Riso Thaibonnet (Oryza sativa L., tipo indica, Lungo B)
Descrizione
Il riso Thaibonnet è una varietà di riso Lungo B (gruppo indica di Oryza sativa L.) caratterizzata da chicchi lunghi, molto affusolati e a frattura cristallina. Nonostante il nome richiami un’origine asiatica, si tratta di una varietà selezionata fuori dall’Asia (origine californiana) e successivamente introdotta e coltivata stabilmente in Italia a partire dalla fine degli anni ’80. Oggi è ampiamente utilizzata nella risicoltura italiana, soprattutto per produzioni destinate alla ristorazione e ai piatti “a chicco separato”.
Dal punto di vista morfologico, il chicco di Thaibonnet presenta elevato rapporto lunghezza/larghezza (appartiene ai risi “Lungo B”), sezione stretta e forma aghiforme tipica dei risi indica. La cariosside, dopo sbramatura e raffinazione, appare bianca, vitrea/cristallina, con bassa tendenza alla rottura in cottura se gestita correttamente. La varietà è spesso proposta anche in versione parboiled, cioè sottoposta a trattamento idrotermico del riso grezzo (paddy) che favorisce la migrazione di parte di vitamine e minerali verso l’interno del chicco e migliora la tenuta di cottura.
In Italia il riso Thaibonnet è disponibile sia come riso bianco “lungo B” sia, più frequentemente, come riso Thaibonnet parboiled, destinato in particolare a insalate di riso, piatti unici a base di cereali, contorni e preparazioni in cui si richieda una grana ben separata e una struttura stabile dopo cottura, mantenuta anche in caso di raffreddamento e rigenerazione.
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Classificazione botanica
Nome comune: riso Thaibonnet (riso a chicco lungo)
Clade: Angiospermae
Ordine: Poales
Famiglia: Poaceae
Genere: Oryza
Specie: Oryza sativa L.
Coltivazione e condizioni di crescita
Clima
Il riso Thaibonnet è una cultivar di riso a chicco lungo adatta a climi temperato–caldi, con estati calde e presenza di acqua abbondante durante il ciclo colturale. Richiede una stagione vegetativa priva di gelate, con temperature medie relativamente elevate nella fase di accestimento, levata e maturazione. È sensibile alle basse temperature in fase di germinazione e fioritura, che possono ridurre l’allegagione.
Esposizione
Come le altre varietà di riso, necessita di piena luce per assicurare una fotosintesi efficiente e una buona formazione delle pannocchie. Ombreggiamenti prolungati o competizione con vegetazione alta ai bordi delle risaie riducono la produttività e possono favorire un maggiore sviluppo di malerbe.
Terreno
Il riso Thaibonnet viene coltivato in genere in suoli alluvionali o pianeggianti, adatti all’allagamento. Predilige terreni argillosi o franco–argillosi, capaci di trattenere l’acqua in superficie, con buona dotazione di sostanza organica e nutrienti. Suoli troppo sabbiosi, con elevata permeabilità, sono sfavorevoli perché non consentono il mantenimento di uno strato d’acqua stabile. Il pH ottimale è da subacido a neutro–debolmente alcalino.
Irrigazione
La coltura è gestita come riso di risaia allagata o con sistemi a falsa semina e sommersione successiva. È fondamentale mantenere uno strato d’acqua costante (generalmente pochi centimetri) durante gran parte del ciclo, regolando i livelli idrici nelle varie fasi (pre–emergenza, accestimento, levata, maturazione). Fluttuazioni eccessive o periodi di asciutta non programmata causano stress e possono aumentare la pressione delle infestanti.
Temperatura
Le temperature ottimali per la germinazione sono in genere superiori a 12–13 °C, mentre per lo sviluppo vegetativo e la fioritura sono preferibili valori medi tra circa 20 e 30 °C. Temperature troppo basse durante la fioritura compromettono la fecondazione, mentre eccessi termici prolungati, specialmente con forte irraggiamento e ventilazione secca, possono indurre scottature delle cariossidi e riduzione della qualità.
Concimazione
Il riso Thaibonnet richiede una concimazione equilibrata in azoto (N), fosforo (P) e potassio (K).
L’azoto va frazionato (ad esempio in presemina/prechiarura e coperture) per favorire un buon accestimento senza eccessiva allettabilità.
Il fosforo è importante nelle fasi iniziali per lo sviluppo dell’apparato radicale.
