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I travel alone - Samuel Bjork
"Descrizione"
by AColumn (9431 pt)
2026-Jan-24 11:35

Recensione di “La stagione degli innocenti” (Samuel Bjørk) – Titolo originale: “Gutten i snøen”

La stagione degli innocenti è un thriller nordico che si muove con sicurezza dentro i codici del genere: un’indagine complessa, un’atmosfera fredda e inquieta, una tensione costruita per accumulo, e un’attenzione costante alla psicologia dei personaggi. Samuel Bjørk (pseudonimo di Frode Sander Øien) dimostra ancora una volta di saper bilanciare la parte investigativa con quella più emotiva e cupa, mantenendo un ritmo narrativo che tende a “tirare” il lettore in avanti, capitolo dopo capitolo.

La storia si apre con un caso che mette immediatamente a disagio, non tanto per lo shock facile, quanto per la sensazione di vulnerabilità che porta con sé. Bjørk lavora bene sul senso di minaccia: non è un male astratto o spettacolare, ma qualcosa che appare vicino, domestico, plausibile. E questo è uno dei punti di forza del romanzo: l’orrore non arriva da un mondo eccezionale, ma dal quotidiano che si incrina.

L’indagine è guidata da figure ormai familiari ai lettori della serie: Holger Munch e Mia Krüger. Sono due poli narrativi ben calibrati. Munch porta la dimensione operativa, il peso dell’organizzazione, la responsabilità di far funzionare la macchina investigativa. Mia è invece la mente tagliente e inquieta, l’intuizione che nasce dalla sensibilità e dal trauma, un personaggio che vive sempre sul confine tra lucidità e autodistruzione. Bjørk scrive Mia con una tensione interna costante: è brillante, ma fragile; efficace, ma pericolosamente esposta al vuoto. E questa fragilità non è un semplice elemento decorativo: condiziona il modo in cui l’indagine procede e viene letta.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione della suspense. Bjørk alterna scene d’azione e momenti più analitici, disseminando indizi e deviazioni con un metodo che tiene il lettore in uno stato di attenzione continua. Il ritmo è tipico del crime scandinavo contemporaneo: capitoli relativamente brevi, cambi di prospettiva, un intreccio che si complica gradualmente senza perdere del tutto la leggibilità. È una scrittura che sa essere “consumabile” senza diventare superficiale.

Il titolo italiano, La stagione degli innocenti, mette l’accento su un tema che attraversa il romanzo: la vulnerabilità, l’infanzia, l’idea di un’innocenza esposta a forze che non dovrebbe nemmeno conoscere. E qui Bjørk è efficace perché evita il sentimentalismo. Non c’è compiacimento nel dolore. C’è piuttosto un senso di urgenza morale, come se l’indagine fosse anche una corsa contro il tempo per impedire che qualcosa di irreparabile si ripeta.

Sul piano atmosferico, il libro funziona bene. Oslo e i suoi dintorni non diventano un personaggio come accade in certi autori più contemplativi, ma restano una presenza coerente: fredda, concreta, sobria. L’ambiente non invade la storia, la sostiene. E questa sobrietà rende ancora più forti i momenti in cui la tensione emotiva o la violenza emergono con chiarezza.

Detto questo, La stagione degli innocenti è anche un romanzo che vive pienamente dentro le regole del thriller seriale. Chi cerca innovazioni radicali potrebbe trovarlo “classico” nella sua costruzione: la squadra investigativa con dinamiche interne, la detective brillante ma tormentata, il male che si nasconde dietro una facciata normale. Ma è un classicismo ben gestito, sostenuto da ritmo e solidità narrativa.

In conclusione, La stagione degli innocenti (titolo originale: Gutten i snøen) è un crime teso e coinvolgente, che combina indagine e oscurità psicologica senza perdere la presa sul lettore. È un romanzo che si legge con facilità ma lascia addosso una sensazione di inquietudine, soprattutto per la sua capacità di suggerire che ciò che è più pericoloso non è ciò che appare mostruoso, ma ciò che riesce a passare per normale.

Consigliato a chi ama i thriller nordici moderni, con indagini serrate e personaggi principali segnati da una fragilità credibile. E consigliato soprattutto a chi apprezza i romanzi in cui la tensione non è solo narrativa, ma anche morale.

Evaluate