| "Descrizione" by Al222 (24908 pt) | 2026-Jul-16 19:01 |
Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo al mondo interamente dedicato alla civiltà dell’antico Egitto e una delle principali istituzioni internazionali nel campo dell’egittologia. Fondato nel 1824, conserva decine di migliaia di reperti che documentano un arco cronologico compreso tra la preistoria e l’epoca copta.
Il percorso comprende statue monumentali, sarcofagi, mummie, papiri, gioielli, tessuti, mobili, oggetti quotidiani e corredi funerari. Tra i nuclei più importanti figurano la tomba intatta di Kha e Merit, la Galleria dei Re, il tempio di Ellesija e una delle maggiori raccolte mondiali di papiri egizi.

Un primo interesse sabaudo per l’Egitto nacque nel Seicento con l’acquisizione della Mensa isiaca, una tavola bronzea di epoca romana decorata con figure e geroglifici di ispirazione egizia.
Tra il 1759 e il 1762 Carlo Emanuele III inviò in Egitto il naturalista Vitaliano Donati. La spedizione raccolse statue e altri reperti, tra i quali importanti sculture provenienti dall’area di Karnak.
Il momento decisivo arrivò nel 1824, quando re Carlo Felice acquistò la vasta raccolta di Bernardino Drovetti, piemontese, ufficiale napoleonico e console generale di Francia in Egitto.
La collezione comprendeva migliaia di statue, sarcofagi, mummie, papiri, stele, amuleti e oggetti quotidiani. Unita ai reperti già presenti nelle raccolte sabaude, diede origine al Museo Egizio.
La sede scelta fu il Palazzo dell’Accademia delle Scienze, progettato nel Seicento da Guarino Guarini. Il museo occupa ancora oggi questo edificio.
Poco dopo l’arrivo della collezione Drovetti, il museo fu visitato da Jean-François Champollion, lo studioso francese che aveva decifrato il sistema dei geroglifici egizi grazie anche alla Stele di Rosetta.
Champollion soggiornò a Torino nel 1824 per studiare direttamente papiri, iscrizioni e statue. La quantità e la qualità dei materiali gli permisero di verificare e ampliare le proprie conoscenze sulla lingua egizia.
A lui viene tradizionalmente attribuita la frase secondo cui “la strada per Menfi e Tebe passa da Torino”, espressione che sintetizza l’importanza assunta dal museo nello sviluppo dell’egittologia europea.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento le collezioni furono notevolmente ampliate grazie agli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana.
Un ruolo fondamentale fu svolto da Ernesto Schiaparelli, direttore del museo dal 1894. Egli organizzò numerose campagne di scavo in località come Gebelein, Assiut, Eliopoli, Giza, Qau el-Kebir e Deir el-Medina.
All’epoca, secondo il sistema di ripartizione autorizzato dalle autorità egiziane, una parte dei reperti rinvenuti poteva essere assegnata alla missione straniera che conduceva gli scavi.
Tra le scoperte più importanti vi fu nel 1906 la tomba intatta di Kha e Merit a Deir el-Medina.
Le campagne proseguirono sotto Giulio Farina e altri studiosi, contribuendo a documentare la vita religiosa, amministrativa e quotidiana dell’antico Egitto.
Il museo ha sede in un edificio storico situato tra via Accademia delle Scienze e Piazza Carignano.
Il palazzo venne progettato nel Seicento da Guarino Guarini e fu successivamente modificato e adattato a funzioni accademiche e museali.
Gli spazi interni sono stati profondamente rinnovati nel tempo. Un importante riallestimento è stato inaugurato nel 2015, con l’ampliamento delle superfici espositive, nuovi collegamenti verticali e un percorso più leggibile.
In occasione del bicentenario del 2024 sono stati realizzati ulteriori interventi, comprendenti il rinnovamento della Galleria dei Re e una nuova relazione tra museo, edificio e spazio urbano.
Il patrimonio comprende oltre 40.000 reperti, dei quali soltanto una parte è esposta nelle sale. Gli altri sono conservati nei depositi, studiati, restaurati o resi consultabili attraverso cataloghi e progetti digitali.
Le collezioni coprono un periodo di diversi millenni e comprendono:
Questa varietà permette di conoscere non soltanto faraoni e divinità, ma anche artigiani, scribi, agricoltori, donne e bambini.
Il museo si sviluppa su più piani con un percorso prevalentemente cronologico e tematico.
Le sezioni accompagnano il visitatore attraverso:
L’allestimento viene periodicamente aggiornato per integrare nuove ricerche, restauri e differenti interpretazioni archeologiche.
La Galleria dei Re ospita alcune delle più spettacolari sculture monumentali del museo.
Tra le opere figurano statue di faraoni e divinità, comprese rappresentazioni di Ramesse II, Seti II, Sekhmet, Ptah, Amon e altre figure del pantheon egizio.
L’allestimento rinnovato valorizza le sculture attraverso luce, spazio e collegamenti visivi, permettendo di osservarle da differenti prospettive.