Il potassio contribuisce alla resistenza all’allettamento e al miglioramento di alcuni parametri qualitativi della granella.
Eccessi azotati possono favorire lo sviluppo di malattie fungine e rendere le piante più suscettibili ad allettamento e attacchi di insetti.
Cure colturali
Le principali operazioni comprendono:
gestione delle infestanti, tramite rotazioni, falsa semina, controllo meccanico e/o chimico mirato;
regolazione accurata dei livelli idrici per contenere malerbe tipiche di risaia e ridurre lo stress idrico;
eventuale controllo di fitopatie (es. brusone) e fitofagi, con tecniche di difesa integrata;
cura della livellazione del terreno, essenziale per un allagamento uniforme.
Una corretta densità di semina e un equilibrio nutrizionale adeguato aiutano a contenere competizione e allettamento.
Raccolta
La raccolta del riso Thaibonnet avviene quando la maturazione delle cariossidi è uniforme e l’umidità della granella è idonea alla mietitrebbiatura e alla successiva essiccazione. Un ritardo eccessivo di raccolta può determinare allettamento, perdita di granella e calo qualitativo (rotture, gessatura). Dopo la raccolta, il prodotto viene essiccato fino a un tenore di umidità compatibile con la conservazione e le successive fasi di lavorazione.
Moltiplicazione
La moltiplicazione della cultivar avviene tramite seme certificato, prodotto in lotti di selezione varietale per mantenere le caratteristiche genetiche del Thaibonnet (chicco lungo, tenuta in cottura, ecc.). In azienda si procede alla semina in risaia (a spaglio o a righe, a secco o in acqua, a seconda della tecnica adottata), utilizzando un dosaggio di seme adeguato alla densità obiettivo e alle condizioni di campo.
Valori nutrizionali indicativi per 100 g
(Thaibonnet parboiled crudo – valori medi indicativi)
Energia: ~ 370–375 kcal
Acqua: ~ 8–10 g
Carboidrati totali: ~ 81–82 g
Di cui zuccheri semplici: ~ 0,3 g
Amido: componente largamente prevalente
Fibra alimentare: ~ 1,5 g
Proteine: ~ 7–8 g
Grassi totali: ~ 1–1,5 g
Prima occorrenza SFA (acidi grassi saturi): quota ridotta (~0,2–0,3 g / 100 g); l’eccesso di SFA nella dieta è associato a un aumento del colesterolo LDL
MUFA (acidi grassi monoinsaturi): presenti in quantità simile, ma complessivamente molto basse in termini assoluti
PUFA (acidi grassi polinsaturi): presenti in quantità paragonabile ai MUFA; in totale l’intera frazione lipidica rimane comunque contenuta
Sodio: trascurabile (0 g di sale aggiunto nel prodotto tal quale)
I valori si riferiscono a riso Thaibonnet parboiled crudo e possono variare in funzione del produttore, del grado di raffinazione (bianco vs integrale) e delle condizioni di processo.
Principali sostanze contenute
Carboidrati complessi: amido, con contenuto di amilosio relativamente elevato, responsabile della buona tenuta di cottura e della bassa collosità
Proteine del riso (albumine, globuline, prolamine, gluteline) in quantità moderata
Frazione lipidica: quota totale bassa, con SFA, MUFA e PUFA in proporzioni tipiche del riso, ma quantitativamente limitate
Fibre alimentari: piccola quota di fibra, maggiore nelle versioni integrali rispetto al bianco parboiled
Vitamine e minerali: tracce di vitamine del gruppo B e alcuni minerali (es. fosforo, magnesio); nella versione parboiled parte dei micronutrienti del pericarpo migra verso il centro del chicco
Fitocomposti del riso (es. composti fenolici, fitosteroli, orizanolo) presenti soprattutto nelle frazioni di crusca; ridotti nel bianco, più rilevanti nelle versioni integrali Thaibonnet
Processo di produzione
Coltivazione e raccolta
semina di Oryza sativa L. varietà Thaibonnet in risaie (prevalentemente in aree risicole del Nord Italia)
ciclo colturale tipico dei risi Lungo B, con raccolta a maturazione delle cariossidi
Raccolta e essiccazione del risone (paddy)
mietitrebbiatura del riso in campo
essiccazione del risone per ridurre l’umidità a valori idonei alla conservazione e alla successiva lavorazione
Eventuale parboilizzazione (per il riso Thaibonnet parboiled)
ammollo controllato del risone in acqua
trattamento con vapore ad alta temperatura
essiccazione nuovamente fino a umidità stabile
questo processo compatta l’amido e favorisce la migrazione di nutrienti verso l’interno del chicco
Sbramatura e raffinazione
rimozione della lolla (sbramatura)
eventuale sbiancatura e lucidatura per ottenere riso bianco cristallino Lungo B
controllo di rotture, impurità, corpi estranei
Selezione e confezionamento
selezione ottica e meccanica dei chicchi
confezionamento in atmosfera protettiva o in sacchi idonei alla conservazione
indicazione in etichetta del tipo di riso (Lungo B Thaibonnet, parboiled, integrale, ecc.)
