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B.P.R.D.
"Descrizione"
by AColumn (9431 pt)
2026-Jan-24 11:06

Recensione di “B.P.R.D.” (Mike Mignola e autori vari)

B.P.R.D. è uno dei casi più interessanti del fumetto americano contemporaneo: una serie che nasce come costola dell’universo di Hellboy e finisce per diventare qualcosa di autonomo, più corale, più “strategico” e, in certi momenti, persino più tragico. Se Hellboy è spesso il mito raccontato attraverso un protagonista iconico, B.P.R.D. è la guerra raccontata attraverso un’istituzione: un’organizzazione che deve affrontare l’occulto non come avventura individuale, ma come crisi sistemica, escalation, logoramento.

Il Bureau for Paranormal Research and Defense, da semplice reparto governativo specializzato in casi anomali, diventa progressivamente il punto di osservazione privilegiato su un mondo che cambia e si deteriora. Ed è qui che la serie trova la sua identità più forte: B.P.R.D. non è soltanto “mostri della settimana”, ma un lungo racconto di contaminazione, assedio, collasso. Un universo che, volume dopo volume, tende a spostarsi dall’investigazione al conflitto aperto, dall’enigma al fronte.

La struttura narrativa è corale. Questo permette a B.P.R.D. di essere più ampia e, spesso, più imprevedibile: non c’è un unico centro emotivo, ma una serie di linee che si intrecciano — missioni, emergenze, tradimenti, decisioni operative — con una sensazione crescente di urgenza. È un fumetto che lavora molto bene sulla progressione: non riparte da zero, non resetta, non torna comodamente al punto di partenza. Ogni evento lascia un segno, e ciò che accade pesa davvero sul mondo e sui personaggi.

Uno dei grandi meriti della serie è la gestione del tono. B.P.R.D. riesce a fondere horror, azione, fantascienza paranoica, folklore e mitologia apocalittica senza diventare un miscuglio incoerente. C’è sempre una “temperatura” specifica: un senso di inquietudine che non dipende solo dal mostro o dall’effetto splatter, ma dall’idea che il male non sia un episodio, bensì una forza che avanza. L’occulto, qui, non è un divertimento gotico: è una minaccia geopolitica, una malattia del mondo, un processo irreversibile.

Anche sul piano tematico la serie si distingue: parla di missione, di logica militare, di sacrificio, ma senza eroismo facile. I protagonisti — Abe Sapien, Liz Sherman, Johann Kraus e altri membri del Bureau — sono figure potentissime e insieme fragili, segnate da trasformazioni fisiche e morali. La loro forza non li salva, anzi spesso li isola. E l’elemento più riuscito è proprio questo: B.P.R.D. non costruisce supereroi, costruisce “operatori” dell’impossibile. Persone che fanno il lavoro sporco contro qualcosa che non può essere completamente compreso né davvero controllato.

La serie ha anche un’intelligenza particolare nel far percepire l’istituzione come personaggio. Il Bureau non è un semplice sfondo: è fatto di catene di comando, compromessi, fallimenti, logistica, decisioni sgradevoli. Si avverte spesso la tensione tra ciò che sarebbe moralmente desiderabile e ciò che è operativamente necessario. E questo rende B.P.R.D. più adulto di quanto il suo immaginario fantastico potrebbe far pensare: la vera angoscia non è soltanto affrontare demoni e culti, ma farlo mentre la struttura umana (politica, militare, sociale) si incrina.

Dal punto di vista grafico, B.P.R.D. mantiene l’impronta inconfondibile dell’universo mignoliano — ombre nette, atmosfere dense, senso del “peso” del nero — pur con una varietà di artisti che, nel tempo, danno anche sfumature diverse. In generale, però, la continuità visiva resta solida: l’universo appare coerente, riconoscibile, costruito con una cura quasi artigianale per silhouette, spazi vuoti, inquietudine suggerita più che spiegata. Anche quando l’azione si intensifica, non si perde mai quella sensazione di minaccia stratificata, antica.

Naturalmente, una serie così lunga e ramificata può essere impegnativa. Chi arriva da Hellboy si accorge che qui la narrazione è più seriale e più “a lungo raggio”: meno racconti brevi autoconclusivi, più archi narrativi che richiedono continuità e attenzione. Alcuni lettori possono avvertire una certa densità, o una progressiva oscurità della trama, man mano che l’apocalisse prende il sopravvento. Ma è una scelta coerente: B.P.R.D. non vuole restare nella comfort zone dell’avventura episodica. Vuole raccontare la fine di un mondo.

In definitiva, B.P.R.D. è un fumetto che riesce a trasformare l’occulto in una storia di logoramento e responsabilità. È meno “fiaba nera” rispetto a Hellboy e più cronaca di guerra soprannaturale. E proprio per questo, per certi lettori, può risultare ancora più coinvolgente: perché l’orrore non è un episodio da risolvere, è una pressione continua, un fronte che si sposta e inghiotte tutto.

Consigliato a chi ama l’universo di Mignola ma vuole qualcosa di più ampio e corale, a chi apprezza l’horror con costruzione mitologica, e a chi cerca una serie che non abbia paura di cambiare tono, spingersi oltre e lasciare conseguenze reali. B.P.R.D. non è solo un’espansione di Hellboy: è una delle saghe più solide e ambiziose del fumetto weird degli ultimi decenni.

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