Le statue non erano semplici ritratti. Esprimevano autorità politica, presenza divina, continuità dinastica e rapporto tra il sovrano e gli dei.
Una delle opere più famose è la statua di Ramesse II, proveniente dal tempio della dea Mut a Karnak e giunta a Torino con la spedizione di Vitaliano Donati.
Il faraone è rappresentato seduto, con gli attributi della regalità e una composizione accuratamente equilibrata.
La scultura comunica contemporaneamente forza, immobilità e natura divina. Non deve essere interpretata come un ritratto realistico nel senso moderno, perché l’immagine del sovrano seguiva precise convenzioni politiche e religiose.
La tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit è uno dei nuclei più importanti del museo e uno dei corredi funerari non reali meglio conservati dell’antico Egitto.
Fu scoperta intatta nel 1906 a Deir el-Medina dalla missione diretta da Ernesto Schiaparelli.
Kha era un responsabile dei lavori nelle necropoli reali durante la XVIII dinastia. La tomba conteneva sarcofagi, mobili, abiti, strumenti, recipienti, alimenti, cosmetici, gioielli e testi funerari.
La conservazione congiunta di questi oggetti permette di ricostruire la vita, il lavoro, le relazioni familiari e le credenze religiose di una coppia appartenente a un livello elevato, ma non regale, della società egizia.
Il corredo comprende il Libro dei Morti di Kha, un papiro lungo diversi metri contenente formule destinate ad assistere il defunto nel viaggio nell’aldilà.
Il termine “Libro dei Morti” è moderno. Gli Egizi definivano questi testi con un’espressione traducibile come “Formule per uscire al giorno”.
Le formule non costituivano un libro identico per tutti: scelta, ordine e decorazione potevano variare secondo periodo, disponibilità economiche e preferenze del committente.
Una parte importante del museo è dedicata a Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani che costruivano e decoravano le tombe reali nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine.
I reperti comprendono oggetti quotidiani, testi amministrativi, lettere, disegni, strumenti, ostraka e materiali religiosi.
Grazie a questa documentazione è possibile conoscere aspetti molto concreti della società egizia: salari, assenze dal lavoro, dispute, relazioni familiari, istruzione, devozione e organizzazione dei cantieri.
Il Museo Egizio conserva una delle più importanti raccolte di papiri al mondo, comprendente testi religiosi, amministrativi, giuridici, letterari, medici e geografici.
Gli ostraka sono frammenti di ceramica o scaglie di calcare utilizzati come supporto economico per scrivere o disegnare. Potevano contenere esercizi, appunti, lettere, conti e schizzi preparatori.
Papiri e ostraka sono fondamentali perché restituiscono direttamente parole, pensieri e attività degli antichi abitanti dell’Egitto.
A causa della loro fragilità, non tutti i documenti possono essere esposti permanentemente.
Il Papiro dei Re, conosciuto anche come Canone Reale di Torino, è una delle fonti più importanti per ricostruire la successione dei sovrani egizi.
Il documento elenca nomi di faraoni e durata dei regni, comprendendo anche sovrani assenti da altre liste ufficiali.
Il papiro è molto frammentario e il suo studio richiede un paziente lavoro di ricostruzione. Nonostante le lacune, rimane indispensabile per la cronologia dell’antico Egitto.
Il cosiddetto Papiro delle miniere rappresenta lo Wadi Hammamat, un’area del deserto orientale utilizzata per cave e attività estrattive.
Databile all’epoca di Ramesse IV, è considerato una delle più antiche mappe topografiche e geologiche conosciute.
Colori e annotazioni distinguono montagne, percorsi, cave, miniere e caratteristiche del territorio. Il documento dimostra l’elevato livello di organizzazione delle spedizioni egizie.
Il tempio rupestre di Ellesija fu costruito in Nubia durante il regno di Thutmosi III.
Negli anni Sessanta del Novecento la costruzione della diga di Assuan e la formazione del lago Nasser minacciarono numerosi monumenti nubiani. L’UNESCO organizzò una campagna internazionale per salvarli.
L’Italia partecipò alle operazioni archeologiche e di tutela. In segno di riconoscenza, l’Egitto donò il tempio di Ellesija all’Italia nel 1966.
Il tempio venne smontato, trasferito a Torino e ricostruito nel museo. Il suo allestimento è stato successivamente ripensato per migliorarne leggibilità, accessibilità e rapporto con l’architettura.
Il museo conserva mummie umane e animali, oltre a sarcofagi e materiali utilizzati nei rituali funerari.
L’esposizione contemporanea cerca di presentare i resti umani con rispetto, evitando di considerarli semplicemente oggetti curiosi.
Tecniche come radiografia, tomografia computerizzata e analisi dei tessuti permettono di raccogliere informazioni senza procedere necessariamente allo sbendaggio.
Questi studi possono fornire dati su età, sesso biologico, stato di salute, alimentazione, patologie, tecniche di mummificazione e condizioni di vita.
