dall'India.
- Pedano : rilascia molto amido
- Venere : proviene dalla Cina e dalla pianura padana
- Patna : proviene dalla Thailandia. Chicchi lunghi e stretti
- Sant'Andrea : Chicchi spessi e lunghi. Rilascia molto amido.
Virus e insetti parassiti del riso: Pseudomonas aeruginosa, Rice yellow mottle virus, Magnaporthe oryzae , Rice Tungro Bacilliform Virus, Lissorhoptrus oryzophilus Kuschel, Oebalus pugnax, Xanthomonas oryzae