Proprietà fisiche
Categoria commerciale: riso Lungo B (indica)
Morfologia del chicco: lungo, molto affusolato, sezione stretta, frattura cristallina
Colore: bianco brillante nel prodotto raffinato; più bruno nelle varianti integrali
Consistenza a crudo: chicco duro, con buona resistenza meccanica durante i processi industriali
Densità apparente: elevata, tipica dei risi lungo-cristallini
Comportamento in cottura: elevata capacità di rigonfiamento, limitata tendenza a rompersi se si rispettano tempi e modalità di cottura
Proprietà sensoriali e tecnologiche
Sapore: neutro o leggermente cereale; nelle varianti integrali possono comparire leggere note più “rustiche”
Aroma: generalmente delicato; in alcune linee è descritta una leggera nota aromatica, meno marcata rispetto ai risi aromatici (es. Basmati)
Struttura in cottura:
chicco ben separato, bassa collosità
buona tenuta di cottura, anche in tempi relativamente lunghi o in cotture successive (rigenerazione)
Comportamento tecnologico:
adatto ad applicazioni in cui si richiede struttura stabile (insalate di riso, piatti freddi, buffet)
buona resistenza a miscelazioni, condimenti e tossature leggere
nelle versioni parboiled, ridotta tendenza alla sovracottura
Impieghi alimentari
Insalate di riso e piatti freddi a base di cereali
Contorni asciutti per piatti di carne, pesce, legumi e verdure
Riso pilaf e piatti “a chicco separato”
Piatti di ispirazione asiatica o indiana (curry, piatti speziati) dove è richiesta grana lunga e poco collosa
Ristorazione collettiva e catering (grazie alla stabilità in cottura e alla possibilità di preparare in anticipo)
Piatti unici con riso, legumi e verdure, soprattutto nelle versioni integrali o miscelate con altri cereali
Per piatti che richiedono cremosità (es. risotti tradizionali), Thaibonnet è meno indicato rispetto a risi a prevalenza japonica (Arborio, Carnaroli, ecc.).
Nutrizione e salute
Riso Thaibonnet appartiene ai cereali amidacei a moderata densità calorica, con:
prevalenza di carboidrati complessi (amido)
quota proteica moderata
contenuto di grassi e sodio molto basso
assenza di glutine (idoneo alla dieta del soggetto celiaco, salvo contaminazioni crociate)
Il trattamento parboiled contribuisce a:
preservare parte di vitamine e minerali rispetto a un riso bianco non parboiled
modificare la struttura dell’amido (retrogradazione parziale) con possibile impatto sul profilo glicemico (spesso leggermente più favorevole rispetto ad alcuni risi bianchi molto raffinati, a parità di porzione)
Punti da considerare nel contesto dietetico:
porzioni e condimenti determinano l’effetto complessivo su carico glicemico e apporto calorico
le versioni integrali Thaibonnet apportano più fibra rispetto al bianco parboiled e possono essere preferibili in regimi che privilegiano l’apporto di fibre
il profilo lipidico complessivo della dieta è influenzato più dai condimenti (olio, burro, salse) che dal riso stesso, che ha grassi molto limitati
Nota porzione
Indicazioni orientative (riso Thaibonnet crudo):
piatto unico / primo piatto: ~ 70–80 g a persona
contorno: ~ 50–60 g a persona
piatti misti cereali–legumi–verdure: la porzione di riso può essere ridotta (es. 50–60 g) bilanciando con fonti proteiche e vegetali
Le porzioni vanno adattate alle esigenze energetiche individuali, al contesto dietetico complessivo e al tipo di preparazione.