I sarcofagi non erano semplici contenitori, ma strumenti religiosi destinati a proteggere il corpo e favorire la trasformazione del defunto nell’aldilà.
Decorazioni, formule, immagini divine e colori avevano funzioni specifiche. Stili e testi variarono profondamente nel corso dei millenni.
Il museo permette di confrontare sarcofagi appartenenti a epoche e gruppi sociali differenti, osservando l’evoluzione delle credenze e delle tecniche di produzione.
Una delle qualità principali del museo è l’attenzione alla vita quotidiana.
Accanto ai monumenti reali sono esposti:
Questi oggetti mostrano l’antico Egitto come una società reale e complessa, non limitata a piramidi, faraoni e mummie.
Il Museo Egizio è anche un centro di ricerca, restauro e formazione.
Le attività comprendono:
La ricerca contemporanea presta crescente attenzione anche alla storia degli scavi, al contesto originario degli oggetti e alle modalità attraverso le quali entrarono nelle collezioni europee.
Il Museo Egizio è fondamentale per la conoscenza dell’antico Egitto perché conserva non soltanto opere isolate, ma interi contesti archeologici documentati.
La tomba di Kha e Merit e i reperti di Deir el-Medina permettono, per esempio, di collegare gli oggetti alle persone, ai luoghi e alle funzioni originarie.
È corretto definirlo uno dei più importanti musei egittologici del mondo e il più antico interamente dedicato all’Egitto. La comune definizione di “secondo museo egizio al mondo dopo quello del Cairo” è invece difficile da dimostrare attraverso un criterio oggettivo unico, soprattutto dopo l’apertura di nuovi grandi musei in Egitto.
Il percorso è molto ampio. Per una visita generale sono consigliabili almeno due o tre ore; un’esplorazione approfondita può richiedere quattro ore o più.
Tra le sezioni da non perdere figurano:
La prenotazione è consigliabile, soprattutto nei fine settimana, durante le festività e nei periodi di maggiore affluenza.
La grande quantità di informazioni può essere impegnativa. Se il tempo è limitato, è preferibile selezionare alcune sezioni invece di attraversare rapidamente tutto il museo.
Il museo dispone di ascensori e percorsi progettati per collegare i diversi piani. Gran parte degli spazi è accessibile alle persone con mobilità ridotta.
Prima della visita è comunque utile verificare:
L’estensione del museo può rappresentare una difficoltà anche in assenza di barriere architettoniche.
Indirizzo: Via Accademia delle Scienze 6, Torino.
Il museo si trova nel centro storico, vicino a Piazza Carignano, Piazza Castello, via Roma e Galleria Subalpina.
Da Porta Nuova è raggiungibile a piedi in circa quindici minuti. Da Porta Susa il percorso a piedi richiede approssimativamente venti o venticinque minuti.
Numerose linee di autobus e tram servono il centro. Chi arriva in automobile deve considerare la zona a traffico limitato e la ridotta disponibilità di parcheggi in superficie.
L’ingresso è a pagamento e, nei periodi di maggiore affluenza, può essere organizzato per fasce orarie.
Prezzi, riduzioni, gratuità, mostre temporanee e modalità di prenotazione possono cambiare. È quindi consigliabile consultare il sito ufficiale.
Sito ufficiale: www.museoegizio.it
È opportuno arrivare con un certo anticipo e considerare eventuali controlli all’ingresso. Fotografie e riprese sono soggette al regolamento del museo.
Il Museo Egizio è una delle attrazioni culturali più importanti di Torino e un punto di riferimento internazionale per lo studio dell’antico Egitto.
Il suo valore non deriva soltanto dalla quantità dei reperti, ma dalla presenza di contesti archeologici eccezionalmente completi, come la tomba di Kha e Merit, e da documenti fondamentali come il Papiro dei Re e il Papiro delle miniere.
Il percorso è lungo e spesso affollato, ma la qualità delle collezioni e degli allestimenti giustifica ampiamente la visita. È consigliabile dedicargli almeno mezza giornata e scegliere in anticipo le sezioni da approfondire.
Egittologia: disciplina che studia lingua, storia, archeologia e cultura dell’antico Egitto.
Sarcofago: contenitore funerario, spesso in pietra o legno, destinato a custodire il corpo o un’altra cassa interna.
Ostrakon: frammento di ceramica o pietra utilizzato come supporto per scrivere o disegnare.
Stele: lastra in pietra o legno recante immagini e iscrizioni commemorative, religiose o funerarie.
Corredo funerario: insieme degli oggetti deposti nella tomba per accompagnare il defunto.
Ieratico: forma corsiva della scrittura egizia utilizzata soprattutto su papiro e ostraka.
Epoca copta: fase cristiana della storia egizia, sviluppatasi negli ultimi secoli dell’antichità.
Provenienza: storia documentata del luogo di ritrovamento e dei successivi trasferimenti di un reperto.