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The Umbrella Academy
"Descrizione"
by AColumn (9431 pt)
2026-Jan-24 11:13

Recensione di “The Umbrella Academy” (fumetti)
(Gerard Way, Gabriel Bá)

The Umbrella Academy è un fumetto che prende l’idea del supereroe e la sposta deliberatamente fuori asse. Non lo fa rendendola più “realistica” in senso classico, ma rendendola più emotiva, più scomposta, più gotica e surreale. Gerard Way scrive un mondo in cui il costume non è un simbolo di grandezza, ma una cicatrice d’infanzia; e in cui il problema non è salvare il pianeta, ma riuscire a vivere con ciò che si è diventati dopo essere stati usati troppo presto come strumenti.

L’idea di partenza è potente e immediata: un gruppo di bambini straordinari viene raccolto, educato e trasformato in squadra da una figura paterna che è tutto fuorché un padre. Anni dopo, da adulti, questi ex-eroi si ritrovano non come “famiglia” ma come relitto affettivo: legati da un passato comune, divisi da rancori, traumi, ruoli interiorizzati e un senso persistente di incompiutezza. Il supereroismo, qui, è soprattutto un contesto in cui esplodono dinamiche familiari tossiche.


La forza della serie sta nella sua atmosfera. The Umbrella Academy non ha l’aria brillante e lineare del fumetto supereroistico mainstream: è più vicino a un sogno febbrile. La realtà è elastica, gli elementi bizzarri entrano in scena senza bisogno di giustificazioni troppo razionali, e il senso di straniamento è costante. Si ha spesso l’impressione di leggere un mondo in cui ogni dettaglio è “fuori registro”: scimmie parlanti, tecnologie assurde, organizzazioni improbabili, minacce apocalittiche che sembrano nascere da un’infanzia interrotta più che da una logica cosmica. È un surrealismo che funziona perché è coerente con il tema: i protagonisti non sono mai stati davvero bambini normali, quindi nemmeno il mondo intorno a loro può esserlo.

Sul piano dei personaggi, la serie lavora su archetipi riconoscibili (il leader, il ribelle, il genio, l’emarginato) ma li tratta con una cattiveria emotiva interessante: nessuno è “a posto”. Tutti portano addosso una frattura. La loro identità adulta è deformata dall’addestramento, dalla competizione interna, dall’amore mai ricevuto nel modo giusto. Il risultato è un gruppo che non è mai davvero squadra: è un insieme di solitudini che, in certi momenti, riesce a coordinarsi solo perché non ha alternativa.

La scrittura di Way è fatta di salti, ellissi, intuizioni improvvise. Non sempre cerca la chiarezza lineare: spesso preferisce l’impatto, l’idea forte, la scena che resta impressa. È una narrazione che può risultare spiazzante se ci si aspetta una progressione tradizionale, ma che dà il meglio quando si accetta la sua natura episodica e visionaria. È un fumetto che vive di atmosfera e concetti, più che di spiegazioni.

E qui entra in gioco il lavoro di Gabriel Bá, probabilmente l’elemento più decisivo per l’identità dell’opera. Il disegno è nervoso, espressivo, pieno di movimento e di deformazioni controllate. Le figure hanno una fisicità strana, quasi “storta”, che rende benissimo l’idea di persone cresciute in modo sbagliato. La regia delle tavole è dinamica, teatrale, con un gusto per l’immagine iconica che trasforma molte scene in piccoli poster mentali. Anche la colorazione contribuisce al tono: tutto appare leggermente irreale, come se la storia fosse sempre a metà tra infanzia e incubo.

Un punto interessante è il modo in cui The Umbrella Academy tratta la catastrofe. Le minacce sono spesso enormi e assurde, ma ciò che conta davvero non è il pericolo esterno: è il collasso interno dei personaggi. Le apocalissi, in questa serie, sembrano quasi la forma narrativa di un trauma che torna: quando la famiglia non risolve, il mondo esplode. E questa corrispondenza tra disastro cosmico e disastro emotivo dà al fumetto una coerenza tematica molto più solida di quanto la sua superficie delirante possa far credere.

Naturalmente, non è un fumetto per chi cerca precisione “scientifica” o worldbuilding iper-razionale. Alcuni passaggi possono sembrare volutamente criptici o sbrigativi, certe idee vengono lanciate più che sviluppate. Ma è parte del patto: The Umbrella Academy non vuole essere un universo chiuso e perfettamente spiegato. Vuole essere una favola nera pop, un collage di immagini e ferite, un supereroismo filtrato attraverso il lutto, l’abbandono e l’identità spezzata.

In definitiva, The Umbrella Academy è una lettura che funziona soprattutto per chi ama il fumetto quando diventa stile, atmosfera e psicologia distorta. È un’opera che non cerca l’eroe, ma il danno. E dentro quel danno costruisce un mondo strano e irresistibile, dove l’azione spettacolare è sempre il riflesso di qualcosa di intimo e irrisolto.

Consigliata a chi ama il supereroismo “deviato” e autoriale, a chi apprezza il surreale e il gotico pop, e a chi cerca storie in cui la domanda non è “come salveranno il mondo”, ma “come faranno a sopravvivere a sé stessi”.


Evaluate