Allergeni e intolleranze
il riso è naturalmente privo di glutine e in genere ben tollerato
non è considerato un allergene primario frequente; le allergie specifiche al riso esistono ma sono rare
possibile contaminazione crociata da glutine in stabilimenti che lavorano anche frumento o altri cereali contenenti glutine; la dicitura “senza glutine” richiede il rispetto dei limiti normativi
il contenuto di FODMAP è relativamente basso rispetto ad altri cereali, quindi spesso ben tollerato anche da soggetti con sensibilità intestinale, fermo restando che la risposta è individuale
Conservazione e shelf-life
conservare il riso in luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce
richiudere bene il contenitore o la confezione dopo l’uso per evitare ingresso di umidità e infestazioni da insetti delle derrate
shelf-life tipica per riso Thaibonnet secco confezionato: 24–36 mesi (verificare la data riportata in etichetta)
evitare forti escursioni termiche e vicinanza a fonti di calore o odori intensi (il riso può assorbirli)
Una volta cotto, il riso deve essere:
raffreddato rapidamente se destinato a consumo differito
conservato in frigorifero e consumato entro 24 ore, seguendo le buone pratiche igieniche
Sicurezza e regolatorio
il riso Thaibonnet rientra tra i cereali tradizionali (non è considerato novel food)
soggetto alla normativa generale sui prodotti alimentari (sicurezza microbiologica, contaminanti, residui, tracciabilità)
la forma parboiled deve rispettare limiti su contaminanti (metalli pesanti, micotossine, pesticidi) e parametri igienico-sanitari
per prodotti destinati a celiaci, è necessario il controllo del contenuto di glutine e l’eventuale uso di marchi/claim regolamentati
Etichettatura
Su un riso Thaibonnet destinato al consumo alimentare, l’etichetta dovrebbe riportare:
denominazione di vendita: es. “riso Lungo B Thaibonnet”, eventualmente “parboiled” o “integrale”
origine del riso (es. “Origine: Italia”) se prevista dalla normativa applicabile
nome o ragione sociale e indirizzo dell’operatore del settore alimentare
quantità netta
data di scadenza o termine minimo di conservazione
condizioni particolari di conservazione (es. “conservare in luogo fresco e asciutto”)
dichiarazione nutrizionale per 100 g di prodotto
eventuali claim (es. “senza glutine”) solo se supportati da specifiche analisi e conformi alla normativa
Troubleshooting
In cucina
chicco troppo duro dopo cottura
possibile tempo di cottura insufficiente o rapporto acqua/riso non adeguato
soluzione: aumentare leggermente il tempo di cottura (es. 1–2 minuti) o adottare ammollo breve preliminare
chicco eccessivamente morbido o spappolato
cottura prolungata oltre il tempo consigliato
soluzione: ridurre i tempi o usare metodo di cottura con quantità d’acqua controllata (pilaf, assorbimento)
riso troppo colloso
lavaggio insufficiente (in alcune preparazioni) o rapporto acqua eccessivo
soluzione: lavare il riso finché l’acqua è meno torbida quando la ricetta lo consente; rispettare i rapporti acqua/riso indicati
In conservazione
presenza di piccoli insetti o larve nel riso secco
possibile infestazione da insetti delle derrate
soluzione: smaltire il lotto e sanificare il contenitore/dispensa; evitare stoccaggi troppo lunghi
odore anomalo o rancido
possibile contaminazione o assorbimento di odori esterni
soluzione: evitare stoccaggio vicino a sostanze odorose; verificare la data di scadenza e le condizioni di conservazione
Principali funzioni INCI (cosmesi)
Derivati del riso (non specifici di Thaibonnet, ma di Oryza sativa in generale) sono utilizzati in cosmetica con varie denominazioni INCI, ad esempio:
Oryza Sativa (Rice) Starch – impiegato come assorbente, opacizzante, texturizzante in polveri, talchi, prodotti make-up
Oryza Sativa (Rice) Bran Oil – olio di crusca di riso con funzione di emolliente e skin conditioning
Oryza Sativa (Rice) Extract – estratti di riso con potenziale funzione antiossidante e condizionante cutaneo
Funzioni INCI tipiche:
skin conditioning (miglioramento della sensazione e dello stato della pelle)
emollient (ammorbidimento e riduzione della secchezza cutanea)
absorbent / opacizzante (gestione della lucidità in eccesso sulla superficie cutanea)
Il legame con la varietà Thaibonnet non è specificato in etichetta cosmetica: in genere viene indicato solo il genere/specie botanica (Oryza sativa).
Conclusione
Il riso Thaibonnet è una varietà di riso Lungo B di tipo indica, oggi coltivata anche in Italia, caratterizzata da chicchi lunghi, affusolati e cristallini, con buona tenuta di cottura e bassa collosità. Nella configurazione parboiled si presta in modo particolare a insalate di riso, contorni, piatti pilaf e preparazioni per la ristorazione, grazie alla stabilità della struttura del chicco anche dopo raffreddamento o rigenerazione.
Dal punto di vista nutrizionale, Thaibonnet presenta un profilo in linea con altri risi parboiled: predominanza di carboidrati complessi, quota proteica moderata, contenuto di grassi e sodio molto basso, assenza di glutine. L’utilizzo è quindi coerente con un’alimentazione bilanciata, soprattutto se si controllano porzioni e condimenti e se, quando possibile, si valutano anche varianti integrali per un maggiore apporto di fibra.
Nel quadro delle diverse tipologie di riso, Thaibonnet è un ingrediente tecnico indicato per preparazioni “a chicco separato”, complementare ma non alternativo ai risi da risotto, e trova applicazione sia in ambito domestico sia professionale quando serve una tenuta di cottura elevata e una buona resa tecnologica in piatti compositi e piatti freddi.
Mini-glossario
Riso Lungo B – categoria commerciale di risi con chicco lungo e sottile (tipo indica), con rapporto lunghezza/larghezza elevato.
Amilosio – frazione lineare dell’amido; percentuali più alte sono associate a chicchi più sodi e meno collosi dopo la cottura.
Amilopectina – frazione ramificata dell’amido; percentuali più alte favoriscono maggiore collosità e cremosità in cottura.
Parboiled – trattamento idrotermico del risone che, prima della sbramatura, fa migrare parte di vitamine e minerali dall’esterno verso l’interno del chicco e migliora la tenuta di cottura.
SFA – Saturated Fatty Acids, acidi grassi saturi; un eccesso nella dieta è associato a un aumento del colesterolo LDL.
MUFA – MonoUnsaturated Fatty Acids, acidi grassi monoinsaturi; quando sostituiscono parte degli SFA possono contribuire a un profilo lipidico più favorevole.
PUFA – PolyUnsaturated Fatty Acids, acidi grassi polinsaturi; includono famiglie n-6 e n-3, generalmente considerati positivi se ben bilanciati nel contesto dietetico.
Studi
In generale, il riso contiene più di 100 sostanze bioattive principalmente nel suo strato di crusca tra cui l'acido fitico, isovitexina, gamma-orizanolo, fitosteroli, octacosanol, squalene, l'acido gamma-aminobutirrico, tocoferolo, derivati dal tocotrienolo (1) con attività antiossidante.
Non contiene invece il beta carotene (provitamina A) ed ha un contenuto molto basso di ferro e zinco (2).
Nella crusca di riso sono presenti sostanze fitochimiche bioattive che esercitano azioni protettive contro il cancro che coinvolgono il metabolismo dell'ospite e del microbioma intestinale. Una dieta a base di crusca di riso ha mostrato effetti positivi di riduzione del rischio di cancro al colon (3).
Allergie: attenzione, il riso contiene una certa quantità di lattosio.
Su questo ingrediente sono stati selezionati gli studi più rilevanti con una sintesi dei contenuti:
I risi più comunemente usati sono :
- Arborio : chicchi grandi, in Italia è il più diffuso
- Ribe : chicchi allungati.
- Thaibonnet : chicchi medi allungati e sottili
- Roma : chicchi grandi
- Basmati : chicchi sottili e allungati. Coltivato in Pakistan e India
- Carnaroli : chicchi grandi
- Vialone nano : chicchi grandi e rotondeggianti
- Originario o Balilla : chicchi piccoli tondeggianti
- Jasmine : chicchi sottili di origini asiatiche
- Rosso : chicci rossi, piccoli e stretti
- Selvaggio : Zizania palustris
- Baldo : chicchi grandi, lucidi
- Gange : proviene dall'India.
- Pedano : rilascia molto amido
- Venere : proviene dalla Cina e dalla pianura padana
- Patna : proviene dalla Thailandia. Chicchi lunghi e stretti
- Sant'Andrea : Chicchi spessi e lunghi. Rilascia molto amido.
Virus e insetti parassiti del riso: Pseudomonas aeruginosa, Rice yellow mottle virus, Magnaporthe oryzae , Rice Tungro Bacilliform Virus, Lissorhoptrus oryzophilus Kuschel, Oebalus pugnax, Xanthomonas oryzae

